RICHARD A. KNAAK.
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L'ANIMA DEI DEMONI.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Well Of Eternity. 2004.
Ciclo: Warcraft, War Of The Ancients. Numero 2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo dodici.
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Illidan avrebbe dovuto rivedere la strategia con le Guardie della Luna,
ma in quel momento non gli importava niente della guerra. Non riusciva a
pensare ad altro che alla figura da stupido rimediata di fronte a Tyrande.
Aveva rivelato i suoi sentimenti unicamente per scoprire che il fratello a-
veva gi delimitato il proprio territorio. Tyrande aveva gi scelto Malfu-
rion.
Ma il peggio era che il gemello probabilmente era troppo concentrato
sulla sua arte druidica per accorgersene.
Lo stregone personale di Lord Ravencrest oltrepass un picchetto. La
guardia, che stazionava l, alz l'arma e, con tono lievemente preoccupato,
disse: Tutti devono rimanere dentro l'accampamento, Maestro Illidan! Per
ordine di....
So perfettamente da chi proviene l'ordine.
Ma...
Gli occhi ambrati di Illidan lo squadrarono penetranti. Il soldato deglut
e si fece da parte.
L'area all'esterno dell'accampamento era ancora leggermente boscosa,
poich la Legione Infuocata aveva perso l'opportunit, durante il suo breve
passaggio, di distruggere ogni cosa. Bench quella constatazione infondes-
se coraggio in molti, per Illidan non avrebbe fatto alcuna differenza se l'in-
tera zona fosse stata bruciata. Sollev leggermente una mano e medit di
provocare un incendio, poi accanton quel pensiero.
Malfurion aveva affrontato i demoni a sud e suo fratello non temeva di
fare altrettanto nel luogo in cui si trovava. Per prima cosa, Illidan si era al-
lontanato solo di pochi metri dall'accampamento e dagli altri. Secondo,
qualsiasi demone avesse cercato di attaccarlo sarebbe stato ridotto in cene-
re in un battibaleno. La sua rabbia interiore era talmente forte che sognava
di sfogarla contro qualcosa, qualsiasi cosa, per cancellare la gelosia verso
Malfurion.
Ma nessuna belva ferale cerc di cibarsi della sua energia, nessun demo-
ne si lanci alla carica contro di lui. Nessun Eredar o Guardiano dell'Abis-
so, nemmeno una delle ridicole Guardie Ferali. L'intera Legione Infuocata
tremava all'idea di affrontare Illidan da solo, poich sapevano che era una
forza imbattibile.
A eccezione del punto in cui lo coinvolgeva l'amore di una certa perso-
na.
Illidan individu una roccia massiccia dove sedere e si mise a fantastica-
re sul futuro. Essere accolto da Lord Ravencrest tra i suoi pi fidati servi-
tori era stato un gran colpo, che gli aveva concesso l'opportunit di consi-
derare seriamente ci che meditava nella sua mente da tre stagioni. Tyran-
de per lui non era pi una bambina e la vedeva in tutta la sua bellezza
femminile. Mentre Malfurion si rivolgeva agli uccelli, lui aveva pianificato
il modo migliore per chiedere a Tyrande di diventare la sua compagna.
Nella sua immaginazione, ogni cosa si era sistemata alla perfezione.
Nessuno poteva non ammirare la posizione da lui raggiunta e sapeva che
molte altre elfe avevano manifestato interesse nei suoi confronti. In poco
tempo, Illidan aveva assunto il comando delle Guardie della Luna soprav-
vissute e aveva salvato molti elfi della notte dall'annientamento. Era un el-
fo potente, affascinante ed era un eroe. Tyrande avrebbe dovuto fare di tut-
to per essere sua.
E senza dubbio l'avrebbe fatto, se non ci fosse stato Malfurion di mezzo.
Con un ringhio, l'incantatore sollev la mano verso un'altra roccia poco
distante, che si trasform subito nella copia della faccia del fratello, cos
simile alla sua e cos diversa.
Illidan strinse il pugno.
Il volto di Malfurion si infranse e i frammenti si sbriciolarono in un cu-
mulo di macerie.
Doveva essere mia!
Le sue parole riecheggiarono nei boschi. L'elfo ringhi contro la sua
stessa voce e ogni eco gli ricordava quel che aveva perso.
Poteva essere mia... si corresse, compatendosi. Se non fosse stato per
te, fratello, poteva essere mia.
"Ha sempre la precedenza su tutto," disse all'improvviso una voce nella
sua mente "quando  chiaro che dovrebbe essere tua."
Io? Perch ho questi occhi? Illidan rise di se stesso. I miei leggendari
occhi ambrati?
"Un segno di grandezza... un presagio di azioni leggendarie..."
Uno scherzo del destino voluto dagli dei! L'incantatore si alz per
spingersi ulteriormente nei boschi. Bench si muovesse, non riusciva per
a sfuggire alla voce, ai pensieri... e una parte di s non lo desiderava affat-
to.
"Malfurion non ha capito che lei lo desidera. E se non lo scoprisse mai?"
Cosa dovrei fare? Separarli? Tanto varrebbe impedire alla luna di sor-
gere!
"Ma se Malfurion morisse in guerra prima di conoscere la verit, sarebbe
come se non fosse mai esistita! Lei verrebbe di sicuro da te, se Malfurion
non vi fosse pi..."
L'incantatore si ferm. Un le mani e fra le palme apparve un'immagine
danzante di Tyrande. Era leggermente pi giovane e indossava una morbi-
da gonna. Era apparsa come Illidan la ricordava, durante una festivit di
alcune stagioni prima. Era stata la prima volta in cui l'aveva considerata
pi di una semplice compagna di giochi.
"Se non ci fosse pi Malfurion..."
D'un tratto Illidan chiuse le mani di colpo e la visione svan. No! Sa-
rebbe un atto barbarico!
Tuttavia si ferm subito, attratto in modo perverso da quel pensiero.
"Possono capitare tante cose nel mezzo di una battaglia. Non la morte,
forse, ma i demoni devono conoscere Malfurion, in particolare. Ha distrut-
to il primo portale, ha ucciso il consigliere della regina e adesso uno dei
comandanti della Legione... potrebbero anche volerlo vivo... in special
modo vivo..."
Dovrei forse consegnarlo... nelle loro mani? Io...
"Le battaglie diventano complicate e alcuni rimangono indietro. Nessu-
no ne avrebbe colpa..."
Nessuno ne avrebbe colpa... mormor Illidan. Riapr le mani e, ancora
una volta, l'immagine di Tyrande danz per lui. La guard per alcuni istan-
ti e riflett.
Ma di nuovo l'incantatore batt le mani con forza. Poi, quasi nauseato da
quegli oscuri pensieri, sfreg le mani sui vestiti e si avvi rapido verso
l'accampamento. Mai! brontol sotto voce. Non contro mio fratello!
Mai!
Continu a mormorare fra s e s, mentre camminava. Non riusc dun-
que a notare la figura che si staccava con cautela dagli alberi, lo osservava
da lontano e sogghignava per quella momentanea perdita del senso dell'o-
nore e della fratellanza.
Il terreno  pronto sussurr divertita e sarai tu stesso a farlo germo-
gliare, gemello del druido.
Ci detto, sgusci via nella direzione opposta... spostandosi su due arti
pelosi, che terminavano in zoccoli.
Lord Ravencrest non intendeva attendere ulteriormente il druido e il ma-
go, dunque ordin di ripartire il giorno successivo. Era chiaro che molti dei
suoi seguaci avrebbero preferito marciare di notte, ma il nobile non voleva
permettere ai demoni di prevenire troppo le sue mosse. Per quanto possibi-
le i soldati si stavano progressivamente abituando al sole, sebbene cos non
fossero nel pieno delle forze. Ravencrest si affidava ormai alla caparbiet
della sua gente, alla consapevolezza che un fallimento avrebbe comportato
la loro fine.
La Legione Infuocata, a sua volta, attendeva i nemici non lontano. Gli
elfi della notte marciavano sapendo che il bagno di sangue si profilava
all'orizzonte, ma proseguivano imperterriti.
E cos, ancora una volta, la guerra in difesa di Kalimdor stava per miete-
re nuove vittime.
Mentre gli elfi della notte combattevano per sopravvivere e Illidan cer-
cava di dominare i suoi folli pensieri, Krasus lottava con un'entit di tutt'al-
tra natura, che Malfurion sospettava il mago non avesse previsto.
Supera di molto le mie capacit percettive sibil Krasus frustrato.
L'entit era celata alla vista, ma non al tatto. Era un immenso scudo invi-
sibile che, in base ai calcoli di Krasus, li teneva a un giorno dalla meta.
Avevano scoperto quella barriera nel modo peggiore. L'ippogrifo di Kra-
sus aveva sbattuto contro il nulla e l'impatto era stato talmente violento da
disarcionare il mago. Malfurion, consapevole di non poter raggiungere
Krasus in tempo, cerc l'aiuto del vento. Una potente folata dai monti so-
spinse verso l'alto il compagno, cos da permettere al druido di afferrarlo
per un braccio. Poi si erano posati a terra per esaminare il nuovo ostacolo.
Dopo diverse ore di ragionamenti, Krasus non era arrivato ad alcuna
conclusione... e vederlo cos sconcertato spaventava il druido pi di quanto
lasciasse trasparire.
Infine, Krasus ammise l'inimmaginabile. Sono stato sconfitto.
Non avete trovato alcun metodo per trapassarlo?
Peggio, druido, non riesco neppure a contattare nessuno all'interno.
Anche i miei pensieri sono bloccati.
Malfurion rispettava profondamente Krasus. Il misterioso mago aveva
aiutato il druido a salvarsi quando Lord Xavius ne aveva imprigionato lo
spirito. Krasus si era inoltre rivelato fondamentale per sconfiggere il con-
sigliere e distruggere il primo portale. Vederlo ridotto in quello stato...
 cos vicino prosegu il mago. Davvero vicino! Senza dubbio
dev'essere opera sua!
Di chi?
Krasus serr gli occhi e divenne cos pallido e simile a un elfo della not-
te da apparire ancora pi inquietante del solito. Sembrava soppesare il
compagno con lo sguardo e d'un tratto Malfurion sper di essere ritenuto
affidabile.
S...  il caso che tu lo sappia. Meriti di saperlo.
Il druido trattenne il respiro. Qualsiasi cosa Krasus intendesse rivelargli,
doveva senza dubbio trattarsi di qualcosa di estremamente importante.
Guardami negli occhi, Malfurion. Non appena l'elfo ebbe obbedito,
Krasus disse: Vi sono tre di noi che tu e la tua stirpe chiamate "stranieri".
C' Rhonin, che si definisce un umano, e c' Brox, l'orco. Non conosci le
loro razze, ma hanno esattamente le sembianze che vedi, sono un umano e
un orco.
Il mago fece una pausa. Pensando di dovergli rispondere, Malfurion an-
nu. Un umano e un orco.
Ho mai detto che cosa sono io? Lo ha mai specificato qualcuno degli
altri?
L'elfo si ferm a riflettere, ma non riusc a ricordare che nessuno avesse
mai nominato la razza di Krasus. Voi avete sangue elfico. Assomigliate
abbastanza a uno di noi da essere associato alla nostra razza, nel caso...
Potrei assomigliare a uno della tua razza se fosse deceduto da un anno
o pi, ma  l'unica somiglianza che potremmo individuare fra me e voi,
non  vero? Quel che vedi in realt  soltanto apparenza. Non vi sono le-
gami di sangue fra la tua razza e la mia... n, d'altra parte, fra la mia e quel-
la degli umani, dei nani o dei tauren.
Malfurion parve confuso. Che cosa siete... dunque?
Lo sguardo di Krasus lo fiss con maggior forza. L'elfo non vedeva altro
che quegli occhi cos insoliti. Osserva attentamente, druido. Osserva at-
tentamente e pensa a ci che sai gi di me.
Malfurion guard fisso gli occhi del compagno e richiam alla mente
tutto quel che sapeva, ben poco in realt: Krasus era un incantatore di no-
tevole preparazione e talento. Perfino nella massima intensit della malat-
tia, il mago emanava un'aura di saggezza secolare e di bravura. Le sacerdo-
tesse dell'ordine di Elune dovevano averlo intuito, sebbene nessuna di loro
sembrava comprendere esattamente cosa significasse e lo stesso succedeva
alle Guardie della Luna. Anche le pantere della notte lo trattavano meglio
rispetto ai padroni che le avevano allevate.
Per un certo periodo, il mago aveva addirittura coltivato l'amicizia con
un drago.
Un drago...
Senza la vicinanza del gigante rosso, Krasus aveva sofferto come in pun-
to di morte. Anche il drago aveva manifestato segni di stanchezza al di l
del normale. Insieme, tuttavia, sembravano un'unica entit e la loro forza
veniva amplificata.
Ma c'era qualcosa di pi. Korialstrasz aveva parlato con Krasus come
con nessun altro, come fosse un suo pari, quasi un fratello.
Non appena vide la verit emergere sul volto del giovane, Krasus sussur-
r: Sei presso la soglia che conduce alla verit. Adesso oltrepassala, drui-
do.
Krasus sgombr completamente i pensieri per far s che Malfurion ve-
desse. Nella mente dell'elfo, Krasus cominci a trasformarsi. I suoi abiti si
ridussero a brandelli, il corpo prese a contorcersi e a ingrandirsi. Le gambe
si piegarono all'indietro, i piedi e le mani diventarono lunghe appendici ar-
tigliate. Sulla schiena spuntarono due ali, ampie abbastanza da oscurare la
luna.
Il volto di Krasus si allung. Il naso e la bocca si fusero per allargarsi in
fauci selvagge. La chioma si indur in una cresta scagliosa, che correva per
tutto il dorso, fino all'estremit della coda, formatasi insieme alle ali.
Nel vedere le scaglie cremisi rivestire ogni centimetro del corpo del ma-
go, Malfurion grid il nome con cui quei colossi temibili erano conosciuti.
Sei un drago!
Poi, la creatura svan rapidamente come era apparsa. Malfurion scosse la
testa, scrutando la figura che aveva di fronte.
S, Malfurion Stormrage, sono un drago. Un drago rosso, per la preci-
sione. Tuttavia, ho assunto da tempo le sembianze di un'altra creatura, poi-
ch ho deciso di arrivare presso di voi, per insegnare e apprendere durante
la lotta per la pace fra le razze.
Un drago... Malfurion rimase meditabondo. A ritroso, questo spiegava
molte cose, e sollevava altrettante questioni.
Nel contingente, soltanto Rhonin sa con precisione chi sono, anche se
sospetto che l'orco possa averlo intuito e le sacerdotesse probabilmente nu-
trano dei sospetti.
Gli umani sono alleati con i draghi?
No! Ma nelle sembianze in cui mi vedi, sono stato maestro di Rhonin e
l'umano si  rivelato un mago eccezionale, nonostante appartenga a una
razza cos volubile! In molti casi, mi fido di lui pi di quanto non mi fidi
della mia stessa gente.
Quasi a voler sottolineare la veridicit delle sue parole, Krasus - Malfu-
rion non riusciva a definirlo un drago - colp con la mano la barriera in-
visibile. Questo non fa che confermare quanto ho detto. Questa barriera
non dovrebbe esistere.
Un drago... ma perch non vi siete trasformato per volare fin qui? Per-
ch abbiamo dovuto rivolgerci agli ippogrifi? Altri strani episodi riaffio-
rarono nella mente dell'elfo. Avreste potuto rimanere ucciso pi di una
volta, anche nel nostro ultimo scontro con i demoni!
Alcune verit devono rimanere celate, Malfurion, ma posso confidarti
questo: non mi trasformo perch non ne sono in grado. Al momento non
possiedo questa capacit.
C-capisco...
Krasus si gir di nuovo verso il muro invisibile, alla ricerca di un varco.
Ecco perch mi sentivo cos sicuro di poter affrontare i draghi. Ascolte-
rebbero uno di loro. E gli spiegherebbero anche perch agiscono in questo
modo cos misterioso. Sibil furiosamente, tanto che l'elfo trasal. Am-
messo che riesca a contattarli.
Chi potrebbe aver creato questa barriera?
Sembr quasi che Krasus volesse rispondere, ma poi serr forte la ma-
scella. Dopo alcuni attimi di evidente turbamento interiore, rispose cupo:
Non ha importanza. Ci che conta  che ho fallito. L'unica speranza che
avevo di garantirci la vittoria nella guerra  al di l della mia portata.
Vi erano molti particolari che il mago non gli aveva rivelato, l'elfo ne era
sicuro. Tuttavia, il druido rispettava troppo Krasus per insistere ulterior-
mente. Malfurion adesso voleva soltanto essere utile, soprattutto dopo aver
compreso meglio la situazione. Se Krasus fosse riuscito a convincere la
sua razza a unirsi ai difensori, questo avrebbe di sicuro inferto un colpo
decisivo al morale della Legione Infuocata.
Ma i loro incantesimi non riuscivano ad aprire la barriera e nessuno dei
due era in grado di attraversarla come un fantasma o...
Il druido deglut profondamente, poi disse: Forse ho trovato un modo
per entrare, almeno per me.
Cosa intendi dire?
Potrei attraversare il Sogno di Smeraldo.
Il mago si incup, poi divenne pensieroso. Malfurion avrebbe voluto che
l'altro rifiutasse subito quell'ipotesi, ma invece Krasus l'approv. S... s,
potrebbe essere una possibilit.
Ma sar veramente utile? Non so nemmeno se riusciranno a vedermi o
a sentirmi... e se anche fosse, ascolteranno quel che ho da dire?
Una di loro potrebbe essere in grado di fare tutto questo. Devi rivolger-
ti a lei in particolare. Si chiama Ysera.
Ysera. Cenarius aveva pronunciato il suo nome quando gli aveva propo-
sto di insegnargli ad attraversare il regno dei sogni. Ysera era uno dei cin-
que Grandi Aspetti. Governava il Sogno di Smeraldo. Senza dubbio, sa-
rebbe stata in grado sia di udire sia di vedere la forma onirica del druido...
ma si sarebbe presa la briga di ascoltare le sue parole?
Krasus intu l'evidente esitazione del druido e aggiunse: Se riuscirai a
convincerla a condurti da Alexstrasza, la regina dei draghi rossi, forse lei, a
sua volta, potr contattare Korialstrasz, che ci conosce entrambi, per avere
ulteriori delucidazioni. Alexstrasza lo ascolter.
Dal modo in cui il tono della voce di Krasus mutava ogni volta che no-
minava il drago, Malfurion comprese che Korialstrasz doveva essere per-
sonalmente molto, molto importante per il mago. Sapeva che Alexstrasza
era un altro degli Aspetti e si chiese perch Krasus potesse parlare di lei
con una tale disinvoltura. Krasus doveva essere pi di un semplice drago
interessato alle razze mortali e doveva rivestire un ruolo importante anche
presso la sua gente.
Quella consapevolezza rafforz la fiducia di Malfurion. Far tutto il
possibile.
Se Ysera dovesse mostrarsi restia precis Krasus sar opportuno ac-
cennare a Cenarius. Anche pi di una volta, se necessario.
L'elfo annu, bench fosse incerto che quel particolare potesse rivelarsi
importante, ma si inchin comunque alla saggezza di Krasus. Poi Malfu-
rion si mise a sedere l, dove si trovava. Krasus lo osserv in silenzio,
mentre meditava. Soddisfatto, Malfurion chiuse gli occhi e si concentr.
Inizialmente si limit a meditare, per calmare le membra. Dopo essersi
rilassato, sent sopraggiungere i primi accenni del sonno. Li accolse e li in-
coraggi. Il piano mortale si allontan sempre pi velocemente dalla men-
te del druido. Un senso di pace lo avvolse, come un manto. Sapeva che
Krasus lo stava osservando, dunque non doveva temere di lasciarsi andare.
Il mago avrebbe vegliato sulla sua forma ormai indifesa.
Prima ancora di rendersene conto, Malfurion si addorment. Allo stesso
tempo, per, si sent pi sveglio che mai. In quel momento si concentr sul
distacco dal piano mortale. Fece quel che Cenarius gli aveva insegnato e
separ lo spirito dal corpo.
Fare entrambe le cose e individuare il percorso verso il Sogno di Sme-
raldo si rivel talmente semplice che Malfurion si vergogn per la sua titu-
banza. Finch fosse rimasto concentrato, attraversare il regno dei sogni
non avrebbe comportato difficolt.
Una leggera sfumatura verde perme all'istante ogni cosa. Krasus svan
e l'ambiente circostante cominci a mutare. La regione montuosa in cui si
trovava adesso aveva un aspetto sorprendentemente simile a quella reale,
ma le cime nel Sogno di Smeraldo erano pi irte e meno pallide. Dovevano
essere sembrate cos, appena create dal suolo primigenio. Nonostante l'ur-
genza della sua missione, Malfurion si ferm per ammirare la celestiale
creazione. L'innegabile maestosit della visione lo stup.
Ma nulla di tutto questo sarebbe rimasto intatto sul piano reale, se la Le-
gione Infuocata non fosse stata fermata. Il druido finalmente prosegu il
suo cammino e si concentr sulla barriera, arrivando a toccarla. Si era a-
spettato una certa resistenza, ma nulla arrest la sua mano. Senza dubbio,
quell'incantesimo non esisteva nel Sogno di Smeraldo. I draghi presuppo-
nevano che gli intrusi fossero di natura ben pi terrena e dunque soggetti
alle leggi del mondo naturale.
Malfurion super il livello in cui la barriera era stata realizzata in origi-
ne, dirigendosi verso i picchi pi elevati, in lontananza. Prima di scontrarsi
con la barriera, Krasus glieli aveva indicati come il luogo dove abitava la
sua gente. Poich il mago pi anziano non aveva negato nulla, prima della
decisione risolutiva del druido, Malfurion dedusse di dover avanzare in
quella direzione.
Si libr sulla terra silenziosa e le massicce montagne lo fecero sentire
davvero minuscolo. Il verde che colorava ogni cosa, insieme all'assenza di
vita animale, contribuiva a intensificare il carattere surreale dell'ambiente
circostante.
Non appena si avvicin a quella che credeva fosse la sua destinazione,
Malfurion si concentr. Il verde sbiad leggermente e il druido cominci a
notare alcuni particolari atmosferici. Il suo spirito attraversava ancora il
Sogno di Smeraldo, ma ormai riusciva anche a visualizzare il mondo reale.
La prima cosa che scorse fu l'espressione feroce e imponente di un drago
rosso.
Turbato, Malfurion si ritrasse. Si attendeva che il colosso spostasse di
scatto la testa in avanti per colpirlo, ma il guardiano continuava a fissare
l'aria oltre la sua forma onirica. Il druido impieg alcuni secondi per capire
che il drago non poteva vederlo.
La presenza della vedetta, appollaiata su una sommit alta e aguzza, con-
fermava la vicinanza del luogo di convegno dei draghi. Tuttavia, Malfu-
rion non pensava di avere tempo a sufficienza per identificare, di cima in
cima, il punto preciso. Piuttosto, riflett su quel che gi sapeva dei draghi.
Ysera era la regina del Sogno di Smeraldo. A cos breve distanza, avrebbe
sicuramente udito le sue invocazioni.
Se Ysera avesse risposto o no, era per ancora da dimostrare.
Consapevole di non avere altra scelta, Malfurion scivol nuovamente nel
Sogno di Smeraldo e immagin la regina dei draghi verdi. Sapeva che la
sua percezione di Ysera era lungi dall'essere precisa, ma forn comunque ai
pensieri un elemento sul quale convergere.
"Ysera, regina della terra dei sogni, grande Aspetto, cerco umilmente un
contatto con voi... Vi parlo a nome di una creatura che conosce Colei che
Rappresenta la Vita, vostra sorella Alexstrasza.
Malfurion rimase in attesa. Quando fu evidente che non vi era stata ri-
sposta, prov ancora.
"Ysera, Voi che rappresentate il Sogno, nel nome di Cenarius, il Signore
dei Boschi, vi chiedo questo favore. Vi disturbo per..."
S'interruppe, non appena percep la presenza improvvisa di un'altra enti-
t. Il druido gir la testa a destra e si ritrov davanti una sottile figura
femminile della sua stessa razza, che indossava un abito luminoso fluttuan-
te, nonostante l'assenza di vento. Il cappuccio dell'abito celava quasi com-
pletamente il bel volto imperturbabile, il cui unico particolare conturbante
era dato dagli occhi... o piuttosto, dalle palpebre chiuse che li nascondeva-
no.
La figura avrebbe potuto essere scambiata per un'elfa della notte, ma ol-
tre alla chioma di un intenso verde smeraldo, ben pi vivace del verde di
un qualsiasi vero elfo della notte, anche la pelle, i vestiti... tutto era di una
sfumatura diversa dello stesso colore.
Non v'era dubbio che si trattasse di Ysera.
Sono giunta da te rispose calma, ma decisa, mantenendo sempre gli
occhi chiusi se non altro per porre fine alle tue grida. I tuoi pensieri mi
martellavano la mente, come il suono incessante di un tamburo.
Malfurion tent di inginocchiarsi. Mia regina...
Ma lei lo ferm con un cenno della mano esile. Non c' bisogno che mi
lusinghi con simili gesti. Mi hai chiamata e sono arrivata. Dimmi quel che
hai da dire e congedati.
L'elfo era ancora stupito per il successo del suo tentativo. Di fronte a lui,
in quelle sembianze insolite, v'era uno dei Grandi Aspetti. Che si fosse de-
gnata di rispondergli, era quasi incredibile. Perdonatemi. Non intendevo
disturbarvi...
Eppure,  quel che hai fatto.
Sono giunto fin qui insieme a una creatura che vi conosce bene... un
drago di nome Krasus.
Conosco il suo nome, anche se le sue intenzioni mi sono ancora poco
chiare. Cosa desidera?
Vorrebbe incontrare Alexstrasza. Non riesce a superare la barriera che
circonda questo luogo.
Mentre parlava, Malfurion doveva impegnarsi a fondo per visualizzare
l'Aspetto. Ysera svaniva e riappariva continuamente, quasi fosse una crea-
tura della sua immaginazione. L'espressione del volto non mutava, a parte
le palpebre in costante movimento. Malfurion non dubitava del fatto che
riuscisse a vederlo, ma si domandava in che modo potesse farlo.
La barriera  stata creata perch il nostro piano d'azione  estremamen-
te delicato precis l'Aspetto. Nulla di quel che stiamo creando deve tra-
pelare all'esterno, finch non sar il momento giusto... cos ha stabilito il
Guardiano della Terra.
Ma lui deve entrare...
E invece non lo far. Non ho niente altro da aggiungere.  tutto?
Malfurion riflett sulle parole di Krasus. Se solo potesse riuscire a con-
tattare Alexstrasza attraverso di voi...
Ysera proruppe in una risata e fu un cambiamento talmente improvviso
che l'elfo ne fu profondamente turbato, come se qualcuno lo avesse colpi-
to. Sei audace, creatura mortale! Dovrei essere il tuo tramite, per far s
che Krasus disturbi mia sorella in un momento cos difficile! C' forse
dell'altro che vorresti chiedere, gi che ci sei?
Giuro sul mio shan'do, Cenarius, che questa  la mia unica richiesta e
non l'avanzerei se non fosse strettamente necessario.
Appena menzionato il semidio, si verific un fatto curioso. L'immagine
di Ysera divenne particolarmente confusa e gli occhi al di l delle palpebre
sembrarono abbassarsi. La reazione, seppur istantanea, fu tuttavia molto
evidente.
Non vedo perch dovrei continuare a farmi importunare da te. Ritorna
dal tuo compagno, elfo della notte, e...
Vi prego, Regina del Sogno di Smeraldo! Cenarius potrebbe garantire
per me. Lui...
Non v' alcun motivo per nominare il semidio! sbott d'un tratto Yse-
ra. Per un attimo appena percettibile, fu quasi sul punto di aprire gli occhi.
L'espressione sul volto dell'Aspetto ricordava a Malfurion qualcosa che
conosceva fin troppo bene dall'infanzia. In passato, aveva pensato che Yse-
ra e Cenarius fossero stati amanti. Ma non era cos, da quel che poteva de-
durre dal suo volto.
Ysera, Colei che Era il Sogno, uno dei cinque Grandi Aspetti, aveva re-
agito al nome del semidio come avrebbe fatto una madre amorevole.
Vergognandosi un po', Malfurion si allontan. Ysera, chiaramente persa
nei propri ricordi, non vi prest attenzione. Per la prima volta da quando
aveva incontrato Krasus, Malfurion era arrabbiato con lui. Quella era una
notizia poco favorevole e il suo compagno avrebbe dovuto saperlo.
Malfurion fece per congedarsi dal regno dei sogni, ma Ysera volse lo
sguardo invisibile verso di lui e all'improvviso dichiar: Ti far da trami-
te per contattare Alexstrasza.
Mia signora...
Non accennare pi a questa faccenda, elfo della notte, o ti caccer per
sempre dal mio regno.
Malfurion chiuse la bocca e annu con la testa. Qualunque fosse la natura
del legame con il signore della foresta, si era trattato di qualcosa di molto
profondo e duraturo.
Guider il tuo spirito verso il luogo in cui ci riuniamo di solito e atten-
derai finch non ti indicher che sar giunto il momento per consultarti
con mia sorella. Solo e unicamente allora trasmetter le tue parole a lei - le
tue parole, e le sue.
Il tono stizzito con cui aveva concluso, esprimeva la sua rabbia nei con-
fronti di Krasus. Il druido, sperando che il suggerimento avventato del suo
compagno non provocasse la loro morte, annu silenziosamente.
Ysera gli tese la mano. Prendila.
Molto rispettosamente, Malfurion obbed. Non aveva mai toccato nessun
altro spirito all'interno del Sogno di Smeraldo e non aveva alcuna idea di
quel che lo aspettasse. Con sua grande sorpresa, tuttavia, la mano di Ysera
aveva la stessa consistenza di una mano vera. Non era eterea. Gli sembr
di stringere la mano di sua madre.
Ricorda il mio avvertimento ribad l'Aspetto.
Prima ancora che il druido potesse rispondere, entrarono nel piano mor-
tale. Il passaggio fu cos immediato, e tuttavia cos dolce, che l'elfo della
notte dovette abituarsi all'ambiente circostante. Successivamente, si dovet-
te abituare alla scomparsa improvvisa di Ysera.
No, non era scomparsa. Era distante alcuni metri dal punto in cui flut-
tuava il druido. La Regina del Sogno di Smeraldo si rivel agli occhi
dell'elfo in tutto il suo splendore: un drago immenso dalle scaglie verdi
scintillanti, imponente a confronto con Korialstrasz, l'unico drago che il
druido avesse mai incontrato.
E non era l'unica entit sulla scena. Non appena si abitu al luogo, Mal-
furion scopr che lui e Ysera non erano soli. Altri tre draghi mastodontici si
trovavano al centro dell'enorme sala. Il drago rosso doveva indubbiamente
essere Alexstrasza, colei che Krasus cercava. Possedeva una bellezza e
un'imponenza simili a quelle di Ysera, ma anche una maggiore vitalit.
Accanto a lei, v'era un esemplare maschio quasi delle stesse dimensioni, le
cui scaglie mutavano in continuazione dall'argento al blu, o in una combi-
nazione di entrambi, sulla base, a quanto sembrava, dei capricci del caso.
Per essere un drago, la sua espressione poteva dirsi quasi divertita.
In aperto contrasto con il gigante blu, l'enorme creatura nera che Malfu-
rion avvist subito dopo fece rabbrividire perfino la sua forma onirica. Di
fronte a lui v'era un essere dotato di poteri allo stato puro e permeato dalla
forza della terra... ma in lui v'era anche dell'altro. Malfurion dovette disto-
gliere lo sguardo dal gigante ebano, poich ogni volta che cercava di esa-
minarlo, veniva sommerso dall'inquietudine. Non si trattava semplicemen-
te del fatto che due draghi di quello stesso colore avevano inseguito lui e
Krasus. No, v'era anche dell'altro... qualcosa di temibile.
Ma se pensava di trovare pi tranquillit, rivolgendosi altrove, Malfu-
rion aveva scelto la direzione sbagliata, poich in quel momento si ritrov
a fissare l'oggetto che sembrava affascinare cos tanto i draghi.
Era un disco abbastanza piccolo da stare nella sua palma. Nella zampa
dell'enorme colosso nero, sembrava quasi una briciola.
Vedete? tuon il drago, reggendolo fra le zampe. Tutto  ormai pron-
to. Il momento da tutti atteso  quasi giunto.
E quando arriver? chiese Alexstrasza. Ogni giorno che passa, i de-
moni distruggono altre terre. Se non fosse per il fatto che i loro comandanti
hanno radunato molte pi forze per affrontare gli elfi della notte, negli altri
regni la situazione sarebbe gi irrimediabilmente perduta.
Comprendo la tua preoccupazione... ma l'Essenza dei Draghi potr es-
sere utilizzata al meglio quando i cieli saranno in allineamento. Dev'essere
cos.
L'Aspetto rosso fiss il disco dorato. Speriamo dunque che non appena
verr utilizzata, le cose andranno come dici tu, Neltharion. Speriamo che
ci costituisca davvero la salvezza del mondo.
Il nero si limit ad assentire. Malfurion, ancora in attesa di un segnale da
parte di Ysera per poter parlare con Alexstrasza, scrut attentamente la
creazione dall'aspetto cos semplice, e dentro di s sent crescere la speran-
za. I draghi stavano escogitando un piano. Erano riusciti a trovare una so-
luzione, una sorta di talismano che avrebbe spazzato via la Legione Infuo-
cata da Kalimdor.
La curiosit prese in lui il sopravvento. Allent il collegamento con Yse-
ra in modo che, con tutto quel che stava accadendo l attorno, la regina del
regno onirico non fosse attratta dai suoi gesti. Con la mente, esamin il di-
sco scintillante, all'apparenza cos banale e tuttavia colmo di un tale potere
che perfino i draghi s'inchinavano al suo cospetto. Certamente i demoni
non avrebbero avuto alcuna possibilit di scampo contro una simile arma...
Malfurion non fu affatto sorpreso dello scudo protettivo attorno all'Es-
senza dei Draghi. Il druido la osserv attentamente e individu qualcosa di
strano fra i componenti. Ciascun drago possedeva una sua aura distinta,
come tutte le creature del resto, e in quel momento Malfurion ne percep
alcune. Sent quella di Ysera, a lui ormai nota, e inoltre quella di Alexstra-
sza e del drago blu. Anche quella del drago nero era presente, ma non nello
stesso grado. Sembrava come intrecciata attorno a quelle degli altri, come
se le tenesse strette in suo potere. Al druido parve quasi che l'incantesimo
fosse stato creato per impedire agli altri draghi di avvertire qualcosa nasco-
sto dentro il disco.
Sempre pi incuriosito, Malfurion utilizz gli insegnamenti di Cenarius
per introdursi nell'incantesimo. Vi scivol dentro con molta pi facilit di
quanto supponesse, forse perch il creatore del disco non aveva pensato a
un simile tentativo da parte di una creatura come lui. Il druido si addentr
ulteriormente, fino a toccare le energie racchiuse al suo interno.
Quel che scopr lo fece vacillare. Si ritrasse, sconvolto. Perfino nella sua
forma onirica trem, incapace di accettare quel che aveva intuito. Guard
nuovamente il drago nero, meravigliato per ci che il colosso aveva creato.
L'Essenza dei Draghi... l'arma che avrebbe dovuto salvare Kalimdor...
conteneva un male altrettanto fatale della Legione Infuocata.
Capitolo tredici
I demoni distruggevano qualsiasi cosa o creatura apparisse sul loro
cammino. Ci rendeva difficoltoso catturare prigionieri e interrogarli, par-
ticolare che il Capitano Varo'then riteneva necessario. Era finalmente riu-
scito a convincere Archimonde a mostrargliene alcuni, ma si erano rivelati
pi un ammasso di parti del corpo smembrate, che non creature viventi.
L'elfo sfregiato pass vario tempo con l'ultimo prigioniero, poi si rivel
clemente con lui, squarciandogli la gola. I colloqui si erano dimostrati fal-
limentari, ma non certo per colpa sua. I comandanti della Legione sembra-
vano non comprendere l'importanza essenziale di torchiare i prigionieri.
Varo'then avrebbe preferito marciare in battaglia, ma non voleva lasciare
il palazzo, soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti. La creatura che un
tempo era stata Lord Xavius era scomparsa da diversi giorni e in quel peri-
odo anche numerosi Eletti erano spariti. Mannoroth aveva reagito senza
battere ciglio e il capitano aveva intuito che il demone conoscesse il moti-
vo di quelle misteriose sparizioni. L'ufficiale non gradiva di essere escluso
in alcun modo da informazioni cos fondamentali.
Occupatevi di questa feccia ordin alle due guardie. Mentre procede-
vano, Varo'then ripul il pugnale, poi lo ripose nella fodera. Si guard at-
torno nella sala degli interrogatori, una stanza a pianta centrale, illuminata
soltanto da un globo cristallino a luce blu. Le pareti erano completamente
in ombra. Una porta in ferro, spessa sette centimetri, rappresentava l'unica
uscita.
Il pavimento era coperto da secolari sedimenti di sangue rappreso. La
regina non visitava mai le stanze sotterranee della propria dimora e di certo
Varo'then non la incoraggiava a farlo. Quegli ambienti non erano adatti a
una creatura estremamente sensibile come lei.
I soldati trascinarono il cadavere dello sfortunato prigioniero fuori dalla
sala e il capitano rimase da solo con i propri pensieri. Il Capobranco non
aveva pi dato notizie di s. Mannoroth non aveva rivelato preoccupazioni
a riguardo, ma l'elfo della notte si chiese se fosse accaduto qualcosa al po-
tente demone. In tal caso, qualcun altro doveva assumere il comando nella
ricerca degli incantatori. I demoni finora avevano fallito in quel compito e
Varo'then non vedeva l'ora di riscattarsi per la perdita dei due prigionieri
nella foresta incantata.
Ma, per far questo, avrebbe dovuto lasciare il palazzo...
Con entrambe le mani sistem la spada su un fianco, poi all'improvviso
la sguain e affond la lama contro le ombre alla sua sinistra.
La punta affilata giunse a pochi centimetri da una figura fino a quel
momento indistinta dall'oscurit circostante. Invece di spaventarsi, per, la
creatura reag sorridendo maliziosamente al capitano.
Spada affilata, intelletto acuto, Capitano Varo'then...
Al principio il soldato pens di trovarsi nuovamente davanti Lord Xa-
vius, ma un esame pi attento mostr alcune differenze nel volto. Va-
ro'then analizz mentalmente le fattezze degli Eletti, passandoli in rasse-
gna, e abbin il viso di quella creatura munita di zoccoli a uno di loro.
Maestro Peroth'arn... in tanti ci eravamo chiesti dove foste finito.
Il mago di un tempo emerse dal buio, mentre Varo'then rinfoderava l'ar-
ma. Sono stato... rieducato.
Con malcelato disgusto, l'elfo della notte esamin la trasformazione
dell'Eletto. Per lui, i satiri erano una mostruosit della natura. Anche gli
altri sono stati "rieducati"?
Soltanto alcuni.
Il capitano ottenne infine una spiegazione su dove fossero finiti gli Eletti
scomparsi. Si aggiravano ancora da quelle parti, ma con sembianze tramu-
tate in quelle grottesche parodie. Il nuovo aspetto di Xavius era una delle
poche decisioni di Sargeras messe in discussione da Varo'then. Probabil-
mente il consigliere aveva acquisito maggiori poteri, ma anche la sua men-
te doveva aver subito un cambiamento. In lui vi era qualcosa di animale-
sco, che andava ben al di l dell'aspetto esteriore, qualcosa di animalesco e
ambiguo.
Per quel poco che aveva notato in Peroth'arn fino a quel momento, pro-
babilmente anche gli altri Eletti scomparsi condividevano la folle indole
del loro capo.
Dov' Xavius? chiese a Peroth'arn.
Ovunque abbia necessit di recarsi, buon capitano rispose la figura
cornuta. Sta gettando le fondamenta di ci che trasformer pi rapida-
mente il progetto del Grande Abissale in realt...
Non  pi nel palazzo, dunque?
Peroth'arn emise una risata soffocata. Spada affilata, intelletto acuto...
Il Capitano Varo'then fu subito tentato di estrarre nuovamente la lama
per infilzare la creatura che lo derideva e probabilmente sarebbe perfino
arrivato ad appendere la sua testa sopra il camino. Il satiro ghign ancora,
come per sfidare il soldato a reagire.
Ma l'elfo sfregiato si trattenne e domand: Cosa siete venuto a fare
quaggi? Siete forse interessato ai nostri interrogatori?.
Al divertimento, vorreste dire.
Non ho tempo da perdere con lazzi e stupidi giochi di parole. Va-
ro'then spinse indietro Peroth'arn e allung la mano sulla maniglia della
porta. N, se  per questo, con quelli del vostro capo.
Un tempo eravate suo servitore. Tornerete a esserlo in futuro.
Io servo unicamente il grande Sargeras e la mia regina, nessun altro!
replic l'ufficiale. Se crede che...
Mentre parlava, il capitano guard di nuovo dove il satiro si trovava in
precedenza. Ma non appena tent di individuare Peroth'arn, vide unica-
mente il buio.
Con un ringhio, l'elfo usc impetuosamente dalla sala. La regina doveva
essere messa al corrente di maggiori dettagli su quei maledetti satiri. Va-
ro'then non si fidava di loro. E senza dubbio non si fidava pi di Lord Xa-
vius.
Se solo avesse saputo dov'era finito quello che un tempo era stato il con-
sigliere...
Malfurion era attonito di fronte al male assoluto racchiuso nell'Essenza
dei Draghi. Come era possibile che un oggetto creato per salvare il mondo
emanasse una tale malvagit? Cosa aveva escogitato il drago di nome Nel-
tharion?
Calmatosi, Malfurion esamin ancora il disco con cautela. In apparenza,
era davvero semplice e innocuo. Soltanto analizzandone attentamente l'in-
terno si poteva intuire la terribile verit che celava.
Lo stup che Ysera non riuscisse a vederla. Certamente, la Regina del
Sogno di Smeraldo avrebbe compreso. Tuttavia, come accadeva agli altri,
il segreto del disco era protetto alla sua vista in modo talmente subdolo che
il druido dubitava che l'Aspetto avrebbe notato alcunch, anche se l'avesse
tenuto fra le zampe.
Forse... forse se Malfurion avesse neutralizzato l'incantesimo, gli altri
avrebbero scoperto la verit, prima che fosse troppo tardi.
Il druido dimentic il senso di disgusto e penetr pi a fondo nel disco.
Grazie ai sensi ben addestrati, individu il nodo che reggeva l'incantesimo.
Cominci dunque a districarlo...
Un assalto, simile a mille dardi e lampi intrecciati, sconvolse d'un tratto
la sua forma eterea, fin quasi a ridurla in frammenti. Malfurion url in si-
lenzio. Cerc l'aiuto di Ysera, ma con orrore scopr che l'Aspetto non ave-
va avvertito la sua sofferenza.
Un'altra creatura, per, l'aveva notata eccome.
Il drago non guard direttamente l'elfo della notte, ma i suoi pensieri lo
aggredirono. In un istante, l'assurda follia del creatore dell'Essenza dei
Draghi divent fin troppo manifesta.
"Dunque!" rugg Neltharion, sebbene sul piano mortale continuasse a
conversare educatamente e amabilmente con gli altri. "Vorresti rubare la
mia gloriosa Essenza dei Draghi!"
Una forza spaventosa e invisibile schiacci Malfurion da tutte le dire-
zioni. Al principio, in preda al terrore, osserv il proprio corpo contorcersi.
Poi si rese conto che l'immagine che aveva di se stesso nel suo stato pre-
sente era semplicemente quello, un'immagine. Neltharion avrebbe potuto
ridurlo a un filo sottile, senza influire per nulla sulla condizione effettiva
del druido. Ma il Guardiano della Terra non intendeva fare questo: cerc
invece di ingabbiare Malfurion in una prigione magica, per impedire all'in-
truso di avvertire gli altri o di toccare nuovamente il disco.
Spinto dai terribili ricordi della reclusione provocata da Lord Xavius,
Malfurion riusc a liberarsi dall'incantesimo prima che fosse completato. Si
rivolse subito a Ysera, nella speranza che avesse in qualche modo percepi-
to il pericolo.
"No! Loro non potranno intervenire!" La presenza mentale di Neltharion
era travolgente. "Non rovinerai tutto quello che ho fatto! Nessuno di voi lo
far!"
Con Ysera ancora inconsapevole del pericolo che correva, il druido
comp l'unica azione a cui riusc a pensare, abbandon la sala e il piano
mortale e si rifugi nella solitudine del Sogno di Smeraldo.
Un senso di calma lo avvolse immediatamente. Fluttu al di sopra della
visione indistinta delle montagne, dove aveva contattato per la prima volta
la Regina del Sogno e tent di raccogliere i pensieri.
Tuonando, un'enorme forma scura cerc di ingoiarlo per intero.
Il druido si ritrasse proprio all'ultimo momento. Non riusciva a credere a
quel che era appena accaduto: Neltharion l'aveva seguito sul piano etereo!
Il drago aveva un aspetto perfino pi terribile rispetto a quello del piano
mortale. Il volto era una caricatura distorta e diabolica del suo essere pi
autentico e ogni briciola di malvagit che permeava l'Essenza dei Draghi si
era fatta evidente nell'espressione stravolta e infida. Neltharion era grande
due volte pi del normale e i suoi artigli affilati si protendevano lunghis-
simi. Le ali oscuravano l'intera catena montuosa.
"Non ceder quel che mi spetta di diritto! Soltanto io sono capace di go-
vernare! Non rivelerai niente a nessuno!"
Neltharion respir profondamente. Fiamme verdi invasero il Sogno di
Smeraldo.
Malfurion grid, mentre il fuoco consumava la sua forma eterea. Quel
che il colosso nero stava facendo non avrebbe dovuto essere possibile: non
soltanto aveva invaso il regno di Ysera senza che lei evidentemente se ne
accorgesse, ma in quel momento cercava di cancellare con le fiamme l'es-
senza invisibile del druido.
All'improvviso, Malfurion ricord qualcosa che Cenarius gli aveva inse-
gnato. "La percezione  fallace, mio caro allievo" gli aveva detto il suo
shan'do. "Ci che credi di vedere non sempre corrisponde alla verit. Nel
mondo di cui ora fai parte come druido, la percezione pu diventare qual-
siasi cosa tu voglia."
Non era sicuro di aver compreso bene, ma sentendosi gi quasi del tutto
divorato dal fuoco, il druido neg l'esistenza dell'incendio che lo stava an-
nientando. Non poteva esistere nel mondo dei sogni. Come per il suo corpo
e per la mastodontica sagoma di Neltharion, anche per il fuoco era lui a
immaginare che fosse reale, ma non lo era. Non erano nient'altro che im-
magini, illusioni.
Dunque l'incendio non poteva bruciare neanche un capello della sua te-
sta apparente.
Il dolore e le fiamme scomparvero. Neltharion era ancora sulla scena,
con il volto e le sembianze pi deformi che mai. Il drago scrut la minu-
scola figura con ribrezzo, chiedendosi come osasse quella creatura rimane-
re in vita.
Incerto sulla sua possibilit di sopravvivenza, in caso di un ulteriore at-
tacco dell'Aspetto, Malfurion scelse l'unica via di uscita rimasta. Si con-
centr sul proprio corpo, intenzionato ad accedervi di nuovo.
Le montagne verdi all'improvviso svanirono dalla sua vista. Anche Nel-
tharion si rimpicciol rapidamente. Il druido percep la vicinanza del pro-
prio corpo...
"No!" giunse nuovamente la voce di Neltharion. "Ti avr!"
Proprio mentre sentiva che stava rientrando nella sua forma mortale, il
druido venne colpito con forza da qualcosa. Grugn e cadde all'indietro,
ancora mezzo addormentato, poi croll sul terreno duro e roccioso, batten-
do la testa. Le ultime tracce del Sogno di Smeraldo scomparvero e con es-
se anche il ruggito furioso del drago nero.
Druido! un'altra voce giunse alle sue orecchie. Malfurion Stormrage!
Riesci a sentirmi? Sei ancora intero?
L'elfo cerc di concentrare l'attenzione sulla creatura che ora gli parlava.
K-Krasus?
Ma non appena pos lo sguardo sul viso del mago, cerc istintivamente
di ritrarsi. Il volto mostruoso di un drago occup la sua visuale, con le fau-
ci spalancate e pronte a ingoiarlo...
Malfurion!
Il tono asciutto della voce di Krasus squarci di colpo la sua paura. La
vista si schiar, rivelando davanti ai suoi occhi non un drago, ma il volto
pallido e deciso che ormai conosceva cos bene.
Krasus appariva preoccupato. Aiut Malfurion a sedersi e gli porse una
borraccia d'acqua. Soltanto dopo che il druido si fu dissetato, Krasus gli
chiese cosa fosse accaduto.
Sei riuscito a contattare la Regina del Sogno?
S, e ho dovuto nominarle Cenarius pi di una volta... come mi avevi
suggerito.
Il mago si concesse un rapido sorriso. Mi sono ricordato di alcune noti-
zie che mi aveva riferito Alexstrasza. Credevo che cos lontano nel passa-
to, i sentimenti fossero ancora pi intensi.
Dunque avevo ragione a pensare che lei e il mio shan'do fossero...
La cosa ti sorprende? Le loro rispettive sfere di influenza coincidono in
diversi modi. Le anime gemelle spesso si sentono spinte a unirsi fra loro,
nonostante le origini diverse.
Malfurion non approfond ulteriormente. Ysera ha acconsentito ad ac-
compagnarmi nel luogo del loro ritrovo.
Krasus spalanc gli occhi. C'erano tutti e cinque gli Aspetti?
Ne ho visti soltanto quattro. Ysera, la tua Alexstrasza, un drago blu-
argenteo con un'espressione gioviale...
Malygos... come cambier nel futuro.
E... e... All'improvviso, l'elfo della notte non riusc pi a parlare. Le
parole incespicavano sulla punta della lingua, ma non fluivano all'esterno.
Pi tentava, pi si sentiva frustrato. Suoni incoerenti affiorarono alle sue
labbra.
Dopo aver posato una mano sulla spalla di Malfurion, Krasus annu tri-
stemente. Credo di aver capito. Non sei in grado di proseguire. C'era
qualcun altro l.
S... qualcun altro.
Malfurion non riusc a procedere, ma comprese che Krasus aveva capito
perfettamente quel che voleva dire. L'elfo della notte fiss il compagno
con sgomento e si rese conto che il mago non era in grado di parlare di
Neltharion, proprio come era successo a lui. In un qualche momento del
passato, anche Krasus doveva essere diventato preda del colosso nero.
Ci voleva dire che probabilmente anche Krasus conosceva la verit
sull'Essenza dei Draghi.
Si fissarono negli occhi e il silenzio comunic molto di quel che le lab-
bra non riuscivano a dire. C'era poco da meravigliarsi se il mago era stato
cos risoluto nel voler ritornare dalla sua stirpe per scoprire la verit. I dra-
ghi immortali erano stati traditi da uno di loro e le uniche due creature a
conoscenza della situazione non potevano rivelare nulla, nemmeno reci-
procamente.
Dobbiamo andarcene mormor Krasus, aiutandolo ad alzarsi. Credo
che tu sappia perch.
Effettivamente, Malfurion ne intuiva il motivo. Neltharion non si sareb-
be placato, sapendolo ancora in vita. Prima che il druido fuggisse dal So-
gno di Smeraldo, il drago nero aveva compiuto uno sforzo ulteriore get-
tando l'incantesimo, ma non sarebbe bastato ad accontentarlo. Era troppo
vicino alla realizzazione dei suoi piani. Probabilmente erano state solo le
circostanze a salvare Krasus in passato, ma da quel che Malfurion aveva
potuto vedere della follia del colosso nero, nessuno di loro due sarebbe sta-
to a lungo al sicuro. E sebbene Neltharion non avrebbe osato agire diret-
tamente...
Le guardie! Malfurion riusc a esclamare.
S. Potremmo incontrarle di nuovo. Sarebbe meglio tornare dagli ippo-
grifi e andarcene.
Dunque l'incantesimo permetteva loro di comunicare in modo indiretto.
Una piccola concessione relativamente inutile. Potevano alludere l'un l'al-
tro al proprio infausto destino.
Ancora debole, Malfurion si appoggi a Krasus, perch lo aiutasse a
camminare. Con un grande sforzo, riuscirono a raggiungere il luogo in cui
gli animali li attendevano impazienti. Uno degli ippogrifi gracchi, quando
scorse la coppia avvicinarsi e sbatt le ali stupito verso il compagno.
Riusciranno a ricondurci indietro? domand il mago a Malfurion.
S. Cenarius...
La terra trem con violenza. L'elfo e Krasus caddero. Gli ippogrifi l vi-
cino vennero sollevati per alcuni metri.
Dalla postazione dove le cavalcature li avevano attesi, un orrendo verme
spinse la sua testa amorfa nell'aria. Sul capo si apr un vasto squarcio, che
rivel una bocca rotonda delimitata da una fila di denti. Con un fragore
selvaggio, il verme inghiott per intero il pi lento degli ippogrifi.
Corri! ordin Krasus.
La coppia si affrett in quello scenario minaccioso. Nonostante il pasto
appena consumato, il verme si gir verso di loro. Rugg di nuovo, poi si
rintan sottoterra.
Allontanati, Malfurion! Allontanati!
Avevano appena fatto in tempo a separarsi in direzioni opposte, quando
il terreno riesplose e riaffior la terrificante creatura. Azzann la terra at-
torno a s, probabilmente delusa dal non aver trovato nulla da aggiungere
al pasto gustato in precedenza.
Sebbene il verme non avesse occhi visibili, in qualche modo riusc a in-
dividuare Malfurion. Il mastodontico corpo ad anelli si attorcigli attorno
al druido e la bocca rotonda si spalanc, per poi richiudersi famelica.
Non poteva trattarsi di una coincidenza. Neltharion aveva sicuramente
inviato quell'essere abominevole per catturarli. La follia del drago si era
talmente aggravata, che ormai non poteva pi permettere a nessuno di met-
tere a rischio i suoi oscuri disegni.
Il verme si scagli in avanti. La sua bocca emanava un putrido fetore che
quasi soffoc il druido. Malfurion corse pi svelto che poteva, ben sapen-
do che non sarebbe stato sufficiente.
Ma poco prima che il verme lo raggiungesse, qualcosa si avvent nella
sua direzione. Con un suono stridulo e selvaggio, l'ippogrifo sopravvissuto
lacer con gli artigli la carne della testa del verme. Il becco dilani la pelle
nel palese tentativo di vendicare il compagno morto.
Dopo un terrificante ruggito, il verme cerc di azzannare a sua volta
l'avversario. L'ippogrifo schizz fuori dalla portata del mostro, poi si lan-
ci in picchiata sulla testa del nemico per straziarla.
Kylis Fortua! grid Krasus.
Immensi frammenti di terreno solido e di roccia, sollevati dal verme, si
innalzarono verso il cielo e presero a cadere addosso alla mostruosa creatu-
ra. Il verme dondol da una parte e dall'altra, per evitare l'attacco. La mag-
gior parte delle rocce causarono danni molto limitati, ma l'incantesimo di
Krasus aveva provocato un tangibile indebolimento nella bestia.
Respirando profondamente, il druido cerc in qualche modo di fornire
un aiuto. C'erano poche piante in quella regione montuosa, ma una in par-
ticolare attir la sua attenzione. Dopo averle chiesto scusa, Malfurion rac-
colse diversi aculei dai suoi rami, poi li scagli contro il gigantesco preda-
tore.
Il vento trasport le spine e le scagli sempre pi rapidamente contro il
bersaglio. Malfurion si concentr e arriv a toccare il punto che determi-
nava la crescita degli aculei.
Proprio prima che colpissero il bersaglio, gli aculei si dilatarono. Diven-
tarono tre volte pi grandi del normale, poi si ingrandirono ancora. Nel
momento in cui colpirono effettivamente il verme, molti erano ormai alti
come il druido.
Cosa pi fondamentale, crescendo avevano aumentato la loro resistenza.
Ciascuna spina ebbe sul mostro l'impatto di una lancia d'acciaio. Una ven-
tina di aculei lunghi oltre un metro affondarono nel corpo della bestia.
Questa volta, la creatura si lasci sfuggire un ruggito. Dalle ferite fuoriu-
sc una materia purulenta, verde e rovente, che poi si rivers sul terreno
dove continu a bruciare. Gli aculei si conficcarono in ogni punto colpito.
Il verme si dibatt, ma non riusc a liberarsi.
Ben fatto! esclam Krasus, poi afferr Malfurion per un braccio e lo
trascin via. Cerca di recuperare l'ippogrifo superstite!
Malfurion si mise in contatto con l'animale per cercare di farlo arrivare
l, ma il furore dell'ippogrifo era pi forte del richiamo del druido. Il verme
aveva divorato il suo compagno e l'animale esigeva vendetta.
Non vuole ascoltarmi! url il druido sgomento.
Allora dobbiamo scappare!
Ancora trafitto dagli enormi aculei, il verme prese a inseguirli. Non riu-
sciva a muoversi veloce come prima, ma lo era in ogni caso abbastanza da
costringere i due a correre all'impazzata.
Il gigante colp ancora una volta il suolo e si inabiss in profondit. La
terra sottostante trem con tale impeto da far incespicare Malfurion. Kra-
sus riusc a mantenersi in piedi, per senza realizzare apprezzabili progres-
si.
Devo provare una cosa! grid. Ho evitato di compiere quest'azione
fin dal mio arrivo nella tua terra, ma privi ormai dell'ippogrifo, sembra es-
sere la nostra unica speranza!
Di che si tratta?
Krasus non rispose, gi intento a lanciare un incantesimo. Malfurion
percep vaghe energie scaturire attorno al suo compagno. Il mago tracci
un arco con il braccio destro e mormor qualcosa in una lingua che l'elfo
della notte non aveva mai udito prima. Mentre la mano di Krasus affonda-
va nell'aria, quest'ultima si apr letteralmente e cre una falla nella realt.
"No, non si trattava di una falla" Malfurion si corresse mentalmente.
"Ma piuttosto di un portale."
Dopo che il mago ebbe completato l'ampio cerchio, la terra vacill. Kra-
sus si volt verso il druido e url: Entra, Malfurion! Entra....
Di nuovo il verme riemerse in superficie. Krasus inciamp in avanti.
L'elfo della notte torn indietro per aiutarlo.
Avresti dovuto proseguire senza di me lo ammon Krasus contrariato.
Con le fauci completamente spalancate, il verme orripilante li circond.
Malfurion sollev il mago, poi trascin se stesso e l'amico dentro il portale.
Riusc a sentire il verme precipitarsi su di loro e sent il suo fetore mortale.
La via di fuga sembrava cos distante...
Mentre entravano nel portale, il verme lanci la sua stoccata...
Capitolo quattordici
I demoni affrontarono l'esercito elfico a ovest di Suramar. La nuova a-
vanzata si arrest completamente e giunse a una situazione di stallo. Gli el-
fi della notte non erano in grado di spingere pi indietro la Legione Infuo-
cata, ma d'altra parte nemmeno il nemico riusciva a riguadagnare terreno.
I guerrieri della Legione Infuocata combattevano senza requie, ma qual-
cosa giocava a favore degli elfi. Conoscevano il paesaggio molto meglio
dei demoni. La regione attorno a Suramar era attraversata da fiumi e mon-
tagne irregolari. Un tempo v'era anche la foresta in quell'area, ma ormai
era ridotta in gran parte a cenere e ceppi. Molti tronchi caduti e dimore in
rovina erano sparsi in tutta la regione, e fungevano non soltanto da ulterio-
re delimitazione dei confini, ma anche da rifugi.
Venne disposta una ricognizione per individuare l'esatta consistenza del-
le linee nemiche. Il gruppo era formato da Brox, Rhonin, Jarod Shado-
wsong e diversi membri del drappello del capitano. L'orco e l'umano si e-
rano offerti volontari per quella missione, consapevoli di conoscere le tat-
tiche della Legione Infuocata meglio di chiunque altro. Tuttavia, Raven-
crest li aveva fatti giurare che sarebbero tornati, come il resto della spedi-
zione, non oltre l'ora stabilita. In caso contrario, non poteva garantire la lo-
ro sicurezza: in base alle informazioni ricevute dai soldati in perlustrazio-
ne, avrebbe potuto decidere di sferrare un attacco repentino al nemico, in
qualsiasi direzione.
Era sopraggiunta la notte, ma non era per questo che il gruppo procedeva
cos lentamente. L'oscurit di per s non aveva alcun effetto sui componen-
ti del gruppo, anzi, influiva positivamente. Piuttosto, una foschia densa e
nauseante, umida e verdastra, avvolgeva ogni cosa. La nebbia sembrava
diffondersi ovunque i demoni si spostassero e lasciava aperta la possibilit
che i mostruosi guerrieri potessero nascondersi indisturbati a pochi metri
di distanza.
La compagnia, una dozzina di elementi in tutto, attravers con cautela la
landa distrutta. Alberi rinsecchiti e carbonizzati proiettavano ombre sini-
stre nella foschia. Nemmeno socchiudendo gli occhi si riusciva a penetrare
lo strato di nebbia.
In parte era una fortuna. Nei pressi di Suramar, il gruppo di ricognizione
attraversava un'area un tempo occupata da un insediamento. Di tanto in
tanto, si avvistavano le rovine di una casa ricavata in un albero, la cui
struttura era stata prima completamente divelta, poi del tutto devastata.
Tutti intuivano che, con ogni probabilit, gli abitanti avevano subito la
stessa sorte.
Che barbarie... mormor Jarod.
Brox grugn. La guerra aveva costretto gli elfi della notte a temprarsi in
fretta, ma faticavano comunque ad accettarla, e lo stesso succedeva all'or-
co. Brox era cresciuto circondato dalla violenza. Prima c'era stata la fine
della guerra contro l'Alleanza, poi la massacrante marcia verso i campi di
prigionia e, infine, la lotta contro la Legione Infuocata e il Flagello. Senza
dubbio aveva sofferto per i propri cari uccisi, ma ormai v'era ben poco ca-
pace di scuoterlo nel profondo. In definitiva, la morte era sempre morte.
A destra dell'orco, Rhonin imprec in silenzio. L'incantatore serr forte
il pugno, poi affond la palma in una sacca appesa alla cintola. Aveva cer-
cato di utilizzare una sfera di cristallo per individuare l'eventuale presenza
di demoni, ma la foschia evidentemente rendeva poco efficace quella ma-
gia.
Brox possedeva un suo metodo personale per scovare il nemico. Dopo
aver percorso pochi metri, sollevava la testa e annusava l'aria. Gli odori
che investivano le sue narici erano prevalentemente acri e testimoniavano,
in maniera piuttosto sommaria, il passaggio della morte. Finora, gli unici
demoni che aveva rilevato erano cadaveri ripugnanti cosparsi del fluido
che scorreva nelle loro vene.
Naturalmente, v'erano anche molti altri corpi. I resti degli elfi della notte
erano disseminati in tutto l'insediamento. Erano le spoglie mutilate di sol-
dati in ritirata o di sfortunati civili che si erano mossi troppo a rilento. Nes-
suna vittima era rimasta perfettamente integra: braccia, gambe, perfino le
teste erano state mozzate. Diverse salme erano chiaramente state smembra-
te in fasi successive, una certezza che aument il disgusto e l'amarezza del
gruppo in perlustrazione.
Sparpagliatevi, ma rimanete in zona ingiunse Jarod, stringendo le re-
dini della sua pantera della notte. E mantenete i felini sotto controllo.
L'ultimo ordine l'aveva gi ripetuto pi di una volta. Le mastodontiche
pantere sembravano particolarmente tormentate, come se sapessero qual-
cosa che i loro cavalieri ignoravano. Ci rese il drappello ancora pi in-
quieto.
Un'ombra da incubo si par di fronte a loro... era una rovina imponente
di Suramar. La Legione Infuocata non aveva avuto tempo a sufficienza per
distruggere l'intera citt e dunque parte del suo scheletro era ancora in pie-
di, come un tetro vessillo di ci che era andato perduto... e di quel che an-
cora poteva verificarsi.
Per Madre Luna... sussurr un soldato.
Brox guard Jarod. Il capitano fiss quella che era stata la sua dimora
con occhi pressoch impassibili. Serr le mani attorno alle briglie. La vena
del collo prese a pulsare.
 dura non avere pi una casa comment l'orco, ripensando alla pro-
pria vita.
Ma io ho una casa brontol Jarod. Suramar  ancora la mia casa.
L'orco non aggiunse altro, comprendendo il dolore dell'elfo della notte.
Entrarono nella citt, superando i cancelli ormai abbattuti. Un silenzio
totale li circondava. Perfino il respiro sembrava un rumore assordante per
quel luogo cos immobile.
Giunti all'interno, si fermarono. Jarod guard il mago per avere un sug-
gerimento sulla prossima mossa. Il sentiero davanti a loro si diramava in
tre direzioni. Per motivi di sicurezza dovevano rimanere tutti insieme, ma
il tempo limitato loro concesso avrebbe reso impossibile l'ispezione di Su-
ramar, se si fossero attenuti agli ordini.
Rhonin inarc le sopracciglia e infine disse: Nessuno pu pensare di gi-
rovagare disinvoltamente qui. Vi sono forze magiche al lavoro nella fo-
schia. Non mi importa se non saremo in grado di setacciare ogni angolo,
capitano.
Sono d'accordo con voi ribatt Jarod sollevato. Non avrei mai credu-
to di sentirmi cos insicuro nel luogo in cui sono cresciuto.
Questa non  pi Suramar, Shadowsong. Dovete tenerlo bene a mente.
Qualsiasi cosa venga toccata dalla Legione Infuocata, rimane contaminata.
Anche se nella citt non ci fossero mostri, potrebbe comunque rivelarsi
molto, molto pericolosa.
Brox annu. Ricordava fin troppo bene le creature che dalla foschia era-
no affiorate davanti ai suoi occhi nella battaglia combattuta dalla sua gente
contro i demoni. Quelle affrontate fino a quel momento dagli elfi della not-
te erano niente a confronto.
Nella citt vi erano angoli rimasti abbastanza intatti, cos da concedere
alle rovine ancora una parvenza del loro aspetto precedente. Di tanto in
tanto, si stagliava un edificio che non era stato smantellato. Jarod fece con-
trollare queste strutture dai soldati, convinto che chiunque fosse sopravvis-
suto alla carneficina potesse essersi rifugiato l.
Tuttavia, non trovarono anima viva.
Nonostante l'intenzione di rimanere uniti, il disastro alla fine li costrinse
a tutt'altro. Il sentiero divenne troppo confuso e pieno di detriti, per con-
sentire al gruppo di procedere compatto senza rallentare troppo la ricerca.
Con estrema riluttanza, Jarod ordin a sei soldati di dividersi in due squa-
dre e di seguire le vie laterali in direzioni opposte.
Attraversate le rovine e ricongiungetevi a noi, non appena la strada ve
lo permetter disse ai sei. Mentre i due gruppi si allontanavano in sella ai
felini, il capitano si affrett ad aggiungere: E rimanete uniti!.
Con Shadowsong e i tre soldati rimasti a scortare Rhonin e, di conse-
guenza, anche Brox, la compagine principale continu la ricognizione. Le
pantere della notte dovettero rallentare il passo tra le macerie. Tre impo-
nenti case negli alberi erano state sradicate, crollando in mezzo al sentiero.
Una era finita sopra le altre due, e ora pendeva minacciosamente sull'orco
e sui suoi compagni.
La cavalcatura di Brox sibil calpestando qualcosa. Rhonin si pieg in
avanti, poi avvert l'orco: Il proprietario non  mai andato via.
Quando il felino raggiunse la sommit della dimora trovarono nuovi ca-
daveri. Erano anche in questo caso abitanti della citt, ma questi erano stati
travolti dalla Legione Infuocata, mentre cercavano di fuggire. Tranne che
per le ferite brutali lasciate dai loro assassini, le salme erano rimaste stra-
namente indenni. Nessun animale necrofago n tanto meno la putrefazione
le avevano consumate.
Devono essere morti durante l'invasione iniziale precis il mago. Al-
trimenti avrebbero probabilmente avuto un aspetto ben peggiore.
Gi questa  una visione straziante per me rispose Jarod Shadowsong,
quasi senza fiato.
Le pantere si mossero il pi attentamente possibile e il gruppo infine
prese a scendere lungo il sentiero originario. Tenendosi saldo alla sua ca-
valcatura, ancora una volta Brox sollev la testa e annus l'aria.
Per un breve istante, all'orco parve di percepire qualcosa, ma l'odore era
troppo debole e lontano. Si guard attorno e scopr il cadavere di una
Guardia Ferale infilzato dalla spada di un soldato. Brox emise un grugnito
compiaciuto e si aggrapp alla cavalcatura con maggior fermezza.
Infine, i sei arrivarono a uno spiazzo pianeggiante e uniforme. Jarod in-
dic un punto davanti a s e disse: Ricordo un viale qui vicino. Dovrem-
mo riuscire a ricongiungerci con gli altri, Maestro Rhonin.
Sar lieto di farlo.
Pochi passi pi in l, comparve la via indicata dal capitano. Il gruppo si
ferm all'incrocio e Jarod esamin l'ambiente circostante.
Dobbiamo averli superati osserv.
Brox raddrizz la schiena, Rhonin si spost con apprensione, le dita gi
pronte per quello che l'orco sapeva essere il principio di un incantesimo.
Aah! Jarod sembr rianimarsi. Ecco uno dei gruppi!
A sinistra dell'orco giunsero tre soldati. Sembravano molto soddisfatti di
rivedere i compagni. Perfino le pantere si muovevano con maggiore impa-
zienza.
Che cosa avete scoperto? domand Shadowsong ai nuovi arrivati.
Nulla, capitano rispose quello di rango superiore. Altre rovine e altri
cadaveri. In numero pari fra i nostri e quei maledetti demoni.
Maledizione...
Sono molti i morti che conoscevate, Shadowsong? chiese Rhonin.
Troppi. E pi ne troviamo quaggi, minore  la probabilit di ritrovare
volti noti tra la folla.
Quella era una litania familiare a Brox. Quanti di coloro con cui era cre-
sciuto erano stati uccisi in questa o quella battaglia? C'era poco da meravi-
gliarsi se in passato aveva rimpianto di essere rimasto in vita rispetto ai
suoi compagni caduti; da allora, l'orco era sopravvissuto alla maggior parte
dei suoi fratelli di sangue. Si rese conto che il suo desiderio di morire era
dovuto in parte anche alla solitudine.
Jarod scrut nella direzione opposta. Gli altri dovrebbero arrivare da un
momento all'altro.
Ma gli attimi passarono inesorabilmente e i soldati assenti non erano an-
cora ricomparsi. La tensione si intensific. L'umore sempre pi cupo dei
soldati e dei due stranieri contagi anche le pantere della notte, che presero
a sibilare e a ringhiare, mentre i minuti trascorrevano.
Infine, Brox non riusc pi ad aspettare. Mentre il Capitano Shadowsong
stava per ordinare di ripartire sulle tracce degli scomparsi, l'orco lo super
e si diresse dove si sarebbe dovuto trovare la squadra dissolta nel nulla.
Fece scartare la cavalcatura verso il sentiero opposto e cerc con circo-
spezione un minimo segno dei soldati. Rhonin e gli elfi della notte, che e-
rano rimasti molto indietro, si affrettarono per raggiungerlo.
Il sentiero era invaso dai detriti. Vesti lacere e macchie di sangue ormai
rinsecchite conferivano l'unico tocco di colore alla scena. L'orco tenne l'a-
scia pronta e incit la cavalcatura a proseguire.
Poi qualcosa di strano nell'ambiente circostante colp Brox. Si volt e si
guard attorno attentamente per verificare i suoi sospetti.
Ma non riusc a scorgere nessun indizio e neppure un cadavere. Nessun
elfo della notte, nessun demone. Non riusc ad avvistare nemmeno gli e-
ventuali cadaveri dei tre soldati spariti e delle loro cavalcature.
Brox si interrog su cosa era successo. Come aveva potuto quel sentiero
rimanere sgombro della morte di creature innocenti?
Un leggero movimento delle rocce fece scattare a destra il guerriero dal-
la pelle verde. Una figura lentamente si materializz nella foschia: era un
fante, con l'arma sguainata.
Dov' la tua cavalcatura? brontol l'orco.
Il soldato avanz incerto verso di lui. Aveva l'armatura completamente
lorda e la bocca spalancata.
Quando il suo volto divenne pi visibile, Brox not costernato che una
parte della faccia era stata squarciata. Un occhio era stato completamente
asportato e il taglio lacerato correva fino al centro della gola... o di quel
che ne rimaneva.
Non appena si avvicin all'orco, la macabra figura alz l'arma. Alle sue
spalle, Brox vide all'improvviso altre sagome che lo seguivano.
Sebbene non fosse un codardo, il combattente dalla pelle verde si ag-
grapp forte alle redini, facendo dietrofront con la pantera. Nello spostarsi,
il felino colp con una zampa artigliata il soldato che si avvicinava e lo fe-
ce volteggiare come un giocattolo.
Gli altri raggiunsero Brox, proprio mentre l'orco stava tornando indietro.
Jarod fiss lo sguardo oltre il guerriero, nel punto in cui il soldato era ca-
duto a terra. Che cosa gli hai fatto? L'hai colpito a morte con la tua pante-
ra...
Era gi morto prima! Svelti! Ne arrivano altri!
L'elfo della notte fece per ribattere qualcosa, ma Rhonin gli mise una
mano sul petto. Guardate nella foschia, Shadowsong! Guardate!
Jarod esegu... e scosse la testa in preda all'orrore. Il soldato si rialz. Il
viso e il torace erano ancora pi tremendi da vedere. Barcollando ancora,
afferr la spada e si diresse verso il gruppo. Dietro di lui, la prima delle al-
tre sagome divenne pi distinta... erano elfi della notte, ridotti per in con-
dizioni ancor pi raccapriccianti del soldato. Condividevano tutti la stessa
espressione vuota e si muovevano con la stessa letale determinazione.
Presto! grid il capitano. Torniamo all'ingresso della citt! Seguite-
mi!
Con Jarod e il mago alla guida, il gruppo si ritir, proprio mentre la pri-
ma delle orripilanti figure stava per raggiungerli. Accelerarono il passo
lungo il sentiero da cui erano venuti, ma non appena arrivati all'incrocio,
Jarod fece prendere a tutti la direzione contraria.
Perch andiamo da questa parte? url Rhonin.
 una scorciatoia per giungere a destinazione... o almeno lo spero!
Ma mentre avanzavano, altre figure cominciarono a sorgere dalle rovine.
Brox borbott mentre quella che un tempo doveva esser stata un'elfa an-
ziana, ora avvolta nei brandelli, incrostati di sangue, di un abito che si in-
dovinava fosse stato scintillante di argento, rosso e turchese, lo afferr per
la gamba con aria famelica. Brox le assest un calcio sulla schiena e, per
precauzione, le mozz la testa con un possente colpo di ascia. Perfino dopo
quell'attacco, il corpo dell'elfa cerco di avventarsi selvaggio su qualsiasi
cosa fosse alla sua portata ma, fortunatamente, l'orco se n'era gi andato.
Rhonin d'un tratto si ferm. Fai attenzione!
L'avvertimento giunse troppo tardi per uno dei soldati pi vicino a lui.
Un'accozzaglia di mani rabbiose, munite di artigli, sbalzarono l'elfo dalla
cavalcatura. Il militare riusc a tagliare una mano con la spada, ma fu come
se avesse affondato la lama nell'aria.
Jarod tent di soccorrerlo, ma ancor prima che potesse raggiungere il
compagno, la sfortunata vittima svan sotto quei cadaveri barcollanti. Le
sue urla cessarono quasi all'istante.
Per lui  troppo tardi! ribad il mago, nonostante Jarod volesse chia-
ramente cercare ancora di recuperare il soldato. Voi altri continuate! So
cosa  meglio fare qui!
Non possiamo lasciarvi da solo! ribatt il capitano.
Brox devi la cavalcatura e si affianc a Rhonin. Rimango io con lui!
Resteremo qui soltanto pochi minuti, Shadowsong! La via sembra libe-
ra poco oltre questo tratto! Dovreste riuscire ad andarvene dalla citt!
L'elfo della notte non intendeva partire, ma fermarsi avrebbe messo a re-
pentaglio altre vite. Fra tutti, Rhonin era colui che aveva maggiori probabi-
lit di sopravvivere.
Da questa parte! ordin il capitano al resto dei soldati.
Mentre si allontanavano, seguiti dalla pantera senza cavaliere, Rhonin si
gir per affrontare la torma che si avvicinava. Brox! Concedimi qualche
secondo!
Dopo aver annuito, l'orco part alla carica. Cacci un grido di battaglia e
prese a colpire con violenza a destra e a manca; la sua ascia si faceva largo
maestosa con precisione letale. Mani che afferravano, toraci imbrattati di
sangue, gole dilaniate... l'orco tranci ogni cosa con tutte le sue forze.
Proprio mentre stava per cedere, Rhonin url: Va bene! Adesso vieni
via!.
L'orco aveva quasi obbedito all'indicazione del mago, quando Rhonin
lanci una piccola ampolla verso gli assalitori. L'ampolla volando riusc in
qualche modo a centrare la prima linea, riversandosi sui Non-morti.
Appena il liquido colp i bersagli, i ghoul deflagrarono in fiammate blu.
Rapidamente divamp un vero e proprio incendio. I cadaveri dietro la
prima fila marciarono incuranti contro le fiamme e presero fuoco. Alcuni
di quelli che gi ardevano, sbandarono sugli altri, appiccandovi il fuoco.
 un'arma che ho usato una volta contro il Flagello osserv l'umano,
con lugubre soddisfazione. Avanti! Dobbiamo...
Una figura in fiamme saett davanti a loro e croll sulla cavalcatura di
Brox, avvampandola. L'orco cominci a divincolarsi, mentre la pantera
della notte si gir di colpo e fugg furente per il tormento... trascinando con
s il cavaliere ancora pi all'interno di Suramar.
Rhonin lo chiam a gran voce, ma Brox non riusc a fermare l'animale.
Reso folle dal fuoco che non accennava a spegnersi del tutto, il felino part
selvaggiamente alla carica lungo le strade.
L'orco cerc di soffocare l'incendio, ma ottenne solo di aggravare la si-
tuazione. La pantera della notte a un tratto rallent, poi stramazz sul fian-
co che aveva preso fuoco. Brox fece appena in tempo a lanciarsi in aria,
per evitare che la sua gamba finisse schiacciata sotto il peso dell'animale.
La pantera della notte rotol sulla parte bruciata; poi, paga del risultato,
si allontan prima che l'orco potesse impedirlo. Brox ruot su se stesso,
sentendosi attaccato su tutti i fronti. Stanco e in affanno, fece vibrare l'a-
scia instancabilmente e si rese conto soltanto a poco a poco che non vi era
un pericolo incombente.
Per, era lontano anche dalla cavalcatura e dal mago.
Con circospezione, Brox segu a ritroso la via da cui era venuto. Tuttavi-
a, avanzando fra le rovine, non ebbe alcuna conferma che il percorso fosse
quello giusto. La pantera ferita era fuggita con tale rapidit da averlo senza
dubbio trascinato pi lontano di quanto aveva supposto inizialmente.
L'orco annus l'aria, ma non percep alcun odore dell'umano, n degli el-
fi della notte. Peggio, il suo senso dell'orientamento, generalmente infalli-
bile, non riusciva a essergli di alcun aiuto. La foschia era intrisa di una vio-
lenza cos bestiale da ingannare tutti i sensi di Brox.
Sempre pi confuso, svolt in un sentiero che gli sembrava vagamente
familiare. Alberi riversi, un paesaggio incenerito e le macerie delle case
apparvero nella foschia, ma non riusc a capire dove di trovava.
Poi, qualcosa ammorb per un attimo le sue narici. L'orco corpulento e-
sit e fiut nuovamente l'aria. Le sue spesse sopracciglia si inarcarono e
prese a digrignare i denti ingialliti.
Con rinnovata fermezza, Brox si diresse a destra, annusando di tanto in
tanto, a intervalli di pochi passi. Il nuovo cammino lo costringeva ad ar-
rampicarsi faticosamente sulle radici intricate di una quercia gigantesca
crollata e lungo il rivestimento della dimora abbattuta di un elfo della not-
te, ma Brox non si scoraggi. Sal cautamente, cercando di non fare il ben-
ch minimo rumore - compito arduo, visto che si rifiut di liberare anche
l'altra mano deponendo l'ascia.
Non appena raggiunse la sommit della dimora distrutta, Brox percep
un tanfo recente che gli fece arricciare il naso per il disgusto, ma lo spinse
comunque a proseguire.
Un attimo dopo, si ritrov davanti i demoni all'opera.
Erano quattro Guardie Ferali e una Guardia dell'Abisso, ma agli occhi di
Brox non costituivano una minaccia altrettanto pericolosa delle due creatu-
re alla testa del gruppo. L'orco ringhi, quando riconobbe le orrende figure
alate in armatura blu notte gi incontrate nella sua epoca. Gesticolavano
con le dita che terminavano in unghie feroci, simili a lame, mentre un ba-
gliore verde pallido avviluppava le loro mani.
Erano i Nathrezim, meglio conosciuti come "Signori del Terrore".
Pi alti degli altri demoni, avevano un aspetto ancora pi atroce. Enormi
corna nere e ricurve si protendevano dalle loro teste mostruose, prive di
qualsiasi traccia di capelli. La pelle era grigia e priva di vita, come quella
di un cadavere. Due canini aguzzi spuntavano in fuori e ricordavano a
Brox le leggende sui caratteristici tratti vampireschi dei Signori del Terro-
re. In effetti, i Nathrezim erano vampiri psichici: si nutrivano di menti fa-
cilmente influenzabili, utilizzando spesso le loro vittime come schiavi.
La coppia di mostri si ergeva su due gambe robuste e possenti, simili a
quelle di caproni, e i piedi poggiavano su zoccoli artigliati. Molto astuti ed
estremamente abili nelle arti magiche, anche pi degli Eredar, i Nathrezim
erano inoltre combattenti micidiali. Tuttavia, in quel particolare frangente,
sembrava che l'orco e il suo compagno dovessero temere maggiormente la
magia nera.
Brox aveva incontrato i negromanti.
I due Nathrezim avevano compiuto l'orrore, risvegliando i morti brutal-
mente massacrati dai demoni. L'orco ricordava quel che aveva sentito dire
sul Flagello, l'Esercito dei Non-morti, e sugli incantesimi lanciati sui cada-
veri. Per uno della sua gente, ci che quelle creature stavano facendo era
ben pi mostruoso di qualsiasi morte provocata dalle Guardie Ferali e dalle
Guardie dell'Abisso.
Nella sua mente, Brox immagin come si sarebbe sentito se i corpi in-
sanguinati dei suoi compagni si fossero ridestati dalla morte, per allearsi al
nemico contro gli orchi. Era un sacrilegio, voleva dire disonorare gli spiri-
ti. Il suo cuore prese a battere forte e Brox sent montare una rabbia incon-
trollabile.
Subito pens a Rhonin e agli elfi della notte. Forse ce l'avevano fatta a
fuggire, ma con cos tanti cadaveri sotto il controllo dei Nathrezim, era an-
che possibile che stessero combattendo duramente per la propria vita...
ammesso che non fossero gi stati uccisi.
Se cos fosse stato... con ogni probabilit si sarebbero uniti alla schiera
di coloro che i Signori del Terrore avevano risvegliato.
Brox non pot pi trattenersi. Si rizz dal nascondiglio e con un grido di
guerra esaltato si avvent contro i demoni.
L'urlo risuon nell'aria immobile. Con suo immenso piacere, i demoni
trasalirono, nell'udire quel suono cos inaspettato. L'effetto sorpresa rallen-
t i loro riflessi, proprio come aveva previsto l'orco.
L'ascia, che Malfurion e il semidio avevano forgiato per lui, penetr con
facilit nel torace corazzato della prima Guardia Ferale e il colpo fece ri-
versare le orrende viscere del demone sul terreno. Non appena il primo
nemico croll, Brox sollev l'ascia e la scagli nell'avambraccio di un'altra
creatura.
I Signori del Terrore non smisero il loro lavoro, affidandosi ai compagni
per sbrigarsela con quel nemico solitario. Per non avevano mai affrontato
orchi in battaglia, non ancora, e quell'inesperienza andava a vantaggio di
Brox. Si gett contro la Guardia Ferale pi vicina, si avvent sull'enorme
demone con la sua massa considerevole, poi rotol lontano, mentre una
Guardia dell'Abisso cercava di trafiggerlo.
Brox scambi alcuni colpi con il guerriero alato, poi si volt prontamen-
te, appena in tempo per deviare il fendente di un altro avversario. Tranci
il secondo demone in due all'altezza della vita, poi utilizz l'estremit
dell'ascia di guerra per fracassare il cranio del nemico mutilato in prece-
denza.
Alla fine, uno degli incantatori si accorse di lui. Lasciato il compagno a
occuparsi del compito sacrilego, si gir e indic l'orco con un dito.
Disperato, Brox si lanci fra l'incantatore e la Guardia dell'Abisso. Tut-
tavia, si era appena spostato, quando la figura alata strepit, divincolando-
si. Si contorse atrocemente, come se qualcosa stesse scavando una tana nel
suo corpo, poi il torace le scoppi.
L'orco fu colpito alle spalle e cadde stordito. L'ultima Guardia Ferale in-
combeva minacciosa su di lui e il Nathrezim si stava avvicinando. Il diabo-
lico incantatore abbass lo sguardo sull'avversario, con occhi traboccanti
di insolenza.
Combatterai egregiamente per noi... sibil. Ucciderai molti dei tuoi
amici...
La visione di se stesso zoppicante verso Tyrande e gli altri provoc in
Brox il voltastomaco. Era pronto ad accogliere la morte, ma quella sarebbe
stata soltanto la sua agghiacciante parodia.
No! Brox si sollev da terra, sapendo fin troppo bene che non avrebbe
mai sconfitto n l'arma della Guardia dell'Abisso, n l'incantesimo malefi-
co del negromante.
Poi, inaspettatamente, l'altro Nathrezim grid. L'urlo angoscioso gli
sfugg a malapena dalle fauci, prima di farlo esplodere in fiamme blu.
I due demoni si voltarono e Brox ebbe finalmente la sua opportunit.
L'orco assal immediatamente l'altro incantatore, conficcandogli l'ascia nel
corpo. La lama affilata non soltanto trapass la gola del Nathrezim, ma gli
stacc completamente la testa.
Una lama fer Brox di striscio, causandogli un taglio superficiale sul pet-
to. L'orco gemette di dolore, poi si gir verso l'avversario. Avvicin l'ascia
alla lama del demone, finch non infranse l'arma dell'altro. La Guardia Fe-
rale tent di ritrarsi, ma l'orco la travolse.
Respirando affannosamente, il guerriero veterano si guard attorno. Dai
resti dell'ennesimo albero abbattuto, vide Rhonin avanzare in sella alla
pantera della notte.
Pensavo avresti gestito meglio la situazione, se ti avessi fornito un di-
versivo. Il mago osserv i cadaveri. Se non c'era bisogno che mi occu-
passi della questione, ti prego di dirmelo.
Con uno sbuffo, Brox rispose: Un guerriero valoroso accetta di buon
grado ogni genere di alleati, umano. Il guerriero che hai di fronte ti ringra-
zia.
Dovrei essere io a ringraziare te. Sei stato tu a scovare i demoni che
stavano rianimando i cadaveri.  stato come se l'orrore del Flagello fosse
cominciato di nuovo.
Ripensando ai cadaveri barcollanti, Brox si affrett a scrutare la zona
circostante, ma non ne avvist.
Sta pure tranquillo, Brox lo rassicur Rhonin. Non appena i Nathre-
zim sono morti, anche il loro lavoro  cessato. I defunti sono di nuovo in
pace.
Bene.
Sei ferito.
L'orco bofonchi per sdrammatizzare. Ho avuto tante ferite nella mia
vita.
Rhonin ridacchi. Be', per il momento puoi proseguire in groppa al mio
felino. Jarod e gli altri dovrebbero trovarsi proprio fuori dai cancelli. Dubi-
to che il capitano andr lontano senza di noi. Ha gi perso Krasus e Malfu-
rion. Non intende tornare a mani vuote da Ravencrest.
In altre circostanze Brox avrebbe indugiato, prima di accettare di prose-
guire come passeggero di Rhonin. Mostrare qualsiasi caratteristica che non
fosse la pura forza era considerata un'onta agli occhi della sua gente. Tut-
tavia, sentiva le gambe deboli e decise che un buon guerriero era anche co-
lui che non metteva inutilmente a rischio i suoi soccorritori. L'orco mont
in sella e lasci che fosse Rhonin a condurre la pantera.
Ha avuto inizio... mormor l'umano. Hanno cominciato gli esperi-
menti per creare l'esercito dei Non-morti. Questo probabilmente  l'unico
posto in cui l'hanno tentato.
La densa foschia rallentava la loro andatura. Brox scrut attorno a s e
vide il cadavere di un elfo della notte, un abitanti del luogo, a giudicare
dagli abiti. Che giacesse l immobile, comunic all'orco una sensazione
mista di sollievo e di disgusto.
Capisci quello che sto dicendo, non  vero, Brox?
L'orco lo capiva eccome. Chiunque fosse sopravvissuto alla guerra finale
contro la Legione Infuocata e a tutte le sue terribili conseguenze avrebbe
compreso. Chiunque nella loro epoca aveva per lo meno sentito le leggen-
de e i racconti spaventosi sulle Lande Maledette e le orde di ghoul che le
popolavano. Troppi avevano visto i loro cari ridestarsi dalla morte e cerca-
re di portare anche i vivi fra le loro macabre schiere.
Il Flagello ormai si aggirava per il mondo, seminando il terrore per ren-
derlo un'unica, immensa Landa Maledetta. Quel'Thalas era ormai quasi
completamente rasa al suolo. E anche gran parte di Lordaeron. I Non-morti
avevano raggiunto quasi tutti i regni.
L, nel passato remoto, Brox e Rhonin avevano appena incontrato le av-
visaglie della nascita del Flagello... ed entrambi sapevano che, nonostante
la piccola vittoria riportata, non avrebbero potuto fare nulla per cambiare
quella parte terrificante del futuro.
Capitolo quindici
La voce era perennemente tra i pensieri di Illidan e gli sussurrava parole
un tempo inconcepibili. S, era geloso del fratello, ma non si sarebbe mai
immaginato come causa di sciagure per Malfurion. Voleva dire privarsi del
braccio sinistro, o quasi.
Eppure... non poteva fare a meno di provare una certa consolazione in
quei pensieri, un modo per placare il dolore per la perdita di Tyrande. Nel
profondo, Illidan nutriva ancora una vaga speranza che l'elfa avrebbe potu-
to ricredersi e che avrebbe capito quanto lui fosse superiore al gemello.
L'orrenda foschia che si era sprigionata da Zin-Azshari non contribuiva a
sollevare il suo stato d'animo. Nell'avvicinarsi a Lord Ravencrest, vide che
neppure nobile barbuto sembrava soddisfatto. Nonostante gli ulteriori pro-
gressi compiuti, Malfurion e Krasus erano scomparsi. Inoltre, Rhonin do-
veva ancora rientrare dalla missione che si era ostinato a intraprendere. Il-
lidan era sicuro che gli elfi della notte sarebbero stati capaci di farcela sen-
za gli altri maghi, ma avrebbe preferito che l'umano tornasse. Rhonin era
l'unico capace di insegnargli il modo per accrescere i propri poteri.
Si inginocchi di fronte al suo protettore e chin il capo. Mio signore.
Alzati pure, giovane mago. Preparati insieme agli altri per ripartire.
Ma il Maestro Rhonin...
 tornato e ha fatto rapporto pochi minuti fa. Quel che mi ha detto ci
obbliga a rimetterci immediatamente in marcia. Dobbiamo sconfiggere i
demoni e conquistare la capitale prima possibile.
Illidan rimase stupito per non aver percepito il ritorno del mago. Nell'al-
zarsi, assicur: Mi preparer subito per la partenza.
Il mago fece per congedarsi, ma Ravencrest scosse la testa. Non  que-
sta l'unica ragione per cui ti ho convocato, Illidan. Devo dirti quel che il
mago ha scoperto e non dovrai riferirlo a nessuno.
Il petto di Illidan si gonfi di orgoglio. Non lo riveler a nessuno,
nemmeno alle Guardie della Luna.
S, giovane, finch non sar io a dirti di farlo. Ascolta quel che il Mae-
stro Rhonin ha individuato e cerca di comprenderlo bene... se ne sarai in
grado.
Cos, il nobile della Fortezza di Black Rook espose a Illidan l'orrendo
racconto su quel che era accaduto al gruppo di ricognizione. Il giovane
mago ascolt inizialmente con incredulit, poi con stupore. Tuttavia, non
reag con orrore, n prov lo stesso terrore con cui Lord Ravencrest aveva
accolto la notizia. Piuttosto, per la prima volta, Illidan si ritrov ad ammi-
rare l'audacia dei demoni.
Non credevo che una cosa del genere fosse possibile! disse, non appe-
na il nobile ebbe terminato. Quale padronanza devono avere dei loro po-
teri!
Gi replic Ravencrest, senza prestare attenzione al fascino morboso
sperimentato da Illidan. Poteri troppo oscuri e letali da dominare. Ormai
siamo di fronte a una minaccia ben pi grave di quanto pensassimo. 
un'ipotesi davvero turpe da concepire, perfino per creature esecrabili come
i demoni!
Illidan per non vedeva la cosa allo stesso modo. Gli incantatori demo-
niaci non ponevano limiti alla loro immaginazione. Sfruttavano al massi-
mo le loro capacit, per ottenere tutto ci che desideravano. Sebbene lo
scopo finale in s fosse riprovevole, gli sforzi degli stregoni erano senz'al-
tro mirabili.
Mi piacerebbe riuscire a catturare un Eredar mormor. Lo stregone si
vide mentre interrogava il demone per apprendere le differenze fra i propri
incantesimi e quelli del nemico.
Catturarne uno? Non essere sciocco, giovane elfo!  mia intenzione
farli uccidere all'istante, soprattutto alla luce delle ultime scoperte! Ogni
stregone morto vuol dire minore probabilit che lo scempio a cui Maestro
Rhonin e gli altri hanno assistito si ripeta!
Illidan si affrett a soffocare qualsiasi cenno di ammirazione nei con-
fronti degli stregoni e approv prontamente. Ma certo, mio signore! Ri-
mane una delle nostre maggiori priorit!
Mi aspetto che sia cos. Per ora  tutto, mago.
Illidan si inchin, poi si conged immediatamente. La sua mente era in
subbuglio riguardo a quel che aveva appena saputo. Ridestare i morti!
Quali altre fantastiche prodezze gli Eredar erano in grado di compiere?
Perfino i due maghi stranieri non avevano mai dato prova di simili abilit,
altrimenti avrebbero senza dubbio intuito l'efficacia di risuscitare le vittime
di entrambi gli schieramenti, per utilizzarle contro la Legione Infuocata!
Lord Ravencrest stava commettendo un errore tremendo. Quale modo
migliore per sconfiggere il nemico dell'imparare dalle sue prodezze, ag-
giungendole alle armi a disposizione? Sommando le nuove capacit, a
quelle gi sviluppate, Illidan riteneva che sarebbe stato in grado di scon-
figgere i demoni quasi solo con le proprie forze.
Senza dubbio allora Tyrande avrebbe capito che lui era il migliore com-
pagno possibile.
Se solo potessi imparare da loro... sussurr.
Non appena lo disse, Illidan si guard attorno allarmato, sicuro che
qualcuno nelle adiacenze l'avesse udito. Tuttavia, il mago riscontr che lo
spazio prossimo a lui era vuoto. Il soldato pi vicino distava parecchi me-
tri.
Ritrovata la sicurezza, Illidan part per unirsi alle Guardie della Luna.
Aveva molte cose su cui riflettere. Molte.
L'ombra si ritrasse vedendo Illidan allontanarsi e costeggi la tenda di
Lord Desdel Stareye. Sebbene fosse munita di zoccoli, la figura si mosse
silenziosamente sul terreno sconnesso. In qualche modo riusc a sfuggire
alle guardie in servizio, nonostante in alcuni momenti passasse quasi ra-
sente a loro. Soltanto coloro da cui intendeva farsi vedere o ascoltare lo
notavano.
Xavius ostent uno sguardo lascivo, piuttosto soddisfatto per gli sforzi
compiuti. Non soltanto aveva servito il suo glorioso padrone, ma aveva
anche messo in moto la propria vendetta. Aveva notato immediatamente il
fratello del druido e ormai il processo di corruzione della sua anima era
stato innescato. I dubbi, i desideri erano gi in lui e, da quel momento, sa-
rebbe stato Illidan stesso ad alimentare le fiamme della gelosia. Era solo
questione di tempo.
Il satiro guizz via dall'accampamento verso il luogo in cui gli altri lo at-
tendevano. Perfino Archimonde non era al corrente di tutti i piani di Xa-
vius, poich colui che era stato un elfo della notte ormai rispondeva uni-
camente a Sargeras. N Archimonde, n Mannoroth avevano alcun ascen-
dente su di lui.
S, pens Xavius, se tutto fosse andato come previsto, non appena Sarge-
ras fosse giunto nel piano mortale, sarebbe stato lui a sedere alla destra del
Grande Abissale... e Archimonde e Mannoroth sarebbero stati costretti a
inchinarsi al suo cospetto.
Fu il dolore a risvegliare Krasus, un dolore che sconquassava ogni fibra
del suo essere. Perfino respirare lo faceva soffrire terribilmente.
Fermo, non muoverti cinguett una voce femminile. Non sei ancora
in grado di rialzarti.
Krasus cerc di aprire gli occhi, ma anche quell'impresa si rivel ardua.
Chi...
Dormi, dormi... La voce della creatura era musica allo stato puro, ma
in essa v'era qualcosa che rivel al mago ferito di trovarsi di fronte a una
creatura diversa da un umano o un elfo della notte.
Krasus lott contro il consiglio della creatura, ma le forze lo abbandona-
rono e infine si addorment. Il suo sonno si anim subito di sogni sul volo.
Era di nuovo un drago, ma possedeva anche il magnifico piumaggio di un
grande uccello. Il mago non vi bad molto, affascinato solo dal fatto di
trovarsi sospeso nell'aria.
Il sogno continu a lungo, senza smettere di allettarlo. Appena qualcuno
lo scosse per destarlo, fu quasi sul punto di imprecare contro l'importuno.
Maestro Krasus! Sono Malfurion! Svegliatevi!
Il mago anziano torn con riluttanza allo stato cosciente. Io... sono con
te, druido.
Elune sia lodata! Credevo avreste dormito per sempre!
Ora che era sveglio, Krasus si rese conto che l'elfo doveva avergli fatto
un enorme favore. Credevo dovessi dormire... almeno fino al rientro della
nostra ospite. Lo smunto incantatore si guard attorno. E forse sto anco-
ra dormendo.
La stanza dove si trovavano, sebbene spaziosa, aveva un aspetto cos
strano che attir l'attenzione di Krasus. Era formata da moltissimi rami,
rampicanti e altri elementi cementati con il fango. La stanza era coronata
da un soffitto a pianta circolare. L'unico ingresso sembrava un'apertura alla
destra di Krasus. Il mago abbass lo sguardo e not che il suo giaciglio era
reso soffice da una coltre di foglie fresche abilmente intrecciate fra loro.
Su un tavolino realizzato con il ceppo di un albero, v'era una coppa ricava-
ta da una noce di eccezionali dimensioni, colma d'acqua, che dedusse fosse
per lui.
Il mago sorseggi e continu a esaminare la stanza. Socchiuse gli occhi
quando cap che quella che gli era parsa una parete era in realt un corrido-
io. Il profilo della stanza e la tecnica con cui i muri erano stati costruiti
rendevano quasi impossibile scorgere il corridoio senza posizionarsi diret-
tamente di fronte.
 molto grande qui osserv Malfurion. Ho trovato un'altra stanza pi
ampia e da l sono passato in altre due. Poi mi sono imbattuto in ulteriori
corridoi e ho deciso che avrei fatto meglio a tornare da voi.
Saggia decisione. Krasus corrug la fronte. Il suo udito sopraffino a-
veva avvertito una serie di suoni provenienti dall'esterno ed era finalmente
riuscito a identificarli. Uccelli. Non di un unica specie, per; il mago aveva
udito almeno una dozzina di richiami diversi, alcuni eccezionalmente sin-
golari.
Che cosa c' qui fuori?
Preferirei non dirvelo, Maestro Krasus. Dovreste vedere con i vostri
occhi.
Con crescente curiosit, la figura emaciata si alz e si diresse verso l'a-
pertura. Quando vi si avvicin, i richiami si fecero pi intensi e differenti.
Era come se ogni variet di uccello avesse fatto il nido fuori...
Krasus esit e controll nuovamente la stanza. Ecco cosa gli ricordava...
un enorme nido di uccelli.
Il mago sospettava gi di sapere cosa avrebbe trovato, ma sporse co-
munque la testa oltre l'ingresso.
Sembrava che ogni specie di uccelli avesse effettivamente fatto il nido l
attorno. Senza dubbio vi era spazio a sufficienza per farlo. Ovunque Kra-
sus guardasse, scorgeva enormi rami rigogliosi di foglie. Su ciascun ramo,
un diverso tipo di uccello aveva costruito il nido. A uno sguardo rapido,
Krasus individu colombe, pettirossi, cardinali, tordi e altri ancora. Vi era-
no uccelli provenienti dalle zone temperate e altri da climi pi esotici. Si
mischiavano insieme. Cantavano insieme. Alcuni si nutrivano di bacche,
altri di pesci e altri ancora erano addirittura predatori di uccelli, ma in que-
sto caso si accontentavano di buon grado di conigli e lucertole, catturati
per i loro piccoli.
Krasus sollev gli occhi e scopr altri nidi. La chioma di quell'albero in-
credibilmente gigantesco ospitava ogni genere di uccelli da tutto il mondo.
L'albero si caratterizzava anche per la stessa struttura mastodontica, di
cui la stanza interna costituiva solo una minima sezione.
Come l'infinit di cunicoli di un immenso formicaio, il nido si spandeva
su tutti i rami. Il mago fece un rapido calcolo mentale. Lo stim abbastan-
za ampio da accogliere l'intero esercito elfico, cavalcature e profughi com-
presi, e rimaneva ancora parecchio spazio disponibile. Nonostante l'aspetto
esteriore apparentemente precario, Krasus intu che l'edificio dovesse esse-
re molto pi resistente di quel che sembrava. Mentre il vento cullava le fo-
glie, il nido oscillava, assecondando il moto dell'aria. Il mago sfior la so-
glia dell'ingresso e si rese conto che era pi salda delle pietre di un'impo-
nente fortezza.
Poi... guard verso il basso.
Immaginare che un drago potesse soffrire di vertigini sarebbe stata un
tempo un'ipotesi assurda per Krasus. Eppure, in quel momento vacill, in-
capace di accettare quel che aveva appena visto.
Maestro Krasus! Malfurion lo trascin lontano dall'ingresso. Siete
quasi caduto! Mi dispiace! Avrei dovuto dirvi cosa vi attendeva!
Krasus respir a fondo, per riprendere i sensi. Sto bene, amico mio.
Adesso puoi lasciarmi andare. Ora so cosa attendermi da questo posto.
Mi sono dovuto aggrappare quando ho guardato per la prima volta gli
confid il druido. Temevo che sarei stato spazzato via dal vento.
Ormai conscio di ci che lo attendeva, Krasus torn all'apertura. Afferr
gli stipiti, poi scrut nuovamente in gi.
L'albero si estendeva verso il basso ben oltre la portata dello sguardo,
con rami che spuntavano ovunque, dove gli uccelli stavano appollaiati o vi
avevano nidificato. Krasus aguzz gli occhi, ma non riusciva ancora a di-
stinguere la base dell'albero. Il cielo venne attraversato da nuvole, nubi
smisurate che confermavano quanto si trovassero in alto in quel momento.
L'elfo della notte lo raggiunse. Nemmeno voi riuscite a scorgere il ter-
reno, vero?
No.
Non avevo mai sentito parlare di un albero cos impressionante e vasto
da non permettere di vedere la terra sottostante!
Io s rispose Krasus ripescando antichi ricordi dalla sua memoria la-
cunosa. Si... si tratta di G'hanir, Madre Albero.  la dimora di tutte le cre-
ature alate, distante, ma comunque parte del mondo mortale in una maniera
simile a quella del Sogno di Smeraldo. G'hanir  l'albero pi alto in cima
alla montagna pi alta. Il frutto che porta contiene i semi di tutti gli alberi
terrestri. Riflett ulteriormente. Questa  la dimora della nostra ospite...
la semidea, Aviana.
Aviana...?
S. Una forma bianca e fuggevole, in volo verso di loro, attir la sua
attenzione. Credo che stia venendo da noi proprio adesso.
La figura alata crebbe rapidamente di dimensioni via via che si avvici-
nava e alla fine si materializz in un enorme falco pellegrino bianco, pi
grande di loro due messi insieme. Krasus incit il druido a rientrare, per
non ostruire l'apertura.
Il falco poderoso entr svolazzando. Poi si trasform. Le gambe crebbe-
ro facendosi pi robuste. Le ali si ritrassero, diventando mani sottili coper-
te di piume. Il corpo si modell pi simile a quello di un'elfa della notte o a
un'umana, e la coda si tramut nello strascico bianco di un abito leggero e
trasparente.
Una creatura femminile dagli occhi grandi e il corpo esile, quasi umana
nelle sue fattezze, esamin i due. Il bel volto pallido ed eburneo era incor-
niciato da una meravigliosa capigliatura di piume lanuginose. Il naso era
appuntito, ma molto elegante. L'abito svolazzava a ogni passo e i piedini
delicati terminavano con due artigli affilati.
Siete svegli, svegli esord, accigliandosi leggermente. Dovreste ripo-
sare, riposare.
Krasus s'inchin. Vi sono grato per la vostra ospitalit, signora, ma so-
no abbastanza in forze da proseguire il mio cammino.
La creatura alz il capo come avrebbe fatto un uccello e lanci un'oc-
chiata di rimprovero in direzione del mago. No, no...  troppo presto,
troppo presto. Vi prego, sedetevi, sedetevi.
I due si guardarono attorno e scoprirono due sedie alle loro spalle, co-
struite nello stesso modo del nido. Malfurion aspett Krasus, che infine
accondiscese e si sedette.
Voi siete la Madre dei Volatili? chiese il mago.
Io sono Aviana, se  questo che intendi dire. I suoi occhi profondi fis-
sarono Krasus. E tu sei una delle mie creature, delle mie creature, mi pa-
re.
S, signora. Conosco l'ebbrezza del volo. La mia anima appartiene ad
Alexstrasza...
Aaah... La semidea sorrise con fare materno. Cara, cara Alexstra-
sza...  tanto che non parliamo un po'. Dovremmo farlo.
S. Krasus non insist sul fatto che quel momento era lungi dall'essere
adatto per una visita. Non dubitava che Aviana sapesse esattamente quel
che stava accadendo nel mondo e che, nonostante il suo volto lieto, con-
versasse con gli altri semidei e gli spiriti su come affrontare la Legione In-
fuocata.
La divinit del cielo osserv l'elfo della notte. Tu, tu, dall'altra parte, tu
sei uno degli allievi di Cenarius...
Mi chiamo Malfurion.
Aviana cinguett come un uccellino. Naturalmente, naturalmente! Ce-
narius mi ha parlato bene di te, giovane.
Le gote del druido si imbrunirono.
Una domanda affior incontenibile sulle labbra di Krasus e alla fine fu
costretto a dire temerariamente: Signora... come siamo capitati quag-
gi?.
Per la prima volta, Aviana apparve sorpresa. Ma come, siete stato voi a
scegliere di venire qui, naturalmente, naturalmente!
L'ultima cosa che Krasus ricordava era il verme che li aveva circondati,
mentre raggiungevano il portale. Guard Malfurion per una delucidazione,
ma chiaramente l'elfo della notte ne sapeva anche meno di lui. Mi state
dicendo che sono stato io a scegliere di finire qui?
Aviana lev in alto una mano affusolata. Un uccellino variopinto
dall'ampia coda giunse volando dall'ingresso e and a posarsi sul dorso
della mano. La semidea tub verso la piccola creatura, che sfreg la testa
contro la sua. Soltanto coloro che desiderano veramente giungere qui vi
arrivano sul serio. Quest'uccellino ha trovato voi e il vostro amico distesi
fra i rami, i rami. C'era anche carne in abbondanza di un verme molto
grande e saporito. I piccoli se ne ciberanno per un bel po' di tempo...
Malfurion si sent sommergere dalla nausea. Krasus annu. Quando era
svenuto, il portale era crollato, tagliando l'enorme verme in due.
Superando la repulsione, Krasus disse: Temo che questa sia l'unica oc-
casione in cui sia successo per errore, signora. Non intendevo finire quag-
gi. Ho lanciato un incantesimo che non ha funzionato a dovere.
La piccola bocca della divinit si apr in un altro sorriso. Dunque non
intendete riprendere a volare, volare?
Krasus fece una smorfia. Non desidererei nient'altro al mondo.
Dunque  per questo, dunque  per questo che siete finiti quaggi.
Il mago riflett sulle parole della divinit. Il suo desiderio costante di es-
sere se stesso aveva evidentemente influenzato l'incantesimo e Aviana l'a-
veva percepito. Per non v' nulla che possiate fare per aiutarmi.
Che peccato, che peccato. La semidea lasci che l'uccellino si allonta-
nasse. Ma forse potr, forse potr... se insistete davvero nel voler riparti-
re.
S.
Molto bene, molto bene. Da sotto l'ala sinistra Aviana strapp una
piuma. Mentre la sollevava, un riverbero argenteo la invest. La divinit
del cielo porse la piuma a Krasus, che accolse il regalo con grande venera-
zione e lo esamin attentamente. La piuma donatagli da Aviana possedeva
certamente poteri magici, ma in che modo gli avrebbe permesso di volare?
Mettila sul tuo petto.
Dopo un attimo di esitazione, Krasus apr la parte superiore del suo abi-
to, mostrando il torace. Ud Malfurion esclamare meravigliato e perfino
Aviana spalanc ancor di pi i grandi occhi.
Bene, bene, dunque sei veramente uno dei miei piccoli.
Si era dimenticato della scaglia. Avuta in dono dal suo io pi giovane,
gli forniva un tale conforto che ormai non ne avvertiva pi la presenza. Per
un attimo riflett sull'ipotesi di utilizzarla per attraversare in qualche modo
la barriera, ma si rese conto subito che Neltharion aveva bloccato l'accesso
del regno dei draghi a chiunque, al di fuori delle sue guardie. Il Guardiano
della Terra non voleva che nessuno disturbasse gli ultimi perfezionamenti
alla sua magia. Il vostro piano funzioner? domand.
Ma naturalmente, naturalmente! Ora pi di prima, ora pi di prima!
Dopo aver posizionato la piuma sul torace, in un punto dove non era ri-
coperto dalla scaglia di drago, Krasus rimase in attesa.
La piuma lanuginosa ader alla pelle con altrettanta facilit della scaglia.
Le barbe setose della piuma si adagiarono piatte sulla pelle e, mentre Kra-
sus osservava i cambiamenti in atto, le barbe all'improvviso cominciarono
a crescere. Raggiunsero il dorso, insinuandosi in ogni direzione.
Malfurion era sconvolto. Krasus scosse la testa. Capiva quel che Aviana
intendeva fare e aspettava pazientemente. Il cuore del mago prese a pulsare
due volte pi velocemente del normale e sent il bisogno impellente di bal-
zare fuori dal nido.
Non ancora, non ancora lo avvert la semidea. Capirai quando avr
finito di agire, quando avr finito di agire.
Una sensazione stranissima si diffuse sulle spalle, accanto alle scapole.
Krasus percep i suoi abiti muoversi e ud leggeri strappi nella stoffa.
Qualcosa sta spuntando sotto i vostri vestiti! proruppe il druido, quasi
senza fiato.
Ancor prima che iniziassero a espandersi per disegnare meglio la loro
forma, Krasus sapeva gi cosa sarebbero state: ampie ali bianche, identiche
a quelle di Aviana quando si era trasformata in un uccello. Erano ricoperte
di piume bianche e robuste. Krasus istintivamente pieg le ali e ne scopr
l'affidabilit.
Saranno tue per questo viaggio, per questo viaggio.
Il mago indic il compagno. E lui?
Non  una creatura del cielo, cielo. Con un po' di apprendimento, s,
con un po' di apprendimento. Ma ci vorrebbe troppo tempo, troppo tempo.
Dovrai trasportarlo tu, tu.
Nelle sembianze attuali, Krasus dubitava di avere la forza sufficiente per
un percorso cos lungo ed espresse i suoi dubbi ad alta voce. Quelle preoc-
cupazioni non sembrarono per turbare l'ospite.
Questa volta, Aviana estrasse un unico filamento da un'altra piuma. Lo
port alle labbra e lo soffi delicatamente verso Malfurion. Il druido ap-
parve incerto, ma rimase immobile, mentre il minuscolo frammento di
piuma volava nella sua direzione.
Gli arriv sulla spalla, aderendo alla pelle in quel punto. Malfurion ebbe
un brivido, poi speriment un intenso formicolio alle mani, alle gambe e
nell'intero corpo.
Mi sento... Balz verso l'alto e quasi colp il soffitto. Malfurion si po-
s a terra e sorrise soddisfatto come un bambino.
La divinit dalle sembianze di volatile sorrise a entrambi, poi si rivolse a
Krasus. Non rappresenter alcun peso per te, alcun peso.
Io... Krasus trattenne il fiato. Fino a quel momento, non si era reso
conto di quanto fosse forte il suo dolore per aver perso la capacit di li-
brarsi fra le nuvole. Una lacrima gli scivol da un occhio, mentre si ingi-
nocchiava davanti ad Aviana, dicendo: Vi ringrazio....
Non c' bisogno che mi ringrazi, che mi ringrazi. Gli ordin di rialzar-
si, poi condusse entrambi all'ingresso. Ora volerete lontano da qui, lonta-
no da qui. Andate verso quel ramo in alto, a destra, a destra. Poi attraversa-
te le nuvole, le nuvole, e scendete. Cos vi ritroverete nella direzione giu-
sta, nella direzione giusta.
La piuma. In che modo...
Aviana mise delicatamente un dito sulle labbra di Krasus. Su, su. La
piuma sapr come agire, come agire. Mentre Malfurion si avvicinava al
mago, il tono di Aviana si fece pi solenne e dichiar al druido: Il tuo
shan'do vuole che tu sappia che  con te, con te. Non ignoriamo i pericoli,
i pericoli. Ma la nostra determinazione  grande, grande....
Vi ringrazio. Ci mi infonde speranza.
Infonde speranza a noi tutti aggiunse Krasus. Se solo potessimo fare
qualcosa per aiutare i draghi.
Aviana approv. Gi... perfino noi non riusciamo a comprendere cosa
stia accadendo laggi, laggi.
I due visitatori si fissarono fra loro e Krasus spieg: Hanno escogitato
un piano, ma ci costituisce una minaccia per....
All'improvviso, sent le labbra come impastate. La lingua sembr con-
torcersi tutta. Aviana attendeva ulteriori informazioni, ma Krasus non era
in grado di dargliele.
Interpretando il suo silenzio come una forma di esitazione, la semidea
assent con profondo rispetto, poi ordin al mago di entrare nell'apertura.
Krasus lo fece immediatamente, quasi saltando nel cielo. Le ali reagiro-
no all'istante, elevandolo in volo. Tutt'attorno, gli uccellini cinguettarono e
cantarono per aver riconosciuto un'altra creatura volante.
L'inebriante esperienza gli fece momentaneamente dimenticare Malfu-
rion e la sua missione. La sensazione di disporre di nuovo di ali era tal-
mente spettacolare che Krasus dovette librarsi fino all'altezza dei rami e da
l poi tuffarsi, prima che il pensiero razionale riprendesse il sopravvento.
Un po' mortificato, il mago infine atterr nel punto in cui Aviana e il
druido lo attendevano. L'elfo aveva un'espressione soddisfatta e la semidea
sorrise come una madre orgogliosa. Poi indic a Malfurion di uscire a sua
volta e, dopo aver lanciato un'occhiata circospetta all'esterno, il druido ob-
bed.
Raggiunto l'elfo, Krasus lo prese con s. Gli sembr di non trasportare
alcun peso.
Stai comodo? domand il mago al compagno.
Non lo sar finch non toccher di nuovo terra mormor Malfurion
ma fino a quel momento star abbastanza bene, Maestro Krasus.
Andate allora, andate allora li esort Aviana. A Krasus in particolare
aggiunse: Quando la fine dei tuoi giorni giunger, giovane amico, avrai
qui il tuo nido gi pronto, gi pronto.
Krasus impallid. Esamin il numero infinito di uccelli attorno a s nella
loro variet; tante specie convivevano le une con le altre, sebbene non sa-
rebbe dovuto essere cos.
Il motivo per cui riuscivano a vivere tutte insieme in quel luogo... era
che non vivevano affatto. Si trattava di spiriti, portati l dalla semidea. In
qualche altro luogo v'erano creature alate pi grandi, forse anche l'ippogri-
fo rimasto ucciso... e, naturalmente, anche i draghi che avevano visto la fi-
ne dei loro giorni.
Andate dunque, andate dunque tub la figura bianca. Tornerete pre-
sto, presto...
Preso alla sprovvista come mai prima di allora, Krasus deglut. S, pa-
drona... vi ringrazio nuovamente.
Aviana sorrise, cosa che non contribu ad alleviare il suo turbamento.
Sollevatosi a diversi metri dal nido, Krasus esamin la direzione che la
semidea gli aveva indicato. Afferr per bene il titubante Malfurion, poi
part.
Non appena si librarono in cielo, l'elfo chiese: Che intendeva dire con
quelle parole? Cosa voleva dire col fatto che sareste tornato qui?.
Tutti moriamo prima o poi, Malfurion.
Tutti... Il druido trem, non appena cap la verit. Volete dire che...
tutte quelle creature...?
Ciascuna di esse. Krasus rifiut di aggiungere altro, ma ormai la sua
curiosit era tanta e si arrischi a volgere lo sguardo indietro verso il nido.
Il mago spalanc gli occhi non appena si rese conto che ne aveva visto sol-
tanto una piccola parte. Per la prima volta, Krasus vide la struttura in tutta
la sua immensit. Si espandeva in ogni direzione e ogni angolo era occupa-
to da una sala circolare. Esamin l'intero edificio, poi l'albero immenso che
lo sovrastava facendolo sembrare minuscolo al confronto. Bene in alto, no-
t alcune creature alate che perfino lui non fu in grado di identificare.
Poi, mentre era ancora rapito da quella visione... le creature sparirono tra
le nuvole.
Capitolo sedici
L'esercito elfico incontr nuovamente i demoni appena superata Sura-
mar. La Legione Infuocata li tenne l bloccati per un breve periodo, poi si
ritir in direzione di Zin-Azshari. A met dello scontro, nella serata suc-
cessiva, la battaglia si intensific e ancora una volta non ci furono n vin-
citori n vinti. Morirono orribilmente sia i demoni sia gli elfi. Orribilmen-
te, colpiti dalle armi o dalla magia.
Ravencrest non tollerava pi quell'interminabile situazione di stallo e
aveva dunque nuovamente convocato sia Rhonin sia Illidan.
Sembra che la magia sia un fattore decisivo in questa guerra! disse in
particolare all'umano. Siete in grado di fare qualcosa?
Rhonin riflett. Esiste una strategia che si potrebbe adottare, ma avr
bisogno della piena collaborazione delle Guardie della Luna per realizzarla
in modo efficace. Rischia per di ritorcersi contro di noi.
Dubito che potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione. Illidan, co-
sa hai da dire?
Attendo con impazienza di poter aiutare il Maestro Rhonin nel prepara-
re il suo incantesimo, mio signore replic l'incantatore, rivolgendo un in-
chino al mago.
Rhonin mantenne un'espressione impassibile. Sperava che Illidan cer-
casse di attingere energia dal suo incantesimo. In caso contrario, sarebbe
sopraggiunto il caos.
E caos voleva dire sconfitta.
Attingeremo pi energia possibile dal Pozzo Rhonin inform Illidan,
mentre si avvicinavano alle Guardie della Luna. Intendo tentare una stra-
tegia che i maghi di Dal... che i maghi della mia terra avevano pensato di
attuare, ma non vi riuscirono, prima che la situazione fosse precipitata.
 un incantesimo molto complicato, Maestro Rhonin?
No. Impiegarono settimane a predisporlo, ma ho memorizzato qui den-
tro... Pos le dita sulle tempie. ... il piano che riuscirono a portare a ter-
mine. Potrebbero occorrere diverse ore, ma dovrei farcela.
Illidan ghign. Ho piena fiducia in voi, Maestro Rhonin!
Ancora una volta, l'umano si chiese se l'elfo sarebbe stato in grado di e-
seguire i suoi ordini, senza cercare di trasformare l'incantesimo in qualche
frutto della sua imprudente immaginazione. Illidan sembrava sempre pi
incapace di non porsi al centro di un qualsiasi incantesimo. Viveva unica-
mente per aumentare i propri poteri e non sembrava molto interessato al
fatto che le sue imprese fossero determinate dall'energia che le Guardie
della Luna gli donavano generosamente.
"Per gli dei!" pens Rhonin all'improvviso. "In effetti sembra quasi un
demone..."
Ma sotto molti altri aspetti, l'elfo dagli occhi ambrati rappresentava una
minaccia potenzialmente ben maggiore. Illidan in una posizione di coman-
do... era un'ipotesi che avrebbe certamente condotto alla catastrofe.
"Lo terr sotto controllo. Con Krasus lontano, sono costretto a farlo."
Poteva soltanto sperare che il suo mentore di un tempo fosse riuscito a
raggiungere i draghi. In caso contrario, Rhonin non sapeva cosa sarebbe
successo. Non aveva previsto di utilizzare un incantesimo cos pericoloso
ma, consapevole che l'esito della guerra era tutt'altro che deciso, non vede-
va altre alternative.
Rhonin non intendeva lasciare i soldati privi di difesa contro la magia
nera degli stregoni, cos fece radunare da Illidan una dozzina fra i migliori
incantatori delle Guardie della Luna e lasci che gli altri si occupassero
della battaglia. Avrebbe avuto bisogno di questi ultimi soltanto appena
prima di lanciare l'incantesimo. Le Guardie della Luna l'avrebbero raffor-
zato e diffuso nelle zone dove era necessario.
Ammesso che Rhonin riuscisse a realizzare la sua parte.
Illidan... ho bisogno che tu mi faccia da guida disse il mago, quando
tutto il resto fu pronto. Vorrei che mi portassi al Pozzo.
S, Maestro Rhonin! L'elfo della notte lo affianc trepidante. Stavano
per congiungersi con la mente alla fonte di ogni magia elfica. Fino a quel
momento, Rhonin si era accostato soltanto di riflesso al potere del Pozzo.
Diversamente dalla razza cui Illidan apparteneva, non aveva mai avuto ne-
cessit di un diretto utilizzo e ci aveva costituito un notevole vantaggio.
Illidan e altri avevano imparato da lui a fare a meno del Pozzo, ma non con
la medesima intensit. Ora, tuttavia, Rhonin aveva bisogno di attingervi il
pi possibile per ottenere i risultati desiderati.
In lontananza, squill un corno. Lord Ravencrest stava perfezionando
ogni dettaglio in vista del grandioso incantesimo di Rhonin... o in alterna-
tiva della sua immensa catastrofe.
I due incantatori, affiancati, unirono i loro pensieri in un unico flusso.
Rhonin percep il temperamento selvaggio di Illidan e cerc di tenerlo a
bada. L'impeto dell'elfo della notte era una chiara minaccia alla stabilit
dell'incantesimo.
La mente di Illidan trascin il mago con s. Rhonin osserv con la mente
il paesaggio sfrecciargli davanti, mentre lui e il compagno cercavano di
avvicinarsi al Pozzo. Schiere infinite di demoni ed ettari di paesaggio de-
vastato si susseguirono davanti ai suoi occhi in un solo secondo. Rapida-
mente, le rovine di Zin-Azshari si innalzarono, coprendo completamente la
visuale. L'imponente palazzo della regina Azshara fu la successiva imma-
gine che gli si par dinnanzi... e infine le acque scure del Pozzo dell'Eterni-
t accolsero l'umano.
Il potere che aveva di fronte sconvolse Rhonin. Il mago aveva sempre
pensato di aver percepito appieno l'influenza del Pozzo solo perch aveva
attinto energia dalla zona che lambiva Kalimdor. In quel momento com-
prese di essersi sbagliato. Il Pozzo era una fonte di pura energia talmente
immensa che, fosse stato in grado di assoggettarla completamente, si sa-
rebbe trasformato in un dio.
"Un dio..."
Tutto quel che Rhonin aveva sognato indossando per la prima volta gli
abiti da mago in quel momento gli sembr rapidissimo da ottenere. Avreb-
be potuto far sorgere intere citt, o distruggerle, con un semplice battito di
ciglia. Poteva evocare tutto il potere della terra, per poi riversarlo su coloro
che si opponevano ai suoi voleri. Poteva...
Con uno sforzo immane, Rhonin si liber di quelle ambizioni tenebrose.
Un subitaneo sospetto lo torment, quando riconobbe la vera natura del
Pozzo. Aveva intuito fin dall'inizio cosa aveva di fronte, eppure la sua
mente aveva negato il male celato in quei recessi.
Il Pozzo nascondeva la stessa malvagit sostanziale dei demoni. Poteva
anche essere una fonte di magia pura, ma era in grado di corrompere gli
animi come Sargeras.
Era per troppo tardi per tornare indietro. In quel frangente, Rhonin era
costretto a inoltrarsi nel Pozzo; dopo di che non l'avrebbe mai pi toccato
in maniera altrettanto intensa. Attingere da quegli anfratti, come aveva gi
fatto in passato, ormai lo ripugnava, ma abbandonarlo del tutto significava
rinunciare a qualsiasi tipo di magia... e sapeva di possedere uno spirito
troppo debole per arrivare a tanto.
Il mago percep l'impazienza e la curiosit di Illidan e si affrett a procu-
rarsi l'energia di cui aveva bisogno dall'oscurit del Pozzo. La tentazione di
lasciarsi travolgere era potente, ma con uno sforzo ritrasse la mente da
quelle acque malefiche.
In pochi istanti, le menti dell'elfo e del mago rientrarono nei rispettivi
corpi. Il collegamento con il Pozzo era pi forte che mai. Rhonin si appre-
st a lanciare l'incantesimo, consapevole che prima agiva, prima si sarebbe
liberato dell'inquietante sensazione avvertita nella sua anima.
"Adesso cominciamo" inform Illidan.
All'istante, percep l'altro istruire le Guardie della Luna sul compito pre-
fissato. Avrebbero diretto contro i nemici l'energia del mago, fino a centu-
plicarne l'intensit.
Rhonin predispose lo schema dell'incantesimo su cui i suoi maestri di
Dalaran avevano lavorato prima di morire. Ringrazi rapidamente le loro
anime ormai defunte, senza accorgersi che nessuno di quei maghi sarebbe
nato prima di molti secoli a venire. Poi, non appena si sent soddisfatto
della stabilit dello schema, il mago scaten l'incantesimo.
Illidan e gli altri tremarono interiormente, nel sentire echeggiare la forza
nelle loro menti. A onor del vero, il giovane mago fece in modo che gli in-
cantatori veterani non vacillassero. L'ambizione che Rhonin temeva in lui
riusc a proteggere la riuscita del piano.
Colpirono dunque le linee nemiche.
Si ud un suono assordante, che si propag come un'onda sulla Legione
Infuocata senza nemmeno sfiorare i soldati elfici che combattevano i de-
moni con accanimento. Le creature demoniache cominciarono a strepitare
e gettarono le armi, nel vano tentativo di fermare quel rumore fortissimo. Il
riverbero del suono li sconvolse fin nelle viscere e nei pensieri. Non appe-
na l'onda si abbatt su di loro, i demoni crollarono a terra come trascinati
via da una scopa gigantesca.
In prima linea perirono tutti. I soldati rimasero impietriti, scossi dalla
scena cui avevano assistito.
Adesso, Ravencrest sussurr Rhonin. Adesso.
I corni squillarono, incitando a una lesta avanzata.
Gli elfi della notte gridarono. Le pantere della notte liberarono la via.
Partirono alla carica, alla ricerca del nemico... ma davanti a loro v'erano
soltanto cadaveri. L'onda sonora continuava a saettare in ogni direzione,
causando al suo passaggio una morte rapida e crudele. Nessun demone
colpito sopravvisse a quella furia. Perirono a migliaia.
Rhonin d'un tratto sent il corpo indebolirsi. Barcoll e gli sembr che la
testa stesse per esplodere, come era avvenuto con quelle dei demoni.
Il mago si accasci.
Eccomi, Maestro Rhonin...
Illidan lo adagi sul terreno e si rivel per nulla esausto. Al contrario,
era l'unico a sentirsi ancora nel pieno delle forze. Le altre Guardie della
Luna coinvolte nell'incantesimo avevano un aspetto stravolto come quello
del mago. La maggior parte si sedette o addirittura cadde, senza badare al
fatto che i soldati si scostavano.
Avete visto? Avete visto quel che abbiamo fatto? chiese Illidan, emo-
zionato. Questa ne  la prova! Non c' nessuna energia formidabile come
quella del Pozzo! Poi si volt verso un'entit che Rhonin non era in grado
di vedere. Il Pozzo  la via, fratello! Vedi? Non c' nient'altro di cos po-
tente!
Continu a urlare contro l'assente Malfurion. Rhonin, che ancora cerca-
va di recuperare le forze, non pot fare altro che fissare l'elfo. L'egoismo e
la gelosia di Illidan nei confronti del druido erano talmente evidenti da
somigliare all'odio.
L'incantesimo di Rhonin aveva scaraventato i demoni in aria e proba-
bilmente aveva modificato per sempre le sorti della guerra... ma nel vedere
l'intensa espressione sul volto di Illidan e ripensando al suo momentaneo
asservimento ai voleri del Pozzo, il mago si chiese se avesse piuttosto spri-
gionato qualcosa di ben pi terribile per il futuro della razza elfica.
Korialstrasz cominci a meditare. La sua pazienza si era quasi esaurita. I
draghi avevano ricevuto l'ordine di attendere una decisione degli Aspetti.
Quando fosse giunta, ciascuno stormo avrebbe preso il volo come un'unica
creatura. Il piano era quello di attaccare i demoni dall'alto con una forza
compatta e terribile. L'Essenza dei Draghi avrebbe distrutto le linee nemi-
che prima ancora che fossero gli stessi draghi ad attaccare direttamente.
Era un piano semplice e pratico. Un piano privo di difetti.
Un piano di cui, per motivi che non era in grado di esprimere neppure a
se stesso, Korialstrasz diffidava.
Ma il drago rosso era leale alla sua regina, la sua compagna, e dunque
non fece nulla. Alexstrasza riponeva fiducia nella creazione di Neltharion.
Cosa pi importante, si fidava del Guardiano della Terra. Qualsiasi incer-
tezza Korialstrasz avesse, non poteva esternarla.
Sempre pensieroso, amor mio. Sempre preoccupato.
Korialstrasz sollev la testa sorpreso, non appena il gigantesco esempla-
re femmina entr nella sua dimora. Alexstrasza mormor. Dovrai unirti
agli altri Aspetti...
Mi sono scusata per la mia momentanea assenza. Neltharion non ha
gradito la cosa, ma far bene a dominare la sua impazienza.
Korialstrasz chin il capo in ossequio alla sua sovrana. Come posso
servirti, mia regina?
Una lieve esitazione attravers lo sguardo di Alexstrasza. Con un tono
insolitamente basso per un drago, rispose: Ho bisogno che tu disobbedi-
sca ai miei ordini.
Il consorte apparve perplesso. Che vuoi dire, amore mio?
Tutti, tranne le guardie, devono rimanere qui, in questo labirinto di ca-
verne, fino alla nostra partenza. Vorrei che tu ignorassi il mio ordine pre-
cedente a riguardo e ti congedassi prima possibile.
Korialstrasz era sconvolto. Era chiaro che gli altri Aspetti non dovevano
venire a conoscenza della sua partenza. Dove dovr recarmi?
Non so dirlo con esattezza, ma spero che tu sia in grado di capirlo una
volta superata la barriera. Voglio che tu ritrovi Krasus.
"Krasus." Il mago misterioso era spesso presente nei pensieri di Korial-
strasz. Probabilmente conosceva particolari che avrebbero fatto luce su
molti aspetti che turbavano il drago. Dovrebbe trovarsi ancora fra gli elfi
della notte...
No... era qui vicino appena poco tempo fa. Ysera mi ha riferito che un
elfo della notte di nome Malfurion ha cercato di intercedere presso di lei
come suo messaggero. Tuttavia, Ysera non si  fidata di una simile azione
e ha fatto attendere l'elfo fino al momento pi opportuno.
E poi?
Quando Ysera ha cercato di contattare nuovamente Malfurion, l'elfo era
svanito. Mi ha riferito la cosa, mentre Neltharion e Malygos discutevano
sull'incantesimo dell'Essenza.
Per quale motivo Krasus sarebbe arrivato fin qui? L'apprensione av-
vertita dal drago rosso si fece ancora pi incalzante. Il viaggio dalla terra
degli elfi era piuttosto lungo per una creatura incapace di volare a una ve-
locit di diverse miglia al minuto.
 proprio quello che vorrei scoprire.
Far tutto il possibile per trovarlo, ma potrebbe rivelarsi pi difficile di
quanto tu creda.
La regina sbuff. Chiuse gli occhi per riflettere, poi annu. S, credo sia
giunto il momento che tu lo sappia.
Cosa?
Amor mio, hai gi percepito la vicinanza che esiste fra te e Krasus. Lo
descriveresti quasi come un fratello nato dalla stessa covata, non  vero?
Non vi aveva mai pensato prima in quei termini, ma dalle parole di Ale-
xstrasza Korialstrasz si rese conto che, in effetti, per Krasus aveva un'alta
considerazione. Quella sensazione non aveva nulla a che fare con le sca-
glie che si erano regalati l'un l'altro per sconfiggere la reciproca debolezza.
V'era qualcosa nel mago misterioso che aveva spinto il consorte della regi-
na a fidarsi di lui come si fidava della gloriosa amata.
E, a volte, anche di pi.
Alexstrasza lesse nei suoi pensieri. Sappi questo, amor mio. La ragione
per cui tu e Krasus siete cos vicini  che siete la stessa creatura.
Il drago rosso sbatt le palpebre. Senza dubbio doveva aver capito male.
Senza dubbio Alexstrasza intendeva dire qualcos'altro.
Ma la regina scosse l'immensa testa e afferm: Krasus sei tu, Korial-
strasz. Sei tu in versione pi anziana, pi saggia e molto pi istruita. Sei tu
come apparirai fra innumerevoli secoli a venire.
 impossibile... Poi un pensiero fulmineo sopraggiunse nella sua men-
te. Si tratta forse di uno scherzo di Nozdormu? La sua assenza  stata
molto discussa...
S, Nozdormu ha una responsabilit in questo, ma non posso dirti esat-
tamente quale. Sappi semplicemente che Krasus si trova nella nostra epoca
perch cos dev'essere.
Stando cos le cose, l'esito della guerra  senza dubbio assicurato. L'Es-
senza dei Draghi ci permetter di trionfare sui demoni. Le mie preoccupa-
zioni erano vane.
Le tue preoccupazioni restano valide. Non sappiamo nulla sull'esito
della guerra. Krasus teme che Nozdormu l'abbia inviato fin qui perch la
linea del tempo  stata alterata. C' stato un momento in cui ho preso in
considerazione l'ipotesi di eliminare lui e il suo compagno per preservare
la struttura del tempo. Ma presto mi  stato chiaro che ci non fosse pi
necessario.
Korialstrasz la fiss spalancando le orbite con perplessit. Avresti ucci-
so... me?
Dietro sua insistenza, amor mio.
Korialstrasz rimugin su quel che aveva appreso e comprese il ragiona-
mento di Alexstrasza. Perdonami. S, mia regina. Andr a cercarlo.
Ti ringrazio. I suoi ricordi sono stati fortemente danneggiati dal viaggio
nella nostra epoca, forse perch esisteva gi in questa dimensione tempora-
le nelle tue sembianze. Tuttavia, per molti versi  dotato di una sensibilit
acuta e se c' qualcosa di cui voleva discutere con urgenza,  nostro dovere
trovarlo.
Vado immediatamente.
Alexstrasza chin il capo in segno di gratitudine. Devo fingere che tu
lo faccia di tua iniziativa, Korialstrasz.
Certamente. Non ti deluder, mia regina.
Alexstrasza gli rivolse uno sguardo estremamente amorevole, poi se ne
and. Korialstrasz attese che si fosse allontanata a sufficienza, poi usc an-
che lui.
Con suo grande sollievo, non fu affatto difficile lasciare la montagna,
poich la maggior parte dei draghi in quel momento sedeva in perfetta
calma, in attesa dell'ordine di librarsi in volo. I pochi altri rimasti erano
come lui e Tyran, consorti importanti obbligati a trovarsi nelle vicinanze,
se gli Aspetti avessero avuto bisogno di loro.
Oltrepassare le sentinelle al di l della montagna si dimostr leggermen-
te pi problematico. La prima, appartenente al suo stormo, riusc a evitarla,
grazie alla sua conoscenza delle debolezze della sua stirpe. Horakastrasz
era un esemplare maschio giovane e dallo sguardo acuto, ma tendeva a di-
strarsi facilmente. Quando Korialstrasz gli si avvicin, l'annoiato guardia-
no prese a lanciare delle grandi rocce nell'aria con la coda, per poi osser-
varle precipitare a terra molto pi in basso. Non appena l'altro colp la roc-
cia successiva, Korialstrasz si libr sopra di lui e vol abbastanza in alto in
modo che l'altro non percepisse lo spostamento delle correnti d'aria.
In qualche modo, Korialstrasz riusc a schivare indisturbato anche le al-
tre sentinelle. Si diresse verso la barriera e si prepar all'impatto. Colp il
muro invisibile con la testa e gli sembr di cozzare contro la melassa.
Sbatt le ali con tutta la forza che aveva e riusc a sbucare dall'altra parte,
poi volteggi per miglia e miglia prima di riuscire ad acquisire il giusto
controllo.
Appollaiato su un massiccio, Korialstrasz pens intensamente a Krasus.
Inoltre, lamb con un artiglio la scaglia ricevuta in dono da lui. Molte cose
ormai erano diventate pi chiare; si era chiesto varie volte perch gli effetti
di quello scambio fossero stati cos efficaci. Con quell'azione, le due met
di se stesso si erano rinsaldate. Korialstrasz si sentiva ancora un po' debole
e sofferente, ma non come prima di quello scambio di doni.
Si concentr profondamente per individuare Krasus, alla ricerca di una
sintonia che soltanto due creature, le quali in realt erano una sola, poteva-
no avere. Il drago dubitava che la sua parte mancante fosse ancora nei pa-
raggi, poich al posto suo - d'altra parte, erano la stessa creatura - avrebbe
continuato a tentare di entrare nel regno dei draghi. Non sarebbe andato a
nascondersi. Dovevano essere state le circostanze ad aver costretto Krasus
a fuggire.
Il drago rosso cerc di non pensare a cosa poteva aver obbligato il suo io
pi anziano ad abbandonare la zona, ma si concentr ancor di pi per sta-
bilire un collegamento con l'altro. Soltanto la volont di un drago poteva
raggiungere le vette che in quel momento Korialstrasz valic. La sua men-
te si dilat verso lande infinite, per trovare l'altro se stesso.
Ma la sua pazienza presto si esaur, poich non riusc a riconoscere Kra-
sus da nessuna parte. Avrebbe dovuto essere un compito relativamente fa-
cile. Forse gli era accaduto qualcosa di terribile? Il solo pensiero lo fece
rabbrividire. Nessuno desiderava conoscere il proprio destino finale.
Ma poi, come se fosse rinato all'improvviso, il drago percep una pre-
senza familiare. Non pot individuarne l'esatta collocazione, ma almeno
cap dove dirigersi.
Korialstrasz si libr immediatamente nell'aria e sbatt le ali pi vigoro-
samente che poteva. Prima recuperava l'altra parte di s, prima si sarebbe
sentito di nuovo al sicuro.
Si concentr unicamente su Krasus. L'ambiente circostante divenne
sfuocato. Con le enormi ali, divor intere miglia ma, ciononostante, gli
sembr comunque di essere troppo lento.
Era talmente ossessionato dalla propria ricerca che non si accorse di es-
sere attaccato, finch la schiena non venne lacerata dagli artigli.
Con un urlo terribile, il drago rosso vir nell'aria, cogliendo l'avversario
di sorpresa. Il volto mostruoso di un drago nero riemp la visuale.
Fermati! grid il drago rosso. Per la gloria degli Aspetti, ti chiedo
di...
In risposta, l'altro colosso spalanc le fauci.
Korialstrasz smise di agitare le ali e il suo corpo immenso prese subito a
precipitare, come una pesante roccia. Ci lo salv da una spaventosa e-
splosione di fiamme liquide. Il calore bruciante gli saett sopra la testa e
per poco non gli fer gli occhi.
Korialstrasz prov un dolore devastante nel punto in cui gli artigli
dell'altro gli avevano squarciato le scaglie. Sebbene fosse leggermente pi
grande del drago nero, la sua debolezza rendeva quell'incontro una lotta
impari.
Lasciami stare! protest, cercando nuovamente di fare affidamento
sulla ragione. Non v' alcun motivo per scontarci!
Non devi interferire! replic il drago nero con gli occhi sbarrati, pale-
semente in preda alla follia.
Il consorte di Alexstrasza non aveva alcuna idea di ci che l'avversario
intendesse dire, ma questo rafforzava il timore che fosse accaduto qualcosa
a Krasus.
Il gigante ebano si avvent su Korialstrasz e lo costrinse a sua volta a
perdere ulteriormente quota. Korialstrasz lo lasci fare, con l'obiettivo di
sgusciare via dalla presa dell'avversario all'ultimo momento.
Ma quando fu pi vicino alle cime montuose, scopr di esser finito in
una trappola.
L'avversario d'un tratto moll la presa. Un altro drago nero, nascosto
dietro un picco nelle vicinanze, si avvent su Korialstrasz. La nuova crea-
tura si scontr con il drago rosso, avvinghiandolo e scaraventando ambe-
due in basso a tutta velocit. Il terreno frastagliato ai loro piedi sembr in-
ghiottirli.
Cos ucciderai entrambi! esclam Korialstrasz.
Tutto, per la gloria del mio padrone!
Il vento impetuoso ricacci indietro le ali del drago nero. Solo allora il
consorte di Alexstrasza not che una era ormai lacera e rotta. L'altro drago
non era pi in grado di volare agilmente, ma voleva sacrificare se stesso
per condurre il nemico alla morte.
Korialstrasz, tuttavia, non aveva alcuna intenzione di morire cos. Sbatt
forte le ali e fece quel che l'altro non era pi capace di fare, calibrando o-
gni manovra. All'improvviso, non fu pi il drago rosso a precipitare, bens
l'infido drago nero, ghermito dall'avversario.
Il gigante ferito tuon e cerc di risospingere se stesso e l'altro nuova-
mente in aria. Molto pi in alto, uno strepito avvert Korialstrasz che l'altro
nemico si era reso conto di quanto stava avvenendo.
Korialstrasz fece leva con tutte e quattro le zampe, senza mollare la pre-
sa e soppes i secondi rimasti. Osserv il paesaggio ostile che si approssi-
mava, in particolare le cime aguzze tra le montagne.
Non appena le raggiunsero, il drago rosso allung gli arti, spingendo
l'avversario verso il basso, continuando a sbattere forte le ali, per restare
sospeso nel vuoto, nonostante il peso considerevole.
Con un urlo di dolore che risuon in tutta la zona, il drago nero ferito si
schiant sul terreno. Le sue ossa si spezzarono e, per un attimo, si agit
convulsamente come una foglia in balia del vento. Il sangue si rivers co-
pioso sul terreno.
Un ultimo respiro soffocato sfugg al gigante colpito... poi la testa si
pieg di lato e la lingua penzol molle.
Il secondo attacco prese Korialstrasz quasi alla sprovvista, mentre era
impegnato a sfuggire la sorte toccata al drago appena deceduto. Di nuovo
gli artigli si accanirono sulla sua schiena, strappandogli un grido. La fatica
della lotta cominciava a farsi sentire. Il respiro di Korialstrasz divenne af-
fannoso e dovette compiere uno sforzo notevole per rimanere sospeso in
volo. N lui n Alexstrasza si attendevano un simile tradimento dallo
stormo di Neltharion.
Dovrai morire, e morirai! tuon il drago nero furente, forse per far
comprendere meglio a Korialstrasz le proprie intenzioni.
Il drago rosso riusc a schivare ancora una volta gli artigli fatali, ma il
nemico lo aggrediva senza sosta. L'altro gigante non solo era agile, ma an-
che pungolato dal folle desiderio di compiacere il Guardiano della Terra.
Come l'avversario precedente, sembrava pronto a sacrificarsi, se fosse ri-
sultato utile alla causa.
Ma di quale causa si trattava? Perch reagire in modo cos veemente, se
un drago non si trovava insieme agli altri? Perch il timore di una simile
eventualit aveva spinto Neltharion a ordinare ai suoi di morire per lui?
Qualsiasi fosse il motivo, Korialstrasz non poteva pi angosciarsi.
Un'impetuosa colonna di fuoco liquido lo colp in pieno. Volteggi furio-
samente nell'aria, incapace di concentrarsi.
Gli artigli si conficcarono nel suo petto. L'alito fetido del drago nero
quasi lo fece soffocare.
Ti ho preso! tuon l'esaltata creatura. Il gigante nero inspir, pronto a
lanciare un'altra vampata, che sicuramente avrebbe ucciso il suo avversario
a una distanza cos ravvicinata.
Disperato, Korialstrasz protese la testa in avanti. Le enormi mascelle si
serrarono sul collo del drago nero, stringendole talmente forte da impedire
il passaggio dell'aria.
L'altro colosso trem vigorosamente, mentre l'energia che voleva so-
spingere all'esterno non trovava una via d'uscita. Graffi ripetutamente Ko-
rialstrasz, procurandogli ferite sul volto e sul corpo.
Ma il drago nero, alla fine, esplose.
Liberato il collo dell'avversario, Korialstrasz tuon per il dolore, quando
il fluido bruciante si rivers su di lui dal cadavere dilaniato. Era davvero
troppo. Ormai privo di forze, croll a terra insieme all'avversario morto.
Mentre sveniva, il drago rosso non pot fare altro che chiedersi in che
modo la sua morte avrebbe condizionato il suo io proveniente dal futuro.
Capitolo diciassette
Archimonde osserv le sue legioni allontanarsi dall'incantesimo e dagli
elfi ormai sempre pi vicini. Guard il paesaggio circostante, invaso dalle
armature verde bosco dei nemici. Il comandante dei demoni riusc a perce-
pire negli elfi le grida e l'entusiasmo per l'imminente vittoria.
"Com' facile ingannare queste creature" pens. "Credono di avere la
vittoria in pugno."
Detto ci, il gigantesco demone si volt e lentamente, ma senza esita-
zione, si diresse verso i suoi servitori in fuga.
Unngh!
Malfurion sobbalz nell'udire l'interiezione di Krasus. Un attimo dopo,
sent il mago planare. Il druido si sporse in basso e osserv che si trovava-
no a una quota troppo alta per poter atterrare in sicurezza, con l'aiuto della
piuma magica.
Il druido si strinse alle braccia di Krasus pi che poteva e grid: Che
cos'?.
Non... sento come se mi abbiano strappato il cuore dal petto! Devo...
devo atterrare alla svelta!
L'elfo esamin rapidamente la zona. V'erano alcune aree boschive e
molte pianure erbose. Poi not una radura all'apparenza pi soffice delle
altre e la indic al compagno. Riuscireste ad atterrare laggi?
Tenter!
Krasus per prese a volare a casaccio e il luogo indicato da Malfurion
scomparve sulla destra. Finirono per dirigersi verso un bosco ceduo, po-
tenzialmente in grado di attutire la caduta, ma anche verosimilmente di
causare fratture e ferite gravi.
Krasus grugn forte, sospingendo entrambi ancora pi in alto. Superaro-
no gli alberi e di nuovo apparvero zone pianeggianti. Cominciarono a
scendere, dapprima lentamente poi con troppa velocit, a giudizio del
druido.
Credo... credo che faresti meglio a premunirti per eventuali ferite,
Malf...
All'improvviso, il mago lo lasci andare.
Passarono momenti preziosi, prima che Malfurion si rendesse conto di
cosa potesse fare. Concentr la mente sull'erba sottostante...
Il prato divenne rapidamente pi alto e folto. L'erba si affastell cos fit-
ta da creare una superficie ovattata. Non appena l'elfo della notte vi si po-
s, si scompose leggermente, per poi ricompattarsi. Malfurion trem in tut-
to il corpo, ma rimase comunque incolume all'impatto.
Si tocc all'altezza della spalla e scopr che il dono di Aviana non c'era
pi. Ma ringrazi in ogni caso la sorte per essere riuscito a reagire pronta-
mente ed evitare il disastro.
Krasus volteggi diversi metri pi in l, come un falco colpito a morte
da un arciere. Malfurion non riusc a muoversi abbastanza rapidamente per
aiutarlo e il mago piomb infine sull'erba alta molto pi in l.
Nell'istante in cui atterr, Krasus sent le ali sgretolarsi, come polvere
nel vento. Cadde in avanti e, arrancando, svan dalla visuale del druido.
Maestro Krasus! Maestro Krasus! Con uno sforzo, l'elfo si alz in
piedi e si fece strada a fatica nel prato verso il punto in cui aveva visto pre-
cipitare il compagno.
Ma di costui, non v'era traccia. Malfurion scrut il prato, sicuro di aver
individuato la zona corretta.
Poi, a una certa distanza in direzione sud, ud un breve lamento. Il drui-
do, scostando l'erba, si mosse verso il luogo da cui proveniva quel suono.
Poco dopo, la forma immobile di Krasus si par davanti al suo sguardo
spaventato.
Malfurion s'inginocchi accanto al mago e cerc attentamente tracce di
possibili ferite. Non ne trov e gir dunque lentamente il corpo del com-
pagno. Cos facendo, not qualcosa scivolare dal petto di Krasus.
Era la piuma. Si era raggrinzita e scurita. Il druido la tocc con un dito e
rimase a bocca aperta nel vederla polverizzarsi e dissolversi nell'erba e nel
fango.
Krasus si lasci sfuggire un altro lamento. Malfurion lo sistem in modo
tale che poggiasse completamente la schiena sul terreno; poi controll che
il compagno non presentasse fratture. Tuttavia, nonostante la rovinosa ca-
duta, Krasus sembrava indenne. A quanto pareva, l'unica entit che poteva
averlo colpito, aveva agito nel volo.
La pallida figura apr gli occhi sfiduciata. S-sono... stanco... di sve-
gliarmi in queste condizioni...
Fate attenzione, Maestro Krasus. Non dovreste ancora muovervi.
Presto non mi muover affatto... Malfurion, c-credo... di essere sul
punto di morire.
Che intendete dire? Perch? Cosa vi  accaduto?
Non si tratta di me... ma di un'altra creatura. Sono legato indissolubil-
mente a Korialstrasz... e lui a me. Credo... credo sia stato attaccato. Lui ...
sul punto di morire, e... se lui dovesse morire, io non avrei alcuna speranza
di sopravvivere.
Malfurion lo esamin ancora una volta, per cercare di trovare un modo
per aiutarlo. Dunque non v' pi alcuna speranza?
Forse, se tu potessi... curarlo... ma si trova in un luogo lontano da qui...
e poich si tratta di un drago... risulterebbe estremamente d-difficile. Io...
Krasus smise di parlare. Malfurion riflett con rapidit, ma non riusc a
escogitare nulla. Tutti gli artifici imparati da Cenarius erano inutili se la
vittima si trovava a miglia di distanza.
Poi, quasi invisibile sotto l'abito sgualcito del mago, not la scaglia.
Krasus. Questa...
...  quel che in precedenza credevo ci... avrebbe salvato. Una parte di
lui... in cambio di una parte di me. Ha... ha funzionato, per un po'.
"Questa scaglia dunque  sua" si disse Malfurion. " una sua scaglia."
Si trattava di un piano estremo, impossibile... ma anche l'unico che ave-
va a disposizione. Il druido pass il dito sulla scaglia e rimase stupito dalla
sua compattezza ed energia. I poteri del druido attingevano da diversi
campi del sapere, elementi che Cenarius non aveva mai collegato fra loro.
Tuttavia... alcune nozioni fondamentali potevano di sicuro rivelarsi effica-
ci...
Maestro Krasus, avrei un'idea.
Ma il mago non rispose; gli occhi si erano di nuovo richiusi. Dapprima,
l'elfo della notte temette fosse gi morto. Fu soltanto quando si chin verso
il compagno e ne avvert il respiro lieve ma deciso che Malfurion sent
scemare un po' di tensione.
Non poteva pi indugiare. Maestro Krasus aveva i minuti contati.
Il druido mise entrambe le mani sulla scaglia, poi si concentr sull'am-
biente circostante. L'erba l'aveva gi conosciuto e reag dunque positiva-
mente al suo richiamo. Il vento gli scompigli i capelli e il terreno si ride-
st dal torpore, incuriosito dalla sua richiesta.
Ma prima che potesse domandare loro qualcosa, doveva accertarsi di po-
ter creare un vero collegamento con il drago Korialstrasz. Chiuse gli occhi
e lasci fluire la mente attraverso la scaglia, per individuarne il legame con
l'originario padrone.
In principio il druido avvert una sottile confusione, Krasus e Korial-
strasz erano talmente uniti l'uno all'altro che quasi scambi il primo per il
secondo. Dopo aver capito l'errore, Malfurion si concentr sul drago rosso,
nella speranza che si conservasse un collegamento anche fievole tra la sca-
glia e Korialstrasz.
Con sua grande sorpresa, la cosa si dimostr piuttosto semplice. I sensi
lo trasportarono immediatamente lontano, per intere miglia, per intere lan-
de, fino ad arrivare a una regione pi aspra e montuosa. Sia il paesaggio
sia il percorso gli fecero tornare alla mente il tentativo di raggiungere i
draghi al di l della barriera, ma in questo caso non si era recato altrettanto
lontano n, per fortuna, aveva utilizzato il Sogno di Smeraldo.
Poi, un'orribile sensazione di perdita avvolse Malfurion. Quasi svenne.
Temeva di unirsi accidentalmente all'esperienza letale di Krasus e Korial-
strasz, cos si arm di coraggio. Aument la concentrazione e scopr di
percepire le emozioni del drago in fin di vita.
C'era stata una battaglia, una battaglia orribile. Malfurion pens a un at-
tacco della Legione Infuocata, ma poi dai pensieri frammentari del drago
intu che i nemici si erano rivelati altri draghi - draghi neri.
Malfurion riflett sulla subdola coppia partita all'inseguimento di lui e
del Maestro Krasus e sospett di sapere quali belve avessero attaccato Ko-
rialstrasz. Dedusse fossero morte e fu stupito che Korialstrasz fosse riusci-
to a sopravvivere fino ad allora. Senza dubbio, il drago era stata una crea-
tura davvero potente e gloriosa...
No! Aveva pensato a Korialstrasz come a una creatura gi morta.
Quell'osservazione condannava non solo il drago, ma anche Krasus. Mal-
furion fu costretto a fermare le proprie meditazioni per tentare sul serio di
salvare entrambi.
Una delle prime vere lezioni di Cenarius si era soffermata sulla guari-
gione delle creature del bosco. In passato, Malfurion aveva salvato la vita a
volpi, conigli, uccellini e altre creature. In quell'occasione, poteva applica-
re gli insegnamenti ricevuti, ampliandone gli effetti.
O almeno cos sperava.
Si rivolse di nuovo all'ambiente circostante. Aveva bisogno che gli ele-
menti naturali si sacrificassero per lui. Solo la vita poteva generare altra vi-
ta. La terra e la flora avevano la capacit di rigenerarsi in modi che nessun
animale conosceva. La sua richiesta tuttavia era eccessiva, poich intende-
va salvare un drago. Se la natura avesse respinto la richiesta, non avrebbe
certo potuto biasimarla.
Malfurion cerc di sottolineare l'importanza di strappare Korialstrasz al-
la morte, e di conseguenza anche Krasus. Quindi fuse i suoi pensieri con
l'erba, gli alberi e qualsiasi elemento capace di fornirgli energia. Nei reces-
si della sua mente, sent la linfa vitale del drago spegnersi. Aveva pochis-
simo tempo.
Ma, con suo grande sollievo, percep il terreno unirsi ai suoi sforzi. L'e-
nergia vitale riflu dentro di lui e gli trasmise un tale senso di serenit, che
quasi dimentic il motivo per cui l'aveva richiesta. Frenato l'entusiasmo,
posizion le dita sulla scaglia e vi lasci scorrere l'energia ottenuta.
Krasus si mosse una volta, poi si ferm. Attraverso il rapporto con la na-
tura, Malfurion sent l'energia vitale fluire verso Korialstrasz. Il cuore
dell'elfo cominci a battere pi forte, il viso madido di sudore, e non fu fa-
cile mantenere ben saldo il contatto con l'altro.
L'energia sgorgava senza sosta, tuttavia Malfurion non avvert alcun
cambiamento in Korialstrasz. Il drago era ancora sospeso fra la vita e la
morte. Digrign i denti e incanal con tutta la rapidit possibile altra ener-
gia verso il gigante ferito.
Finalmente, Malfurion not un lieve mutamento. L'anima di Korialstrasz
si ridest dall'abisso. Il labile legame con la vita si intensific.
Vi prego... l'elfo esclam quasi senza fiato e in preda al tormento.
Donatemi altra energia...
E ne arriv. La terra attorno a lui gli trasmise ci che chiedeva, poich
quella terribile situazione non riguardava soltanto due creature moribonde,
ma anche molte altre.
Lentamente, molto lentamente, la sorte di Korialstrasz si volse a favore
della vita. Il druido sent che il drago stava riprendendo vigore e che sua la
coscienza stava riemergendo dalle tenebre in cui era precipitata. Cap che
il drago era meravigliato del cambiamento avvenuto.
Il corpo di Krasus fu percorso da un tremito profondo. Il mago gemette.
Gli occhi si aprirono lentamente.
A quel punto, Malfurion comprese di aver fatto abbastanza. Alz le dita
dalla scaglia e si ritrasse, respirando a fondo.
Fu solo allora che si accorse che l'erba tutt'attorno a lui era diventata ne-
ra.
Ogni traccia di vita era scomparsa dagli steli. Malfurion scrut il campo
che si estendeva fino a perdita d'occhio: era completamente scuro e riarso.
Un paio di alberi giacevano privi di foglie in lontananza.
Il druido trem di terrore per le conseguenze del suo gesto, finch non
avvert la linfa vitale riemergere dal suolo. Le radici dell'erba erano ancora
vive e, con l'aiuto del terreno, ben presto avrebbero dato vita a nuovi steli
robusti. Anche gli alberi erano sopravvissuti e, alla prima opportunit, a-
vrebbero germogliato altre foglie vigorose.
L'elfo emise un sospiro di sollievo. Per alcuni secondi, in preda alla di-
sperazione, aveva immaginato se stesso come un nemico non meno terribi-
le della Legione Infuocata.
Che... che cosa hai fatto? riusc a dire Krasus.
Dovevo salvarvi. Cos ho fatto tutto quello che potevo.
Il mago scosse la testa e si sollev in posizione seduta. Non  questo
quel che intendevo dire, Malfurion... hai una vaga idea di ci che sei appe-
na riuscito a compiere? Capisci le conseguenze del tuo gesto?
Era necessario spieg Malfurion. Mi dispiace di aver dovuto preten-
dere cos tanta energia dalla terra, ma ha accettato di donarsi a me senza ri-
serve.
Per la prima volta, Krasus si accorse dell'erba annerita. Socchiuse gli oc-
chi mentre esaminava la prova tangibile del gesto crudele dell'elfo. Mal-
furion,  impossibile.
Ho utilizzato gli insegnamenti del mio shan'do. Mi sono limitato a mo-
dificarli e adattarli alla situazione.
E hai ottenuto un risultato che dovrebbe essere inconcepibile per te e
per qualunque altro incantatore. Il mago riusc ad alzarsi, sia pure con un
forte sforzo. Quando scopr l'effettiva estensione del campo annerito, si ac-
cigli. Incredibile.
Malfurion non aveva ancora compreso perch il suo incantesimo turbas-
se cos tanto Krasus, poi domand: Riuscite a percepire la presenza di
Korialstrasz? Sta bene?.
Krasus si concentr. Il legame con lui sta tornando com'era prima del
tuo incantesimo, ma riesco ancora a sentirlo. Korialstrasz sta... sta bene,
ma  confuso. Ricorda vagamente lo scontro con gli altri draghi e che il
suo compito era quello di trovarmi, ma la sua memoria  lacunosa. Per
qualche ragione ignota, quel fatto gli provoc una sonora risata, fatto mol-
to inusuale per Krasus. Ormai lui e io siamo pi simili che mai. Certa-
mente il destino si sta prendendo gioco di me.
Cosa facciamo, lo aspettiamo?
S, ma non per il motivo per cui credo che lui intendesse trovarmi. Per
come lo conosco, probabilmente pensava di riportarmi da Alexstrasza, ma
ormai non c' pi tempo. Ho la tremenda sensazione che dobbiamo tornare
subito da Ravencrest. Magari  solo un'impressione o forse  la mia secola-
re esperienza a suggerirmelo. In ogni caso, non appena Korialstrasz ci rag-
giunger, dovremo dirigerci laggi.
Malfurion pens immediatamente a Tyrande... e subito dopo a Illidan.
Quanto impiegher per arrivare fin qui?
 un drago... e ora  in piena salute consider Krasus, con un fugace,
ma soddisfatto sorriso. Ci vorr davvero poco tempo, se  la creatura che
conosco...
Fra le sorelle di Elune, Tyrande era diventata davvero speciale. Era l'u-
nica ad avere due ombre al seguito e una di esse aveva perfino un nome.
Si chiamava Shandris Feathermoon.
Ovunque la sacerdotessa andasse, l'orfana la seguiva. Shandris osservava
ogni gesto della sua benefattrice con lo sguardo di chi desiderava appren-
dere con tutte le sue forze. Quando Tyrande si fermava a pregare accanto a
un elfo ferito, la giovane ripeteva le parole della sacerdotessa, cercando
contemporaneamente di imitarne i gesti.
Tyrande provava sentimenti conflittuali nei confronti di Shandris. Morti
i genitori, la piccola non aveva pi nessuno a cui rivolgersi. Senza dubbio,
altri elfi versavano in condizioni simili, eppure v'era qualcosa nella piccola
orfana che colpiva la sacerdotessa. La dedizione al lavoro di Tyrande la
rendeva una possibile novizia e il tempio accoglieva sempre nuove sorelle.
Come avrebbe potuto riportarla tra i profughi e dimenticarsi di lei? La sa-
cerdotessa doveva tenerla accanto a s; diversamente, la sua coscienza non
sarebbe stata tranquilla.
Sfortunatamente, non tutte le situazioni potevano garantire l'incolumit a
un'elfa non avvezza alle dure prove della vita. Le adepte di Elune conti-
nuavano a combattere in prima linea, agli ordini dell'alta sacerdotessa.
Tyrande non voleva che Shandris capitasse in prossimit dei demoni, che
non avrebbero certo dimostrato alcun rimorso nell'uccidere un'anima inno-
cente. In un'occasione, tuttavia, Shandris, l'aveva gi spaventata a morte,
intrufolandosi nella schiera delle sacerdotesse corse ad avvertire Krasus e
Malfurion. Tyrande l'aveva scoperto solo recentemente, quando l'orfana si
era lasciata sfuggire un commento sull'evento. Soltanto chi vi aveva preso
parte, avrebbe potuto esprimersi in quel modo.
Ora basta! le intim. Ti prego di rimanere lontana, quando andremo
in battaglia! Non posso preoccuparmi per te e nello stesso tempo combat-
tere!
Mortificata, Shandris annu, ma Tyrande dubit che la piccola avrebbe
veramente ubbidito. Poteva unicamente pregare Elune affinch la giovane
orfana dimostrasse pi buon senso.
Mentre rifletteva, Tyrande not una sorella, al comando di un contingen-
te vicino, accostarsi a lei. L'altra sacerdotessa, veterana e di grado maggio-
re rispetto a lei, sembrava molto pensierosa.
Salve, Sorella Marinda! Quale notizia vi porta da quest'umile servitrice
di Elune?
Salve, Sorella Tyrande rispose Marinda, con tono severo. Vengo per
conto dell'alta sacerdotessa.
Oh. Ha novit per noi?
Lei ...  morta, sorella.
Tyrande sent come se qualcuno avesse divelto il mondo intero dalle
fondamenta. La venerabile madre del tempio... morta? Tyrande era cre-
sciuta osservando e ascoltando la sua superiora, come quasi tutti gli altri
fedeli. Era stato grazie a lei che aveva vestito l'abito da novizia.
C-come  successo?
Le lacrime scesero sulle gote di Marinda. Non ci  stato rivelato. Ha in-
sistito per avere accanto soltanto le sue assistenti. Nella controffensiva
presso Suramar, un demone l'ha trafitta al ventre. Avrebbe potuto soprav-
vivere al colpo grazie alle sue abilit taumaturgiche, ma una Guardia Fera-
le l'ha travolta prima che potesse reagire al primo attacco. A quanto pare,
era gi in punto di morte quando alcune sorelle sono accorse a uccidere la
belva. Hanno trasportato l'alta sacerdotessa dentro la tenda, dov' rimasta
fino... fino a che non  spirata, appena un'ora fa.
Ma  orribile! Tyrande cadde in ginocchio e si mise a pregare Madre
Luna. Marinda si un a lei, poi, senza che nessuno glielo avesse chiesto,
Shandris le imit.
Quando le due sacerdotesse ebbero concluso la preghiera di commiato
all'alta sacerdotessa, Marinda si alz. C' dell'altro, sorella.
Davvero? Cosa pu esserci ancora?
Prima di morire, l'alta sacerdotessa ha nominato colei che prender il
suo posto.
Tyrande approv. Era una mossa prevedibile. La nuova alta sacerdotes-
sa, naturalmente, doveva aver inviato messaggere come Marinda per dif-
fondere la notizia della nuova designazione.
Di chi si tratta?
Ha nominato voi, Tyrande.
Tyrande non riusc a credere a quel che aveva appena udito. Lei... O
Madre Luna! State scherzando!
Shandris si lasci sfuggire un grido e prese a battere le mani. Tyrande si
volt e le lanci uno sguardo severo. L'orfana si calm, ma i suoi occhi
brillavano orgogliosi.
Marinda non sembrava affatto scherzare e ci intimor Tyrande. Come
poteva lei, sacerdotessa con cos poca esperienza, prendere in mano le re-
dini dell'intero ordine, per di pi in tempi di guerra?
Perdonate il mio ardire, Sorella Marinda, ma lei... lei doveva trovarsi in
uno stato confusionale per le ferite! Come pu, in tutta sincerit, aver scel-
to proprio me?
Era perfettamente lucida, sorella. Sappiate che ha fatto menzione di voi
in precedenza. Le sorelle pi anziane erano gi consapevoli che foste voi la
prescelta... nessuna di loro ha contestato la decisione.
Ma ...  impossibile! Come potrei essere io, con la poca esperienza
che ho, a guidare l'ordine? Tante sacerdotesse conoscono il tempio molto
meglio di me!
Ma nessun'altra  altrettanto in armonia con Elune. Tutte l'abbiamo in-
tuito e ne abbiamo constatato i risultati. Esistono molti racconti sulle vo-
stre imprese, diffusi dai soldati e dai profughi. Parlano di miracoli, di gente
curata da voi laddove le altre avevano miseramente fallito...
Tyrande non aveva mai udito simili voci. Cosa intendete dire?
Sorella Marinda spieg ogni cosa nel dettaglio. Tutte le sacerdotesse
passavano parte del periodo di riposo a fare qualsiasi cosa eccettuato ripo-
sarsi. Con cos tante creature bisognose di aiuto, nessuna riteneva giusto
non fornire le proprie cure. Ma desiderare di aiutare e riuscire effettiva-
mente a farlo erano due cose ben diverse. S, avevano guarito numerosi fe-
riti, ma i loro poteri non erano stati in grado di sanarne innumerevoli altri.
Tyrande, invece, aveva condotto a temine molte imprese notevoli, senza
alcuna titubanza. Tutti coloro che aveva cercato di guarire si erano ripresi.
Aveva persino aiutato molti per i quali le cure delle altre sacerdotesse si
erano rivelate del tutto inefficaci. Come se ci non fosse bastato a meravi-
gliare le consorelle, l'elfa aveva subito continuato senza sosta ad alleviare
le sofferenze altrui.
Dovreste reggervi in piedi a stento, Sorella Tyrande, eppure riuscite
anche a combattere.
La giovane sacerdotessa non aveva mai pensato di compiere nient'altro
che il proprio dovere. Si era rivolta a Elune e la dea l'aveva esaudita. Era
grata per questo e aveva proseguito nella speranza di poter guarire altri.
Ma le altre ritenevano avesse fatto molto, molto di pi.
Io... dev'esserci un errore.
No. Dovrete accettare il vostro nuovo ruolo. Marinda respir profon-
damente. In circostanze normali, la cerimonia sarebbe molto lunga ed e-
laborata; vi assisterebbe il maggior numero di fedeli possibile.
Persa nei propri pensieri, Tyrande reag vagamente: S....
Faremo del nostro meglio per preparare qualcosa, ovviamente. Con il
vostro permesso, dir alle altre sorelle di interrompere la battaglia e dir
loro di...
Cosa? Oltre a tutto il resto, pensavano anche di fare una cosa del ge-
nere, e a causa sua? Ripresasi dal turbamento, Tyrande dichiar: No!
Non posso accettarlo!.
Sorella...
Servendosi dell'autorit appena acquisita Tyrande squadr Marinda con
un'occhiata che non ammetteva repliche, poi aggiunse: Sembra che non
abbia altra scelta che accettare, ma non potr farlo se ci implica organiz-
zare una cerimonia che ci distrarrebbe dai pericoli incombenti! Sar la
nuova alta sacerdotessa, almeno finch la guerra non sar finita, ma rimar-
r con gli abiti che porto in questo momento.
Ma la veste cerimoniale....
Indosser i miei abiti consueti e non vi sar nessuna cerimonia! Non
possiamo permetterci di far correre un simile rischio alla nostra gente. La-
sciamo che ci vedano ancora a combattere e guarire i feriti nel nome di
Madre Luna. Sono stata chiara?
Io... Marinda s'inginocchi ai suoi piedi e si prostr. Vi obbedisco,
signora.
Alzatevi! Non voglio nessuna di queste formalit! Siamo tutte sorelle,
uguali nel profondo del cuore! Rendiamo tutte omaggio a Elune! Nessuno
dovr rivolgersi a me cos!
Come preferite. Ma la sorella pi anziana non si alz; piuttosto, sem-
brava attendere qualcosa da Tyrande. Dopo un attimo di smarrimento, la
nuova alta sacerdotessa comprese.
Tyrande cerc di fermare il tremore delle mani, poi ne distese una verso
Marinda e la poggi sul suo capo. Nel nome di Madre Luna, la grande
Elune che veglia su tutti noi, ti dono la mia benedizione.
Tyrande ud l'altra sacerdotessa sospirare, sollevata. Marinda quindi si
alz con un'espressione identica a quella che le altre sorelle, Tyrande in-
clusa, avevano mostrato in presenza della venerabile sacerdotessa. Co-
municher i vostri ordini alle altre. Posso andare?
S... vi ringrazio.
Quando Marinda si fu congedata, Tyrande fu quasi sul punto di crollare.
Non poteva essere vero! In un certo senso, era un incubo quasi altrettanto
terribile della Legione Infuocata. Lei, a capo dell'Ordine! Senza dubbio,
Kalimdor era prossima alla distruzione.
 meraviglioso! esclam Shandris, battendo nuovamente le mani. Si
avvicin a Tyrande correndo, quasi la abbracci, poi cerc di manifestare
un'espressione molto seria. Come aveva fatto Marinda, l'orfana si inginoc-
chi di fronte all'alta sacerdotessa appena prescelta e attese la sua benedi-
zione.
Tyrande gliela concesse. Shandris la fiss con profondo rispetto. Vi se-
guir per il resto dei miei giorni, o mia signora!
Non chiamarmi cos. Rester sempre Tyrande.
S, mia signora.
La nuova alta sacerdotessa sbuff lievemente per l'esasperazione, poi ri-
flett sulle prossime mosse. Probabilmente dovevano esistere innumerevoli
rituali e dettagli a cui un'alta sacerdotessa doveva prestare attenzione.
Tyrande ripens alla sorella che l'aveva preceduta nell'alta carica mentre
intonava questo o quel canto. Inoltre, il tempio organizzava ogni sera una
preghiera per invocare il sorgere della luna e la protezione degli dei. I no-
bili che rivestivano cariche importanti nella societ avevano sempre biso-
gno di qualche cerimonia in occasione di anniversari o eventi di altro ti-
po...
Tyrande riflett cupa sul proprio futuro e si sent in trappola, per nulla
onorata.
Le sue meditazioni vennero disturbate da un gemito improvviso, prove-
niente dal gruppo dei profughi. Tyrande riconobbe quel suono, gi udito
tante altre volte. Era il lamento di qualcuno che pativa un dolore atroce.
Le cerimonie potevano aspettare, e cos i rituali. Era entrata nell'ordine
principalmente per un motivo: aiutare gli altri attraverso i doni elargiti da
Elune.
Sentendo il lamento, la nuova alta sacerdotessa si rimise al lavoro e pro-
segu nella sua opera di guarigione.
Capitolo diciotto
La regina aveva deciso di fare una passeggiata in sella alla pantera e,
quando Azshara si impuntava, nemmeno i demoni del mondo intero pote-
vano dissuaderla... e dunque neanche il Capitano Varo'then aveva alcuna
speranza di riuscirvi.
Era ormai da tempo che la regina non usciva dal palazzo reale. Circon-
data dalle massicce guardie del corpo e da una scorta selezionata tra le
truppe scelte del capitano, Azshara e il suo seguito di ancelle avanzarono
serene oltre i cancelli verso Zin-Azshari.
O piuttosto, verso le rovine di Zin-Azshari.
Era la prima volta, dopo la devastazione, che la reggente degli elfi os-
servava la citt cos da vicino. Gli occhi velati fissarono le dimore distrutte
e le strade disseminate di cadaveri, dove di tanto in tanto compariva un
corpo isolato, rimasto indenne dall'attacco di creature necrofaghe. Azshara
contrasse le labbra. Saltuariamente avvertiva un odore che non era di suo
gradimento.
Varo'then esamin l'ambiente circostante con uno sguardo grondante di
rabbia. Non voleva che nulla disturbasse la sua regina. Se fosse stato pos-
sibile separare la citt distrutta con un colpo di spada, come avrebbe fatto
con un nemico, non avrebbe esitato ad agire.
Una belva ferale emerse da dietro una torre crollata. Le sue fauci selvag-
ge trasportavano qualcosa. Mastic rumorosamente, mentre la colonna al
seguito della regina la superava, poi and di nuovo a nascondersi.
Proseguirono per un po'. Azshara non profer parola e nessun altro os
dunque farlo. La Guardia Ferale si mantenne vicino a lei, nonostante l'as-
senza di minacce all'orizzonte. I demoni dimostravano ormai una devozio-
ne totale alla regina, come gli altri suoi soldati. Se avesse domandato loro
di attaccare i propri simili, avrebbero probabilmente obbedito senza indu-
gio. Azshara di certo non avrebbe mai impartito un ordine del genere poi-
ch v'era soltanto un'altra creatura, oltre a se stessa, che non intendeva con-
trariare: il signore della Legione Infuocata, Sargeras.
Credete che accadr presto, mio caro capitano? chiese la regina.
L'ufficiale apparve confuso. Cosa, Luce delle Luci?
La sua venuta, capitano. La sua venuta.
Varo'then annu immediatamente. Oh s, mia regina, molto presto!
Mannoroth sostiene che ogni notte il portale diventa pi forte.
Se necessita di un portale cos robusto per giungere fra noi, deve trat-
tarsi senza dubbio di un dio potentissimo.
Senza dubbio, mia regina.
Dev'essere... glorioso aggiunse Azshara e pronunci le parole con un
tono che, generalmente, riservava soltanto a se stessa.
L'elfo sfregiato assent ancora, cercando di nascondere la propria invi-
dia. Nessuno poteva competere con una divinit.
La stessa foschia verde, che ormai avvolgeva gran parte di Kalimdor, ri-
copriva la citt come un sudario. Agli occhi di Azshara, quel particolare
aggiungeva un tocco di mistero alla capitale del suo regno e, allo stesso
tempo, celava molti particolari che avrebbero potuto offendere la sua sen-
sibilit. Non appena il mondo sarebbe stato ricostruito, avrebbe chiesto a
Sargeras di rimuovere la foschia; fino a quel momento, quel dettaglio non
le avrebbe dato fastidio.
Giunti a quella che era stata una piazza, Azshara si guard attorno. Co-
mand alla cavalcatura di fermarsi e la accarezz sulla testa con la mano
per calmarla. Come tutti gli ospiti del palazzo, anche gli animali erano
condizionati da Sargeras. Gli enormi felini avevano occhi cremisi fiam-
meggianti. Avrebbero senz'altro attaccato creature della loro specie non
appartenenti alla scuderia reale, fino a sbranarle con morsi famelici.
Io e il capitano proseguiremo da soli per alcuni minuti.
N per gli elfi, n per i demoni fu una notizia positiva... a eccezione che
per Varo'then, naturalmente. Si volt indietro, verso i componenti della
squadra scelta e brontol:  un ordine della regina!.
Incapace di contestare una simile affermazione, la scorta rimase al suo
posto, mentre la coppia prosegu lentamente.
Azshara non riprese a parlare finch non fu certa che gli altri fossero ben
lontani. Sorrise a Varo'then, poi disse: Va tutto bene?.
Tutto cosa?
La regina volse lo sguardo all'orizzonte. La purificazione del mio re-
gno. Credevo che ormai fosse stata portata a termine.
Archimonde far in modo che sia cos, mia regina.
Vorrei per che il processo sia completato prima dell'arrivo di Sarge-
ras! Non sarebbe forse un regalo eccezionale... per il mio promesso?
Varo'then riusc a trattenersi a stento. Cel la gelosia e conferm: S,
sarebbe un regalo eccezionale. Tutto andr per il meglio.
Che cos' dunque che ritarda il compiersi degli eventi?
Vi sono diversi fattori. Il caso, la logistica...
Azshara si chin su di lui e concesse cos al veterano una visione magni-
fica delle sue forme. Mio caro, caro Varo'then! Per quanto la vostra im-
maginazione possa essere fervida, vi sembro forse un soldato muscoloso e
ardito come voi?
Le gote del capitano si imbrunirono. No! Affatto, Immagine della Per-
fezione!
Allora vi prego... non utilizzate quei termini militari. Preferirei che mi
mostraste semplicemente quel che sta accadendo. Azshara sollev il pal-
mo della mano, entro il quale apparve una piccola sfera di cristallo grande
come un pisello. Mentre Varo'then la osservava, per, la sfera crebbe fino
a raggiungere le dimensioni di un frutto e, nonostante la nebbia circostan-
te, risplendeva di una luminosit intensa, come la luna piena.
Volete aiutarmi, capitano? Il soldato sfregiato prese la sfera fra le ma-
ni e si concentr. Sebbene non come un Eletto, Varo'then possedeva co-
munque doti magiche. Il globo reag all'istante al suo tocco e trasform i
suoi pensieri in visioni.
Mi avete chiesto che cosa ritarda il compimento dei fatti, mia regina?
Direi che queste creature rappresentano alcuni dei motivi.
Dalla sua memoria, Varo'then estrasse per prima l'immagine di un indi-
viduo dalla chioma rossa diverso da qualsiasi creatura Aszhara avesse mai
visto. La regina lo scrut attentamente con occhi sfavillanti.
Affascinante... per essere uno straniero. Decisamente maschio.
 un mago. Molto potente. Il volto si contorse come se fosse stato di
gomma, cambi forma e intensit. Al suo posto apparve una figura pi an-
ziana e saggia.
Per Elune!  forse un cadavere quello che mi state mostrando?
No. Nonostante il suo colorito, o meglio la mancanza di esso,  una
creatura vivente. Quando l'abbiamo incontrato, rappresentava un pericolo
minore, ma avevo capito che era affetto da una malattia misteriosa... suc-
cessivamente, le spie mi hanno riferito che  stato visto in compagnia di un
drago...
Quella notizia colp la regina. Un drago?
S, e insieme hanno causato una serie infinita di problemi ai guerrieri di
Archimonde. Entrambi sono scomparsi, anche se ho il sospetto che costui
torner fra noi.
Forse non  poi cos spettrale, in definitiva comment Aszhara dopo
aver scandagliato la figura pallida cos simile a un elfo della notte. Sono
soltanto costoro a impedire al mio regno di raggiungere la perfezione?
Lo sguardo del Capitano Varo'then divenne arcigno. Naturalmente, ve
ne sono anche alcuni appartenenti alla nostra razza, mia regina. Elfi dotati
di idee bizzarre e sconsiderate. Sono venuto a conoscenza di due di loro
che Vossignoria potrebbe ritenere degni di interesse. Perdonatemi se le
immagini saranno sfuocate, ma provengono dalla mente di altri che ne
hanno riferito.
Azshara fiss le nuove figure. Una era in abiti neri, con i capelli raccolti
all'indietro; l'altra portava la chioma sciolta e vestiti di colori ordinari. I lo-
ro volti si assomigliavano cos tanto, che sul momento la regina pens che
si trattasse della stessa persona.
Sono fratelli, mia regina precis Varo'then. Gemelli.
Gemelli... carini. Azshara fece scorrere le dita sulle forme sfuocate.
Ma molto giovani... senza dubbio non rivestono posizioni di comando.
Possiedono eccezionali doti magiche, a quanto pare, ma, no, n loro n
gli altri due sono a capo della resistenza. Tale carica  ricoperta, ovvia-
mente, dallo stimato Lord Ravencrest.
Il fidato Kur'talos... l'ho sempre ritenuto il mio servitore pi caro e ora
osa ripagare cos la mia fiducia.
Il Capitano Varo'then mise da parte la sfera di cristallo. Con gli occhi
ombreggiati dal sopracciglio scuro, insinu: La Fortezza di Black Rook
ha sempre invidiato il palazzo reale, Luce delle Luci.
Per un attimo Azshara parve imbronciata. Lord Ravencrest mi ha delu-
sa, Varo'then dichiar infine. Potete rimediare a questa situazione?
Varo'then non mostr alcuna sorpresa. Il prezzo da pagare sar alto...
ma  possibile farlo, se  quel che desiderate.
Mio caro, fedelissimo capitano.
Azshara lo accarezz dolcemente sulla guancia, poi di colpo volt la ca-
valcatura e si diresse di nuovo verso le guardie in attesa. Il suo abito lungo
e splendente ondeggi nell'aria.
L'ufficiale ritrov la solita calma e medit sull'ordine ricevuto. Kur'talos
Ravencrest aveva recato un dispiacere alla sovrana e in tutta Kalimdor non
v'era crimine peggiore.
Sar fatto, mia regina mormor. Sar fatto.
Gli elfi superarono Suramar e cacciarono i demoni in direzione di Zin-
Azshari. L'incantesimo di Rhonin aveva cominciato a sortire il suo effetto.
Le Guardie della Luna, guidate da Illidan, e i soldati presero completamen-
te in mano la situazione, annientando i demoni ovunque tentassero di op-
porre resistenza.
Rhonin non si ferm, nonostante il successo riportato. Sebbene si conce-
desse momenti di pausa per riacquistare le forze, approfitt anche lui della
situazione per provocare ulteriore scompiglio nella Legione Infuocata. O-
gni demone che periva era per lui qualcuno che avrebbe potuto arrecare
danno alla sua famiglia, nel caso l'impresa fosse fallita. Il mago non si cu-
rava pi delle eventuali conseguenze che la sua presenza avrebbe potuto
causare. Se la Legione Infuocata veniva distrutta completamente nel passa-
to, n i suoi membri n il Flagello dei Non-morti avrebbero annientato il
mondo nel futuro.
Anche Brox aveva abbandonato da tempo ogni perplessit. Era un guer-
riero orco, nato per combattere. Lasciava ad altri il compito di preoccupar-
si dei possibili risultati dei suoi gesti. Sapeva solo che lui e la sua ascia
morivano dalla voglia di uccidere altri demoni.
L'esercito elfico si addentr verso il centro delle linee nemiche. Sui fian-
chi, le Guardie della Luna spazzarono via i demoni. Gli Eredar e i Signori
del Terrore talvolta riuscivano ancora a reagire agli attacchi, ma le forze
guidate da Illidan erano perfettamente in grado di gestire quegli sporadici
imprevisti.
Li stiamo ricacciando indietro fino alle colline di Urae! grid Jarod a
Rhonin. Oltre, rimane soltanto Zin-Aszahri!
 un bene che li abbiamo decimati! rispose il mago, lugubre. Se di-
sponessero di maggiori forze e strategia bellica, questo sarebbe un pessimo
luogo in cui affrontarli! Sarebbero in posizione di vantaggio!
Una volta arrivati sull'altro versante, per, saremo noi ad approfittare
della presenza delle colline!
Allora prima le raggiungiamo e meglio sar...
I demoni continuavano a ritirarsi verso le colline, in un'accozzaglia cao-
tica, quasi priva di una direzione. Rhonin non vide traccia di Archimonde.
Se il signore dei demoni fosse stato al comando, la Legione Infuocata a-
vrebbe combattuto pi tenacemente. A meno che...
" mai possibile?" si domand, sconvolto da quell'ipotesi.
Jarod! Brox! Devo trovare Ravencrest!
Vai pure! brontol l'orco, mentre con l'ascia fendeva l'armatura di una
Guardia Ferale, e il demone che la indossava.
Rhonin si sent in colpa perch abbandonava i compagni in un momento
cos critico, ma era sicuro di dover ritrovare il comandante, alla svelta. La
sua mente era stata invasa da una terribile consapevolezza e soltanto il no-
bile poteva confermarla o negarla.
Individuare Ravencrest, per, non era facile. La pantera della notte si fe-
ce strada lentamente fra i soldati. Il mago scrut a destra e a sinistra, ma
invano. Il suo obiettivo poteva trovarsi in migliaia di posti diversi, forse
anche a pochi metri da lui.
Con apprensione crescente, Rhonin infine riusc a individuare qualcuno
che probabilmente sapeva dove fosse Ravencrest. L'armatura di Lord De-
sdel Stareye era perfettamente immacolata e la sua cavalcatura ben striglia-
ta. Rhonin si chiese se si fosse mai avvicinato alla battaglia o, addirittura,
se avesse mai partecipato a uno scontro. Stareye tuttavia era uno dei nobili
di fiducia di Ravencrest e quella era l'unica cosa che adesso contava.
Mio signore! Mio signore! sbrait il mago dai capelli rossi.
L'elfo della notte lo fiss, come se avesse avvistato una creatura fuori
posto. Stareye port la mano all'altezza della sacca e ne estrasse un po' di
polvere, che fiut prontamente. La spada rimase sguainata.
 un momento davvero inopportuno, incantatore! lo rimprover. Co-
sa volete?
Lord Ravencrest! Dove si trova? Ho bisogno di parlare con lui!
Kur'talos ha gi abbastanza da fare in questo momento. Non dovreste
essere a lanciare qualcuno dei vostri incantesimi?
Nella sua epoca, Rhonin si era imbattuto spesso in quella tipologia di el-
fo. Condottieri come Lord Desdel Stareye non solo erano incapaci, ma an-
che pericolosi se posti in posizione di comando. Abituati agli agi, non ave-
vano alcun'idea della guerra in senso proprio e la consideravano come un
gioco.
 una questione di vitale importanza, mio signore...
Riguardante cosa?
Il mago non aveva tempo da perdere in convenevoli, ma cap che non
avrebbe ottenuto nulla, se non convinceva Stareye della gravit della situa-
zione. Devo scoprire se Lord Ravencrest ha avuto notizie recenti sul ri-
torno dei soldati partiti in ricognizione! Vorrei sapere se si sono recati oltre
le colline!
L'elfo della notte sbuff. Tra poche ore potrete vedere di persona cosa
c' oltre le colline.
Rhonin si pent di non aver stabilito alcun contatto magico con il co-
mandante, ma Ravencrest aveva proibito di utilizzare con lui tali forme di
comunicazione. Il nobile era convinto che, nonostante i loro poteri, gli in-
cantatori fossero pi soggetti a lasciarsi condizionare dai propri pensieri,
n intendeva porre a repentaglio i suoi piani, concedendo a qualcuno di in-
terpretarli.
L'umano trovava quell'idea ridicola, ma aveva ormai da tempo rinuncia-
to a creare un collegamento con il nobile.
Lord Stareye... dove si trova Ravencrest?
Un repentino lampo di ragionamento attravers il volto arrogante del
nobile. Infine rispose: Seguitemi, mago. Vi condurr nel punto in cui l'ho
visto l'ultima volta.
Rhonin tir un sospiro di sollievo, poi prosegu al fianco di Stareye. Con
sua grande sorpresa, per, l'elfo devi all'esterno del campo di battaglia. Il
mago fu in procinto di obiettare qualcosa, ma poi consider che in quel
modo avrebbero proceduto pi speditamente. L v'erano infatti meno sol-
dati a ostacolare il passaggio.
Ma nonostante quella manovra, persero tempo prezioso, mentre si face-
vano strada verso il luogo in cui Stareye ricordava di aver incontrato re-
centemente Ravencrest. Nel frattempo, gli elfi della notte avanzavano ulte-
riormente verso le colline, pressando i demoni contro valichi sempre pi
angusti.
"Forse Stareye aveva ragione" il mago pens amaramente. "Nel momen-
to in cui troveremo Ravencrest, gli elfi avranno raggiunto l'altro versante
delle colline e saranno quasi arrivati sulla strada per Zin-Azshari..."
Eccolo! il suo compagno di viaggio grid infine. Vedete il suo ves-
sillo?
Rhonin non vide nulla. Dove?
L, sciocco che non siete altro! ... Stareye scosse la testa. Adesso 
sparito! Venite! Vi condurr io da lui, allora!
Ma se Stareye credeva di liberarsi presto del mago, si sbagliava forte-
mente. Rhonin controll con attenzione, mentre si inoltravano a fatica nel-
la calca, ma non riusc a distinguere lo stendardo di Lord Ravencrest nep-
pure una volta. Con l'esercito che si spostava cos lentamente, il coman-
dante barbuto era costretto a mutare di continuo posizione e ci rendeva il
compito di Rhonin ancor pi scoraggiante.
Maledizione! imprec Stareye dopo un po', asciugando uno schizzo di
fango dall'armatura immacolata. Era qui! L'ho visto con i miei occhi!
Superarono l'avanguardia e, tuttavia, non v'era traccia di Ravencrest.
Rhonin guard verso le colline, ormai cos vicine. Incombevano minaccio-
se come denti selvaggi. Riusc a distinguere i demoni che si inerpicavano;
la loro ritirata veniva ulteriormente rallentata dal pendio. In alcuni punti, la
Legione Infuocata riusc anche a concedersi una sosta.
O forse no?
Stareye sollev la mano guantata per indicare un punto davanti a s, ma
proprio in quel momento una macchia di fango balz nell'occhio del mago.
Rhonin si gir in direzione opposta e cerc di rimuoverla sbattendo le pal-
pebre.
Il vessillo della Fortezza di Black Rook si present al suo sguardo per-
plesso.
Eccolo qui! grid l'umano.
No, credo che si tratti di... Stareye s'interruppe, nel momento in cui
segu lo sguardo di Rhonin. Ma certo, naturalmente! Eccolo!
Senza preoccuparsi di attendere il nobile, Rhonin spron la cavalcatura
verso Ravencrest. Procedere contro il fiume di figure che marciavano in
senso contrario si dimostr pi difficoltoso di tutto il cammino compiuto
fino a quel momento, ma Rhonin non si dava per vinto facilmente. V'era
ancora una possibilit. Doveva soltanto raggiungere...
Nelle prime fila scoppi un pandemonio. I corni squillarono. I tamburi
rullarono. I volti attorno al mago si riempirono di stupore.
Che succede? chiese il mago a un soldato. Quando questi non gli ri-
spose, Rhonin torn a guardare davanti a s.
No... mormor in preda all'orrore.
Le colline in quel momento pullulavano di demoni diretti verso gli elfi
della notte. Questo fatto da solo non sarebbe bastato a sconvolgere Rhonin,
ma altri demoni si riversavano sui fianchi della collina, un'autentica fiu-
mana mostruosa e fiammeggiante. A peggiorare la situazione, nel cielo av-
volto dalla foschia il mago scorse un diluvio di enormi rocce precipitare
sui difensori. Non si trattava in realt di rocce, naturalmente, ma dell'enne-
sima pioggia micidiale di Infernali.
Il portale non poteva aver procurato rinforzi cos numerosi alle truppe di
Archimonde. Nel vedere l'aumento smisurato di guerrieri mostruosi, tanti
quanti non erano mai stati affrontati in precedenza, il mago intese perch il
comandante dei demoni aveva permesso che venisse intrapresa quella stra-
da. Aveva radunato l combattenti provenienti da altre zone di Kalimdor,
avendo intuito con perspicacia che gli elfi della notte costituivano la mag-
giore resistenza al trionfo della Legione Infuocata.
E adesso Archimonde aveva spinto gli avversari nel punto esatto in cui
desiderava giungessero.
Le voci nella mente di Neltharion sussurrarono trepidanti. Il drago nero
ascolt attentamente ciascuna di esse con la stessa attenzione rapita, seb-
bene ripetessero tutte la stessa cosa.
" giunta l'ora..."
" giunta l'ora..."
" giunta l'ora..."
Afferr con forza l'Essenza dei Draghi e la tenne stretta nella zampa an-
teriore. Spost lo sguardo su quello degli altri Aspetti, poi tuon:  giunta
l'ora.
Gli altri chinarono il capo in segno di approvazione, poi si congedarono
uno dopo l'altro, uscendo dalla caverna. Soltanto quando fu di nuovo solo,
a parte le voci naturalmente, Neltharion aggiunse: La mia ora.
In pochi minuti, da ogni abisso, da ogni gola cominciarono a scaturire le
creature. Alcune sbucarono dalle viscere della terra, altre balzarono dalle
cime delle montagne. Ovunque vi fosse un'apertura verso l'esterno ne fuo-
riuscivano centinaia di draghi.
Era giunto il momento di agire.
Nella storia del mondo non v'erano mai stati tanti draghi concentrati in
un unico luogo. Adesso, mentre si libravano nell'aria, la loro solidale mae-
stosit suscit rispetto perfino in molti loro simili. I rossi volteggiarono ac-
canto ai bronzei, che si innalzarono nel cielo vicino ai verdi. I blu e i neri
sfrecciarono insieme e i cinque stormi gloriosi divennero un'unica schiera
compatta.
Le ali di alcuni sembrarono dispiegarsi per l'intera ampiezza del cielo,
altre a confronto apparivano minuscole come moscerini. Che fossero crea-
ture secolari o appena nate, tutti i draghi erano stati convocati per
quell'impresa. Gli Aspetti avevano ordinato che fosse cos.
Il primo gruppo in volo non si diresse immediatamente verso il regno
degli elfi della notte. Invece, volteggi in cerchio sopra le montagne, per
approfittare poi della corrente ascensionale, in attesa dei confratelli. Il cie-
lo venne riempito e molti dovevano procedere al di sopra o al di sotto degli
altri, per evitare di scontrarsi.
I leggendari colossi continuarono a sciamare dalle montagne. Se qualcu-
no avesse osservato la scena, avrebbe pensato fosse arrivata la fine del
mondo... e forse era davvero cos. I draghi avevano compreso l'immensa
malvagit dei demoni, di fronte alla quale nessuno poteva rimanere inerte.
Uno dopo l'altro, i draghi tuonarono, smaniosi ed eccitati, in vista dell'im-
minente battaglia.
Poi gli Aspetti in carne e ossa fecero il loro ingresso nel cielo. Alexstra-
sza la Rossa, la Madre della Vita. Malygos il Blu, il Tessitore di Incante-
simi. La Verde Ysera, la Sognatrice. In assenza di Nozdormu il Bronzeo, il
Senzatempo, la pi anziana fra le sue consorti occup il posto del quarto
Aspetto.
Fu soltanto quando furono tutti riuniti che apparve anche Neltharion il
Nero, il Guardiano della Terra.
Il piccolo disco risplendeva immenso, tanto da accecare i draghi, nono-
stante il suo banale aspetto esteriore. Neltharion tuon librandosi in aria e
il suono riecheggi all'infinito in tutta la catena montuosa.
Non appena Neltharion solc il cielo, gli altri lo seguirono. Il momento
della resa dei conti era ormai prossimo. Avevano donato le loro essenze
per creare l'arma pi potente da utilizzare contro il nemico pi temibile e
se ci non si fosse dimostrato abbastanza efficace, disponevano comunque
di artigli, denti e altro ancora per assalire i demoni.
E se nemmeno tutto ci fosse bastato... allora, senza dubbio, nulla sareb-
be servito.
Tyrande ud le grida e i corni risuonare nell'aria. In cuor suo cap imme-
diatamente cosa significasse. Lo scontro era nuovamente arrivato a un
momento cruciale. I demoni erano ripartiti alla carica, implacabili.
Invent una scusa per congedarsi dallo sfortunato cui aveva fornito le
proprie cure. Quindi l'alta sacerdotessa balz in sella alla pantera della not-
te. Shandris, che era gi a cavalcioni, le fece rapidamente posto e insieme
partirono alla ricerca delle altre sorelle.
Molte la stavano gi aspettando. Il gruppo comprendeva non soltanto le
adepte gi agli ordini di Tyrande, ma anche numerose sacerdotesse pi an-
ziane. Tutte si prostrarono, nel vederla avvicinarsi.
Vi prego! Smettetela! le implor Tyrande, visibilmente a disagio.
Non  necessario!
Attendiamo i vostri ordini Marinda disse con tono rispettoso.
Tyrande temeva da tempo quel momento. Una cosa era organizzare l'a-
iuto per i profughi e i soldati feriti, un'altra era guidare l'intero ordine a ca-
pofitto nella battaglia.
Dobbiamo... Si ferm e preg in silenzio Madre Luna perch la consi-
gliasse su come procedere, poi riprese a parlare. Dobbiamo dividerci in
modo omogeneo e sistematico, rinforzando le zone pi sguarnite della
prima linea... ma non dobbiamo spingerci tutte l! Voglio... voglio che un
terzo di noi rimanga nelle retrovie e faccia tutto il possibile per curare i fe-
riti, gravi e meno gravi.
Alcune sorelle sembrarono contrariate da quella decisione: era evidente
che desiderassero combattere a fianco dei soldati. Tyrande comprendeva il
loro desiderio, ma capiva pure che, proprio perch la situazione era critica,
non era il momento pi adatto per trascurare le altre conoscenze apprese
nel tempio.
Abbiamo bisogno di guaritrici fra i soldati. Ci sono tanti modi di aiuta-
re la nostra causa. Considerate anche questo particolare: dovr sempre esi-
stere un Ordine di Elune. Se tutte noi andassimo a combattere, finendo
probabilmente per morire, chi rimarrebbe a diffondere il verbo e l'amore
della dea fra la nostra gente? Tyrande cerc di non pensare all'eventualit
che non vi fossero pi sorelle in grado di insegnare i precetti di Elune, nel
caso di una vittoria dei demoni.
Abbiamo udito le vostre parole e vi obbediremo, proclam una delle
sorelle pi anziane. Le altre approvarono.
Marinda, affido coloro che si occuperanno dei feriti nelle vostre mani.
S, signora.
Tyrande riflett ulteriormente. Se dovessi morire, vorrei che foste voi a
prendere il mio posto.
L'altra adepta si turb. Tyrande...
La devozione non deve essere interrotta. Ne sono consapevole. Spero
che lo siate anche voi.
Io... Marinda corrug la fronte. S, certo. Il suo sguardo per un at-
timo si sofferm sulle altre sorelle. Come Tyrande, anche lei aveva gi de-
ciso chi avrebbe preso il suo posto, se fosse morta in battaglia.
Tyrande respir a fondo. Forse le sue decisioni erano state affrettate, ma
non poteva preoccuparsene adesso. C'era bisogno del loro aiuto. C'era bi-
sogno dell'aiuto di Elune.
Non ho altro da dire... se non che... che possa la luce serena di Madre
Luna illuminare i vostri passi.
Dopo aver pronunciato l'antico saluto, Tyrande osserv molte sorelle
congedarsi. Quelle al suo seguito, montarono in sella.
Una si volt verso Tyrande. Signora... che ne facciamo di lei?
Lei? Tyrande sbatt le palpebre. Ormai si era talmente abituata alla
vicinanza di Shandris, da non aver pensato che la giovane elfa non potesse
accompagnarla in quel frangente.
La piccola probabilmente intu quel che stava per dirle e dunque serr la
presa sulle redini. Verr con voi!
Non  possibile.
Sono molto abile con l'arco e con le frecce! Mio padre mi ha insegnato
a usarli! Probabilmente sono brava come o pi di loro!
Nonostante le circostanze difficili, la sua audacia strapp un sorriso a
molte sorelle.
Sei davvero cos brava? la schern una sacerdotessa.
Tyrande prese la piccola per mano. No. Tu rimarrai qui.
Ma...
Scendi dalla pantera, Shandris.
Con gli occhi gonfi, l'orfana smont dall'animale. Sollev lo sguardo su
Tyrande, occhi enormi e argentei, provocando un senso di colpa nella nuo-
va alta sacerdotessa.
Torner presto, Shandris. Sai dove aspettarmi.
S-s... signora.
Venite Tyrande ordin alle altre. Se Elune l'aveva costretta ad assu-
mere quel ruolo, doveva accettarlo e cercare di svolgerlo al meglio. Questo
comprendeva tentare di mantenere in vita il maggior numero di sorelle
possibile, per quel che Madre Luna le avrebbe permesso.
Anche se questo avesse comportato sacrificare se stessa.
Shandris osserv le sacerdotesse che partivano. Il volto dell'orfana era
inondato di lacrime, le mani serrate a pugno.
Il suo cuore pulsava allo stesso ritmo dei tamburi di battaglia e del pian-
to dei morenti.
Quando non fu pi in grado di sopportarlo, corse a inseguire le sacerdo-
tesse.
Capitolo diciannove
Sebbene avesse detto a Malfurion che Korialstrasz sarebbe arrivato pre-
sto, Krasus insist con l'elfo affinch si dirigessero verso la zona della bat-
taglia. Non lo aveva fatto perch pensava cos di abbreviare il viaggio.
Tutt'altro. Un drago malato e anziano poteva percorrere il loro tragitto in
pochi minuti. A Korialstrasz, guarito dall'incantesimo prodigioso del drui-
do, ne sarebbe bastato anche uno solo.
No, camminavano perch il mago aveva bisogno di camminare per tene-
re a bada l'inquietudine. Avrebbe voluto poter fare qualcosa per sveltire il
cammino, ma non osava creare un portale per giungere a destinazione, non
dopo l'ultimo disastro. Per questo dovevano attendere il ritorno del suo io
pi giovane, ma pure con un drago veloce, in arrivo per prelevarli, aveva la
sensazione di non avere pi tempo a disposizione. Ormai si era giunti a
una svolta e non aveva pi scelta.
Se Korialstrasz poteva riportarli alla svelta in battaglia, le sorti potevano
allora essere ancora salvate. Se non...
Maestro Krasus! Mi sembra di scorgere qualcosa dietro di noi!
Augurandosi non si trattasse di un altro predatore di Neltharion, il mago
si gir a sua volta e guard. Un'unica sagoma enorme puntava con deter-
minazione su di loro. Non v'era dubbio che li avesse visti.
All'improvviso, Krasus sent un fremito dentro di s.  Korialstrasz...
Elune sia lodata!
Le ali del gigante rosso sbattevano con forza e ogni battito sembrava di-
vorare un altro miglio. Korialstrasz crebbe rapidamente all'orizzonte e in-
fine l'espressione sul suo volto divenne visibile. Krasus pens che il suo io
pi giovane appariva estremamente sollevato.
Ecco! tuon il mastodontico drago, atterrando a poca distanza dalle
loro spalle. Ogni attimo passato in volo mi sembrava un'ora, sebbene
sfrecciassi pi velocemente possibile!
Sono lieto di rivederti gli disse il mago.
Korialstrasz chin il capo e fiss Krasus con curiosit, come se fosse
perplesso su qualcosa. Davvero?
Il modo in cui pose la domanda fece trasalire il mago. Korialstrasz sape-
va chi e cosa l'incantatore fosse in realt.
S rispose al suo alter ego davvero.
E tu aggiunse il drago, voltandosi verso Malfurion ti sar per sempre
debitore, elfo della notte.
Non ce n' alcun bisogno.
Il colosso sbuff. Se cos credi. Non eri tu quello che ha rischiato di
morire.
Krasus socchiuse gli occhi. Sei stato attaccato, non  vero?
S, erano due draghi dello stormo del Guardiano della Terra! Erano in-
vasi da un'orrenda follia! Ne ho ucciso uno, ma l'altro mi ha raggiunto. Pe-
r anche lui alla fine  morto.
 come temevo. Il mago non riusc ad aggiungere altro, poich l'in-
cantesimo di Neltharion glielo impediva. Frustrato, pass a un argomento
di cui poteva invece parlare. Dobbiamo tornare da Rhonin e dagli altri.
Sei pronto a portarci laggi?
Montate in sella, cos partiamo subito.
I due fecero quel che il drago aveva loro ordinato. Una volta sistemati i
passeggeri sulle spalle, Korialstrasz spieg le ali, poi si sollev delicata-
mente. Comp due cerchi attorno al campo, prima di dirigersi verso la bat-
taglia.
Durante il volo, Krasus rimase costantemente girato all'indietro. Era si-
curo che si stavano avvicinando rapidamente al punto in cui sarebbero ap-
parsi i draghi, ma finora non aveva notato nulla. Ci aumentava la sua spe-
ranza di poter escogitare un piano per sventare il tradimento di Neltharion
prima che si attuasse. Se il male della sua creazione poteva essere fermato
o, ancor meglio, dominato da qualcuno che non era stato contagiato, allora
i demoni sarebbero stati sconfitti e la sua specie si sarebbe salvata dal de-
clino verso l'estinzione pressoch totale.
Ci stiamo avvicinando grid Malfurion. Il cielo comincia a riempirsi
di nebbia!
In effetti, ben presto l'immonda foschia, che scendeva ovunque marcias-
sero i demoni, li avvilupp. Korialstrasz tent di mantenersi a bassa quota,
ma per evitare di volare alla cieca fu praticamente costretto a lasciarsi
scorticare il petto dal terreno. Non appena lo sforzo si rivel eccessivo, an-
nunci: Devo risalire pi in alto! Forse l troveremo un varco in questa
nebbia!.
Il trio si sollev dalla foschia. Krasus aguzz la vista, ma non scorse nul-
la al di l del naso del suo io pi giovane e a volte nemmeno quello. Con
una visibilit cos scarsa, sapeva che Korialstrasz si sarebbe dovuto affida-
re all'olfatto e agli altri sensi per proseguire.
Questa foschia deve avere una fine! sbott il drago rosso. La trover,
anche se ci dovesse costarmi...
All'improvviso, una figura alata apparve sul loro cammino. La Guardia
dell'Abisso sfrecci rapida nella foschia, appena adocchi il drago.
Korialstrasz si mise subito a dargli la caccia, obbligando Krasus e Mal-
furion a tenersi ben stretti al suo collo.
Lascialo perdere! url il mago. Dobbiamo raggiungere la battaglia!
Ma il forte vento generato dal volo rapido di Korialstrasz spazz via
quelle parole. Krasus picchiett sul collo del drago, ma le pesanti scaglie
coriacee impedirono all'altro di accorgersene.
E se provassimo un incantesimo! sbrait Malfurion. Giusto qualcosa
che possa attirare la sua attenzione!
Krasus vi aveva gi pensato, ma riteneva fosse meglio lasciar perdere.
Se ci arrischiamo a spaventarlo, potrebbe sobbalzare facendo cadere uno
di noi due o entrambi! In questa nebbia cos fitta, gli sarebbe impossibile
recuperarci prima che precipitiamo a terra!
Costretti ad acconsentire all'inseguimento di Korialstrasz, i due non po-
terono far altro che appiattirsi contro di lui e sperare che il drago riuscisse
a catturare presto il demone o lo lasciasse perdere. Tuttavia, ricordando
quanto fosse stato risoluto in giovinezza, Krasus sapeva che Korialstrasz
non si sarebbe dato per vinto facilmente. La sua testardaggine stavolta agi-
va a loro sfavore.
Il demone apparve di nuovo con un guizzo. Il temibile guerriero cornuto
volava come le ali infuocate gli consentivano. Lui stesso si era reso conto
di non poter competere con il drago mastodontico.
Il mago aggrott la fronte. Le Guardie dell'Abisso erano dotate di una
certa astuzia e riuscivano a vedere nella foschia molto meglio dei propri
nemici. Il demone avrebbe dovuto essere in grado di escogitare un modo
per seminare Korialstrasz, che aveva palesi difficolt a localizzarlo. Se non
fosse stato per la rotta quasi dritta seguita dal demone...
La verit all'improvviso si manifest a Krasus in tutta la sua evidenza.
Malfurion! Tieniti pronto! Stiamo per essere attaccati!
Il druido si guard attorno e avvist un altro demone nella nebbia.
Un attimo dopo, lui e Krasus si ritrovarono di fronte parecchi nemici.
I guerrieri alati accerchiarono il trio. Almeno sei si materializzarono dal
basso e ferirono Korialstrasz al petto e al ventre. Altri piombarono dall'alto
per tentare di ammazzare o almeno disarcionare i cavalieri. Parecchi anco-
ra svolazzarono davanti o alle spalle del colosso.
Korialstrasz tuon e lanci una vampata di fuoco contro i demoni che gli
erano di fronte. Molti si dispersero, ma una fiammata ne colp uno, incene-
rendolo.
La coda massiccia del drago rosso prese a roteare come una mazza e
spazz via tre Guardie dell'Abisso. Gli altri demoni gli saettarono davanti,
avventandosi contro il drago con le temibili spade e riuscirono pure a pro-
durre alcuni tagli sulle scaglie.
In sella al drago, Krasus e Malfurion erano impegnati di continuo. Il
mago riusc a lanciare un veloce incantesimo, che form uno scudo lumi-
noso arancione sopra di loro, ma i demoni vi si accanirono contro senza
sosta e finirono per indebolire rapidamente il suo lavoro.
L'elfo della notte infil la mano in una sacca sul suo fianco. Ne estrasse
piccoli granelli, che gett contro i demoni nelle immediate vicinanze. Non
appena toccarono i bersagli, i grani germogliarono in rigogliosi viticci...
piante rampicanti. Malfurion sussurr piano e i rampicanti si allungarono
in ogni direzione.
I demoni presero a lacerare e squarciare le piante che li travolgevano, ma
i rampicanti crebbero a una velocit ancor pi portentosa.
Numerose piante si attorcigliarono strette alla gola di un demone. Si ud
il suono di uno scricchiolio e il guerriero cornuto croll... poi precipit gi,
lontano.
Altri demoni scoprirono di avere le gambe e pure le ali bloccate. Due
caddero strepitando verso una morte certa.
Krasus grid, quando una Guardia dell'Abisso, oltrepassato lo scudo
protettivo, lo fer alla spalla. Con occhi ardenti, il mago sfog parte della
sua frustrazione con un'unica parola magica. Il demone mugghi, mentre la
sua carne si scioglieva come cera, gocciolando dall'armatura fiammeggian-
te. Le sue ossa tintinnarono impilandosi in un cumulo, prima di precipitare
al suolo.
Eppure, sembravano esserci ancora Guardie dell'Abisso ovunque. Kra-
sus non pot evitare di ipotizzare che fossero state posizionate l per atten-
dere il ritorno del drago che aveva aiutato gli elfi della notte o di uno qual-
siasi dei colossi. Al mago non sfugg l'ironia della situazione: erano stati
infatti i demoni a ritardare il tradimento di Neltharion abbastanza da per-
mettere a Krasus di escogitare qualcosa.
Ostacolato dal fatto di trasportare passeggeri, Korialstrasz non poteva
compiere le consuete evoluzioni in volo, ma fece comunque buon uso delle
altre abilit. Un demone gli si avvicin troppo. Con uno scatto delle ma-
scelle, il drago frantum l'assalitore, sputandone i resti.
Scosse la testa e mormor: Disgustoso! Davvero disgustoso!.
Krasus continuava a guardarsi attorno. La Legione Infuocata non era so-
lita limitarsi a un unico assalto. Disponeva sempre di un altro gruppo di at-
tacco al momento opportuno.
Krasus individu quattro Guardie dell'Abisso che volavano affiancate.
Un istante dopo, si rese conto che stavano sospese a quella che, a un primo
sguardo, sembrava una corda lunga e robusta. Non appena si avvicinarono,
tuttavia, cap che non si trattava di una corda, ma di una sorta di filo metal-
lico flessibile.
Scrut nella direzione opposta. Cap subito che v'erano altri quattro de-
moni con un oggetto simile fra le zampe ed entrambi i gruppi sembravano
diretti verso le ali di Korialstrasz.
Malfurion! Guarda da quella parte!
Il druido obbed e la sua espressione si fece perplessa. Cosa intendono
fare?
Bloccare o legare le sue ali, probabilmente! Korialstrasz  troppo di-
stratto! Dobbiamo fare il possibile per fermarli!
Proprio mentre parlava, il mago avvist altri due gruppi, armati allo
stesso modo. I demoni volevano assicurarsi di portare a termine il compito.
Mentre coloro che trasportavano le funi si avvicinavano, le altre Guardie
dell'Abisso presero a combattere con maggior frenesia. Krasus e l'elfo del-
la notte cercarono di focalizzare l'attenzione sulla vera minaccia, ma la Le-
gione Infuocata non intendeva permetterglielo.
Un'enorme folata di vento d'un tratto scaravent molti guerrieri demo-
niaci verso l'alto e il mago prese spunto da uno degli attacchi pi potenti
del druido, quello che aveva ucciso Hakkar, e si concentr sul primo grup-
po di nemici. I demoni erano quasi giunti a portare l'immenso filo metalli-
co sopra l'ala sinistra del disattento Korialstrasz. Se fossero riusciti nell'in-
tento, il drago avrebbe dovuto cercare di rimanere sospeso nel cielo solo
con l'ala destra, un' impresa impossibile.
La saetta colp soltanto uno dei demoni, ma il cavo trasmise la scossa a
tutti gli altri. I nemici sbraitarono e tremarono; poi, le mani ormai senza
forza mollarono la fune di metallo. I quattro precipitarono nella foschia.
Sebbene avesse fermato un gruppo di demoni, Krasus si rese conto che
ve n'erano almeno altri cinque. I rimanenti combattenti alati si avvicinaro-
no ancora, tormentando il trio.
Devo chiedervi un immenso favore! tuon il drago rosso. Aggrappa-
tevi a me, come se le vostre vite dipendessero da me, e vedrete che sar si-
curamente cos!
Le due figure pi piccole obbedirono all'istante. Krasus esort: Blocca
il piede sulla scaglia, Malfurion! Presto!.
Mentre facevano entrambi ci che gli era stato richiesto, Korialstrasz si
avvit su se stesso.
La tattica prese la Legione Infuocata completamente alla sprovvista. Le
ali enormi e coriacee di Korialstrasz colpirono i demoni uno dopo l'altro.
Due dei gruppi che trasportavano il cavo metallico si dibatterono e i loro
carichi svanirono nella foschia sottostante.
Mentre si avvitava ancora, il gigante rosso sprigion tre brevi ma potenti
fiammate. Le prime due devastarono completamente un paio di Guardie
dell'Abisso. L'ultima manc il bersaglio, ma disperse molti altri avversari.
Attenzione! grid Malfurion.
Un enorme missile si abbatt sul petto del drago. L'appiglio del piede di
Krasus si sfil e all'improvviso il mago si ritrov a penzolare dalle mani. Il
druido non pot far nulla per soccorrerlo, poich riusciva a malapena a
reggere se stesso.
La figura fiammeggiante rimbalz lontano dalla sua vittima. L'Infernale
precipit nella foschia, incurante della paurosa altezza dalla quale scende-
va. Perfino da lass, il demone sarebbe sopravvissuto indenne a una rovi-
nosa caduta.
Gli altri aggressori approfittarono del momento per accerchiare il trio.
Krasus assest un calcio alla spada di un demone che si stava avventando
contro il dorso del drago. Malfurion lanci loro altri granelli estratti dalla
sacca, ma ormai le forze della Legione riuscivano ad anticipare i suoi gesti
e a evitarne quasi del tutto le conseguenze. Soltanto una Guardia dell'Abis-
so fin vittima dei rampicanti, ma con tutti gli altri demoni ancora in vita,
risult una perdita trascurabile.
Non appena Krasus fu di nuovo seduto, un gruppo di nemici cominci
ad avvolgere il lungo filo metallico attorno all'ala destra di Korialstrasz. Il
mago sollev le dita verso i quattro demoni e pronunci un'altra parola
magica.
Le sue unghie si spezzarono, volando verso i demoni. Nell'avanzare, le
unghie si allungarono, superando ciascuna i trenta centimetri. In rapida
successione, tutti e quattro i demoni rimasero bloccati sul posto, trafitti dai
missili affilati. Krasus si sfreg le dita, dove nuove unghie stavano gi cre-
scendo, e contempl i demoni stramazzare.
Korialstrasz! chiam poi. Dobbiamo andarcene! Non possiamo ri-
manere qui a combattere in queste condizioni!
Questa volta, il suo io pi giovane lo ud e, sebbene non gli piacesse la-
sciare la battaglia a met, accondiscese al volere di Krasus. Potrebbe rive-
larsi assai pi difficile di quanto tu creda!
Krasus sapeva bene quanto sarebbe stato difficile. V'erano Guardie
dell'Abisso ovunque e il drago, attento ai suoi cavalieri, doveva muoversi
con cautela. Era proprio ci su cui la Legione Infuocata confidava.
Ma dovevano andar via. Si erano gi trattenuti troppo a lungo.
Il colosso si ferm per incenerire un'incauta Guardia dell'Abisso. Ho
un'idea! Ha gi funzionato in passato! Tenetevi ancora stretti!
N Krasus, n l'elfo della notte avevano mai smesso di stargli aggrappati
saldamente, da quando erano stati quasi sbalzati nel vuoto. Tuttavia, si af-
ferrarono alle scaglie del drago pi tenacemente che potevano.
Appena in tempo, perch le ali di Korialstrasz smisero di battere.
Il drago precipit verso il basso come un masso e lasci i demoni per-
plessi a volteggiare in alto. Quando ripresero a inseguirlo, Korialstrasz era
ormai molto, molto lontano.
Malfurion grid. Krasus digrign i denti e gli sovvenne troppo tardi che
quella era stata una delle sue strategie preferite in giovent. Molti avversa-
ri, perfino fra i draghi, ritenevano che le creature della loro specie dovesse-
ro restare perennemente in volo. Krasus ricordava vagamente di aver pro-
vato qualcosa di simile quando Korialstrasz aveva lottato contro i due dra-
ghi neri.
Caddero sempre pi in basso e il drago utilizz le ali soltanto per evitare
di capottarsi nell'aria. Pareva impossibile che i suoi cavalieri potessero
mantenere la presa, ma in qualche modo vi riuscirono.
A Krasus venne in mente che, in una foschia cos fitta, il suo io pi gio-
vane potesse non accorgersi in tempo del terreno sottostante, ma poi ac-
cadde una cosa strana: la nebbia semplicemente svan. Sembr come se
una gigantesca creatura si fosse aperta un varco. Ne rimaneva un flebile
alone, ma la visibilit era cos elevata da permettere a Krasus di distingue-
re colline alquanto distanti.
Ha! tuon trionfante Korialstrasz. Riprese a sbattere le ali, facendo
leggermente sobbalzare i suoi compagni di viaggio. Il drago segu la dire-
zione del vento e regol nuovamente con facilit la rotta. Della Legione In-
fuocata non v'era pi alcuna traccia.
Korialstrasz non attese certo che i demoni li raggiungessero. Continu a
volare verso la meta iniziale con una velocit che nessun demone avrebbe
mai potuto eguagliare.
Alle spalle di Krasus, Malfurion ansim: Spero di non ripetere mai pi
un'esperienza simile! Gli elfi della notte non sono certamente adatti a vola-
re nel modo che ho appena sperimentato!.
Dopo un viaggio del genere, difficilmente potrei biasimarti per le tue
sensazioni... All'improvviso, Krasus osserv il percorso davanti a s.
Provo di nuovo come una sensazione di dj vu. La cosa mi turba molto.
Di che si tratta? Cosa c' che non va ancora? Altri demoni in arrivo?
Sarebbe una situazione naturale, druido. Si tratta di qualcosa di molto
pi complesso.
Cosa intendete dire?
Guarda questo squarcio di chiarore in ci che finora  stata una coltre
ininterrotta di malvagia oscurit, fin dall'arrivo della Legione Infuocata.
Forse la mia gente sta sconfiggendo i demoni e questo ne  il primo se-
gnale.
Krasus avrebbe tanto voluto condividere l'ottimismo di Malfurion. Alz
la testa e, come spesso faceva Brox, fiut l'aria alla ricerca di un odore
preciso. Ci che percep quasi lo sopraffece e conferm i suoi timori.
Korialstrasz! Annusa l'aria! Dimmi cosa ne deduci!
Il drago obbed immediatamente. Il tratto di volto che Krasus riusciva a
vedere rimase sconvolto. Sento... sento una presenza a noi affine...
Soltanto una?
No... ce ne sono molte... e si confondono fra loro...
Cosa vuol dire? Malfurion domand a Krasus.
Il mago sibil. Vuol dire che i demoni contro cui abbiamo combattuto
ci hanno causato un danno ben peggiore di quel che avevo immaginato!
Ma... siamo riusciti a fuggire in pratica illesi...
Krasus avrebbe preferito ricevere nuove ferite al posto di ci che aveva-
no invece sofferto. Perfino i pochi minuti per affrancarsi dalla trappola e-
rano stati troppi. Gli altri dovevano essere gi molto lontani.
C'erano parecchi altri particolari che avrebbe voluto svelargli, ma l'in-
cantesimo di Neltharion glielo imped. A Malfurion, Krasus era in grado di
dire una sola cosa, ma sarebbe comunque bastata.
Druido, gli altri draghi sono davanti a noi... e lui, senza dubbio, sar a
capo dello stormo.
Krasus vide che l'elfo aveva afferrato all'istante l'essenza delle sue paro-
le. I draghi erano diretti verso la battaglia, consapevoli di possedere una
forza sufficiente a distruggere la Legione Infuocata.
Non potevano sapere che Neltharion, colui che li aveva condotti alla
guerra, li avrebbe traditi una volta giunti a destinazione...
A miglia di distanza e sempre pi vicini alla meta, i draghi volavano
pronti per la battaglia. Neltharion li aveva guidati lungo una rotta a bassa
quota, vicina al terreno, e aveva utilizzato il potere dell'Essenza dei Draghi
per dissipare la foschia. Ci era bastato a impressionare gli altri, inclusa
Alexstrasza e gli altri Aspetti. Nessuno dubitava delle straordinarie pro-
priet della sua creazione.
Neltharion si libr verso l'imminente trionfo e sent la mente invasa dalle
voci che sussurravano. "Ci siamo quasi, ci siamo quasi!" dissero. "Presto,
presto!" promisero.
Presto tutti si sarebbero inchinati davanti alla sua imponenza e il mondo
sarebbe stato purificato dall'iniquit.
Cosa desideri da noi? chiese Alexstrasza.
"Voglio che mettiate a nudo la vostra gola..." pens il Guardiano della
Terra, ma invece rispose: Vi ho spiegato come procedere! Voglio che tut-
ti si dispongano come vi ho illustrato! L'Essenza dei Draghi far il resto!.
Tutto qui?
"Voglio che vi sia facile inchinarvi davanti a me..." S, tutto qui.
Alexstrasza non pose altre domande e Neltharion le fu grato. La sua
mente era un turbine di pensieri e quel ronzio continuo aveva quasi spinto
il drago nero a tradirsi.
L'Essenza dei Draghi, la sua Essenza dei Draghi, continuava a ingannare
i suoi compagni. Neltharion fiss davanti a s e avvist una parvenza di
movimento sul terreno, un movimento simile a quello di migliaia di formi-
che.
Si erano imbattuti nella battaglia. Riusc a malapena a contenere la pro-
pria euforia.
"Calma..." mormorarono le voci... "Calma..."
S, il drago nero poteva contenersi e mantenere la calma ancora per un
po'. Sapeva essere magnanimo. Il premio era talmente grande che pochi
minuti in pi di attesa non rivestivano alcuna importanza.
Solo alcuni minuti in pi...
Brox fu il primo a vederli. Si asciug il sudore dalla fronte, dopo aver
ucciso una belva ferale, e sollev per caso lo sguardo in alto, avvistando i
primi colossi sopraggiunti sulla scena della battaglia. Rimase un attimo a
bocca aperta e quasi perse la testa per la sua stupidit, aggredito da una
Guardia Ferale. Brox scambi alcuni colpi con il demone, tagli la creatura
in tre pezzi, quindi indietreggi e si guard attorno. Sfortunatamente, colui
che cercava non era nelle vicinanze.
L'orco sbuff. Rhonin poteva non essersi ancora accorto della venuta dei
draghi, ma senza dubbio non sarebbe passato molto tempo prima che tutti
ne diventassero consapevoli.
La lotta, Brox concluse infine, si era fatta molto pi interessante.
Rhonin non era riuscito a raggiungere Lord Ravencrest. Il nobile era sta-
to a un passo da lui, ma l'improvviso spostamento nell'assetto della batta-
glia aveva costretto il mago a concentrarsi per impedire che la prima linea
franasse sotto i suoi occhi. Numerosi, rapidi incantesimi di breve durata
avevano contribuito a stabilizzarla, ma non poteva salvare la situazione da
solo. Sfortunatamente, le Guardie della Luna erano gi state dispiegate in
gruppi sparuti in alcuni posti e in altri Illidan le aveva fatte concentrare su
di lui, per poter lanciare grandiosi incantesimi.
Il fratello di Malfurion si era fatto sempre pi imprudente e non soltanto
a causa delle circostanze. Scagliava incantesimi in ogni direzione, come se
fossero sassolini, incurante di quanto giungesse pericolosamente vicino a
colpire la sua gente.
Un'altra area minacciava di cedere. Incitati dalle Guardie dell'Abisso, tre
Infernali si scontrarono con i soldati che si trovavano l e li scaraventarono
in ogni direzione. Anche le Guardie Ferali si riversarono in quella zona,
tranciando e trafiggendo qualsiasi cosa sembrasse ancora in vita.
Il mago dai capelli rossi gesticol, ma proprio mentre stava completando
l'ultima parte dell'incantesimo, un'esplosione devast la zona interessata.
Gli Infernali scoppiarono e i mostruosi guerrieri alle loro spalle stramazza-
rono, con le armature e le carni lacerate.
Se fosse stato quello l'unico risultato ottenuto, Rhonin ne sarebbe stato
lieto. Tuttavia, fra i morti v'erano anche molti elfi della notte, che avevano
subito la stessa orribile sorte. I sopravvissuti gridarono in cerca di aiuto. Il
sangue schizzava dappertutto.
Rhonin imprec, ma non perch fosse colpa sua. Il suo incantesimo era
rimasto interrotto.
Il mago guard Illidan infuriato. L'incantatore era riuscito finalmente nel
suo intento. Aveva ucciso i suoi e, fatto ancor pi atroce, era che o non lo
aveva nemmeno notato oppure non gliene importava nulla.
Dimentico della Legione Infuocata, Rhonin fece per avvicinarsi al ge-
mello di Malfurion. Era necessario tenerlo seriamente sott'occhio. Un simi-
le incidente non doveva pi ripetersi.
La causa della sua furia legittima si volt e lo vide avanzare. Illidan gli
rivolse un sorriso trionfale, che non contribu a mitigare la rabbia del ma-
go.
Ma poi Illidan scrut oltre Rhonin. Sia i suoi occhi sia il suo sorriso si
spalancarono, mentre indicava un punto con il dito.
Nonostante non volesse lasciarsi distrarre da nulla, Rhonin fu costretto a
guardare.
Anche i suoi occhi, allora, si spalancarono... e un'altra maledizione gli
sfugg dalle labbra.
Nel cielo all'improvviso schiaritosi erano apparsi i draghi. Centinaia di
draghi.
No... Rhonin brontol alla vista delle figure che volavano in alto. Riu-
sc a distinguerne una in prima linea, un drago nero cos grande da non po-
ter essere confuso con nessun altro. Ci, a sua volta, indicava che quello
non poteva che essere un unico evento nella storia... l'evento peggiore di
tutti, per quel che riguardava le sorti dei difensori. No... non adesso... non
adesso...
Capitolo venti
Poche erano le cose che spaventavano Archimonde. Affrontava ogni si-
tuazione con mente analitica: gli elfi della notte, la magia, perfino i draghi.
Ma in quel momento la sua compostezza era messa a dura prova. Non si
attendeva che i draghi giungessero in numero cos elevato. Tutto quel che
aveva appreso su di loro le connotava come creature lontane dalle faccende
terrene, talmente distaccate da non avvedersi nemmeno dell'imminente fi-
ne del loro mondo. Naturalmente aveva previsto che alcuni avrebbero agito
da ribelli. Archimonde aveva organizzato contro di loro un gruppo ben nu-
trito di Guardie dell'Abisso, nascoste nella foschia e pronte ad aggredirli.
Ma non era stato soltanto superato in astuzia dalle bestie... i draghi erano
arrivati tutti.
Il comandante dei demoni si tranquillizz rapidamente. A quel punto,
Sargeras non ammetteva alcun fallimento. Archimonde si concentr, giun-
se nelle menti di ogni Eredar e Signore del Terrore e ordin loro di dirigere
gli incantesimi verso gli stormi in avvicinamento.
Sicuro che il potere magico della Legione Infuocata avrebbe potuto fer-
mare gli intrusi, Archimonde torn a rivolgere l'attenzione alla battaglia.
Ci avrebbero pensato i Nathrezim e gli stregoni a eliminare i draghi. Dopo
tutto, si trattava comunque di creature di questo mondo e i loro poteri era-
no soggetti alle sue leggi. La Legione invece era molto, molto di pi.
S, non c'era proprio nulla che perfino i draghi potessero fare per impedi-
re la sua gloriosa vittoria.
Le consorelle di Tyrande erano state condotte su una regione collinare
dove si ergevano poche querce nodose e ormai morte. Lo sciamare a sor-
presa dei demoni aveva lasciato sbalorditi gli elfi della notte e, nonostante
i vani tentativi delle sacerdotesse di neutralizzare quelli sopraggiunti nelle
loro vicinanze, anche loro avevano avuto difficolt a mantenere viva la
speranza dopo un attacco cos schiacciante.
La nuova alta sacerdotessa ormai combatteva a piedi, poich la sua pan-
tera della notte si era sacrificata contro le lame nemiche dirette verso la sua
padrona. Tyrande aveva trafitto i demoni che avevano ucciso la creatura ed
era accorsa in aiuto di una sorella ferita gravemente nello stesso assalto.
Tyrande depose l'elfa insanguinata in alto sugli alberi, dove sperava che la
sacerdotessa potesse essere lasciata senza che gli aggressori la notassero.
Da quella postazione privilegiata, la battaglia si caric di un carattere
ancor pi sinistro. Ovunque guardasse, Tyrande vedeva un mare di figure
fiammeggianti circondare la sua gente. Gli elfi della notte cadevano dap-
pertutto, massacrati senza piet.
Elune, Madre Luna invoc all'improvviso. Non c' davvero nient'al-
tro che tu possa fare per i tuoi figli? Il mondo finir qui, se non si pu pi
fare qualcosa!
Ma sembrava davvero che la dea avesse dato tutto ci che poteva, poich
la morte continuava a travolgere gli elfi. Tyrande si chin, nella speranza
almeno di aiutare la sorella ferita e allo stesso tempo si domand se fosse
saggio preoccuparsi di farlo.
Poi, la strana sensazione di essere osservata la indusse a interrompere le
cure. Si guard alle spalle, sicura di aver intravisto un'ombra. Tuttavia, non
appena scrut da vicino, vide unicamente gli alberi morti.
Era quasi tornata alla propria attivit, quando qualcos'altro cattur la sua
attenzione. Tyrande sollev lo sguardo e la sua espressione abbattuta si
tramut in speranza.
I draghi riempivano il cielo, draghi di ogni tipo.
Elune sia lodata! ansim.
Con rinnovata determinazione, Tyrande si concentr sulla guarigione
della sacerdotessa. Madre Luna aveva risposto ancora alle sue preghiere.
Aveva inviato una forza che perfino la Legione Infuocata non era in grado
di fronteggiare.
Senza dubbio non v'era ormai pi nulla da temere...
I draghi si disposero nel cielo secondo i dettami di Neltharion, a colori
alternati in modo da schierare i tratti e le caratteristiche di ciascuno stormo
in maniera pi uniforme possibile. Accanto al Guardiano della Terra, v'e-
rano Alexstrasza, Ysera, Malygos e il bronzeo drago femmina. Se Neltha-
rion si fosse girato verso il drago rosso, avrebbe forse notato che Alexstra-
sza volgeva gli occhi qui e l, come alla ricerca di qualcuno. Nella sua fol-
lia, il drago nero non si era neanche accorto dell'assenza del consorte pi
giovane della Regina della Vita.
Molto pi in basso, le figure minuscole avevano cominciato a rendersi
conto della presenza dei draghi. Un ampio sorriso attravers le fattezze ret-
tili di Neltharion. Il suo pubblico era pronto.
Adesso tuon lasciamo che l'Essenza dei Draghi si riveli ai nostri
nemici!
Il piccolo disco brillava cos intensamente che ciascun colosso, eccettua-
to il Guardiano della Terra, fu costretto a distogliere lo sguardo. Neltharion
ignor la sensazione di bruciore nelle proprie orbite, talmente era rapito
dalla visione.
L'Essenza dei Draghi colp.
L'attacco assunse la forma di un lampo di luce dorata purissima, pi pura
di quella del sole, delle stelle e della luna. Si avvent sulla torma di demo-
ni e fece letteralmente evaporare la Legione Infuocata ovunque la toccasse.
I demoni ulularono. I demoni strillarono. Si riversarono lontano dalla lu-
ce assassina e scapparono come non avevano mai fatto di fronte a nessun
nemico, nemmeno gli elfi della notte. La paura era un'emozione poco nota
alla loro stirpe, ma in quel momento la avvertirono appieno.
I difensori all'inizio osservarono la scena con atterrita soggezione, cos
silenziosi che si sarebbe potuto scambiarli per pietre. Perfino i nobili pi
altezzosi non poterono fare altro che guardare a bocca aperta lo sprigionar-
si di un simile potere, al cui confronto l'energia del Pozzo dell'Eternit pa-
reva ben poca cosa.
In mezzo agli elfi della notte, Rhonin scosse la testa ripetendo: No...
no... no....
Molto pi lontano, Illidan osserv la possente distruzione con estrema
invidia e cap che tutto quel che aveva imparato fino a quel momento non
era niente rispetto a ci che i draghi dominavano.
Dall'altro capo della battaglia, Archimonde si rabbui nel vedere le forze
demoniache crollare come fuscelli di fronte a quell'unica fonte di energia.
Gi poteva avvertire il malcontento di Sargeras e sapeva che sarebbe stato
lui, non Mannoroth o gli Eletti, a patire il peso maggiore dell'ira del suo
padrone.
La Legione Infuocata contrattacc, anche se inutilmente. Gli Eredar e i
Nathrezim concentrarono la loro magia nera sul disco e sul suo creatore,
attraverso incantesimi che avrebbero dovuto sciogliere l'Essenza dei Dra-
ghi e strappare a Neltharion la pelle, la carne e le ossa. Poi assalirono tutti i
draghi, cercando di porre rapidamente fine a questo tentativo di schiacciar-
li.
 giunta l'ora! rugg il Guardiano della Terra, contenendo a malapena
la sua follia. Sistemiamo la matrice!
Gli altri draghi unirono i pensieri e i loro poteri si fusero assieme molti-
plicandosi. Gi legati nel disco grazie ai loro precedenti apporti, non ebbe-
ro difficolt ad alimentare ancora l'Essenza dei Draghi con la loro energia.
Con un grido beffardo, Neltharion scaten le forze racchiuse nel disco
contro gli incantatori partiti all'attacco.
Gli Eredar furono ridotti in cenere a decine. Le loro urla erano brevi, ma
molto eloquenti. I Signori del Terrore fluttuanti nel cielo caddero, mentre
la luce li bruciava, riducendo i temibili demoni in scheletri fumanti. Altro-
ve, gli stregoni perirono in centinaia di modi differenti e raccapriccianti,
quando il disco risped su di loro gli incantesimi che avevano lanciato.
Alla fine, perfino i demoni pi crudeli fuggirono in preda al panico.
Quella non era un'energia che si poteva affrontare. Perfino il timore di su-
scitare le ire di Sargeras non riusciva a trattenerli dalla ritirata.
E quando le Guardie Ferali, le Guardie dell'Abisso e altri demoni videro
il modo in cui i loro confratelli perivano di fronte al potere dei draghi, quel
poco di coraggio loro rimasto svan in modo quasi altrettanto rapido di
quello dei loro compagni. Archimonde si ritrov a essere un comandante
senza nessuno da comandare. Le sue minacce passarono inosservate, pure
quando massacr parecchi di coloro che gli erano attorno per dimostrare
che diceva sul serio.
In sella alla pantera della notte, Lord Ravencrest si lasci sfuggire un ur-
lo rabbioso e indic la torma in rotta.  il momento che aspettavamo! Per
Kalimdor e Aszhara!
Il suo grido venne raccolto dai soldati, l'esercito avanz con foga. La
guerra, finalmente, sarebbe stata vinta.
Soltanto Rhonin esit. Soltanto lui conosceva la verit. Tuttavia, come
poteva controbattere, dopo tutto quello a cui gli altri avevano assistito? La
creazione dei draghi aveva svolto il compito per il quale presumibilmente
era stata realizzata.
Il mago si guard attorno disperatamente, alla ricerca dell'unica altra
creatura che poteva essersi resa conto del pericolo, l'unica che avrebbe po-
tuto suggerir loro come procedere.
Ma non v'era ancora nessuna traccia di Krasus.
Neltharion rugg trionfante, nell'osservare i demoni ormai decimati che
si disperdevano. Aveva dimostrato a tutti la potenza della sua Essenza dei
Draghi e, di conseguenza, la propria superiorit.
Poi, uno di coloro che lo avrebbero tradito os interrompere quel mo-
mento di gloria.
Neltharion! grid Alexstrasza affaticata. I demoni sono in fuga!
L'Essenza ha svolto il suo lavoro in modo mirabile! Ora  il momento a-
datto per spezzare la matrice e aggredirli da ogni direzione...
No! Neltharion la fiss con sguardo accecato, ormai incapace o non
pi intenzionato di dissimulare ulteriormente la propria follia. No! D'ora
in avanti sar io a dire cosa andr fatto! Io, non tu, Alexstrasza!
Gli altri Aspetti improvvisamente osservarono il Guardiano della Terra
come se lo vedessero per la prima volta. Malygos, in particolare, apparve
turbato e cerc di far ragionare il drago nero. Mio caro amico Neltharion!
Alexstrasza non intendeva mancarti di rispetto! Voleva solo dire che ades-
so la nostra offensiva potrebbe farsi pi efficace se...
Taci!
Il disco emise un'improvvisa fiammata.
Come fossero un'unica creatura, gli stormi si bloccarono improvvisa-
mente, con il battito delle ali sospeso a met. Per non precipitarono; il po-
tere mostruoso dell'Essenza dei Draghi li mantenne immobili nel cielo. Gli
occhi erano l'unico segnale che avessero ancora coscienza e tutti, tranne gli
appartenenti allo stormo nero, accolsero con orrore la rivelazione che uno
dei pi potenti confratelli li aveva traditi.
Nessuno potr contraddirmi! Far ci che  mio diritto fare! Il mio de-
stino sta per compiersi! Questa terra, tutte le terre, si inchineranno al mio
potere! Ricostruir il mondo come dovrebbe essere!
Volse lo sguardo feroce alla battaglia, ma non verso la Legione Infuoca-
ta. Il gigante nero estrasse il disco dorato e sibil contro gli elfi della notte
che avanzavano. Che tutti sappiano di esistere unicamente grazie alla mia
volont!
E il potere dell'Essenza dei Draghi venne sprigionato contro i difensori.
Colti in quello che avrebbe dovuto essere il momento della vittoria, gli
elfi della notte non avevano alcuna possibilit di difendersi contro l'energia
del disco, anche se in ogni caso non avrebbero potuto fare nulla. La luce
intensa dardeggi tra le prime file... che svanirono all'istante e rimasero u-
nicamente labili strida a segnalare il loro passaggio. I cavalleggeri in sella
alle pantere della notte perirono nel mezzo della corsa e le cavalcature mo-
rirono insieme a loro. Decine di fanti caddero in un battere di ciglia.
Il grande esercito si sfald, non appena l'orrore di quel che era avvenuto
si diffuse fra i ranghi. Gli elfi della notte ormai fuggivano dal nemico in ri-
tirata, lasciando dietro di s un'ampia area di terra ricoperta di sangue.
Il caos regnava sovrano. N gli elfi n i demoni sapevano pi cosa atten-
dersi. Tutti gli sguardi si girarono verso la terrificante forma nera che or-
chestrava quell'ondata di morte.
La voce del Guardiano della Terra annull ogni altro suono quando parl
alle piccolissime figure sottostanti. Guardatemi, parassiti! Guardatemi e
imploratemi! Sono Neltharion, il vostro dio!
Le voci nella sua testa si erano fatte pi acute in un crescendo che lo in-
citava a causare un disordine ben pi grande. Tuttavia, per una volta Nel-
tharion le ignor. Adesso intendeva assaporare il trionfo e costringere
quelle creature insignificanti a inchinarsi alla sua maestosit e riconoscere
il suo potere supremo. Dopo tutto, era in grado di spazzarli via in qualun-
que momento.
Cosa che avrebbe fatto non appena si sarebbe stancato di loro.
Tutti dovranno inginocchiarsi davanti a me! Adesso!
Molti obbedirono, altri rimasero in piedi confusi e incerti.
L'Essenza dei Draghi sradic per quell'accenno di titubanza: la sua luce
mortale si rivers sui demoni, poi sugli elfi della notte. La lezione si dimo-
str efficace, perch coloro che ancora esitavano crollarono subito in gi-
nocchio.
Ho visto ringhi il folle colosso. Ho osservato il mio mondo mentre
veniva distrutto da voi, miseri insetti! Bisogner fare ordine! Render il
mio mondo nuovamente perfetto! Coloro che non si riveleranno degni di
servirmi verranno uccisi!
Un leggero sibilo alle sue spalle fece voltare rapidamente Neltharion.
Nonostante fosse incapace di muoversi, se non su ordine del drago nero,
Alexstrasza era riuscita a manifestare parte della sua rabbia e del suo di-
sprezzo.
E tu... disse il gigante nero, dimenticando momentaneamente le crea-
ture in basso. Tu e tutti gli altri miei "amici" traditori vivrete unicamente
nella sofferenza che vi ho procurato! Non meritate niente di meglio per la
connivenza e le trame ordite contro di me!
Alexstrasza cerc con tutte le forze di parlare. Neltharion decise di mo-
strarsi magnanimo e le concesse quell'abilit.
Che cosa hai escogitato, Neltharion? Quale malvagit hai perpetrato?
Ci chiami traditori, ma io vedo soltanto uno fra noi che merita quell'appel-
lativo!
Ti ho dato il permesso di parlare, ma dovresti usarlo unicamente per
chiedere piet per i crimini da te commessi! Tu osi parlare contro di me?
Alexstrasza sbuff a simili parole. Nessuno di noi ha commesso un
crimine pi orrendo del tuo! Alexstrasza esit, poi il tono della sua voce
d'un tratto si raddolc. Neltharion... devi essere impazzito! Hai sempre
cercato di rendere il mondo un luogo in cui regnassero pace e armonia...
E cos sar! Non appena tutti obbediranno al mio volere, non vi saran-
no pi n caos n guerra!
E neanche la morte? In quanti dovranno perire per creare quella che tu
chiami "pace", amico mio?
Io... Le voci si fecero pi insistenti e gli chiesero di porre fine alle pa-
role del drago rosso e alla sua vita. Il gigante nero scosse la testa, cercando
di fare chiarezza dentro di s. Alexstrasza... Io...
Combatti la follia che si  impadronita di te, Neltharion! Sei forte! Ri-
corda ci che eri un tempo... distruggi quella mostruosit, prima che sia
troppo tardi per tutti noi!
Ma aveva detto la cosa sbagliata. Le orbite cremisi del Guardiano della
Terra si indurirono nuovamente e Neltharion afferr il disco con fare pro-
tettivo. No! Il tuo tradimento si  fatto dunque pi grande! Vorresti ruba-
re quel che mi appartiene e quel che ho creato, per impossessartene! Lo
sapevo! Sapevo di non potermi fidare di nessuno di voi!
Neltharion!
Fai di nuovo silenzio!
La bocca di Alexstrasza si blocc. Si sforzava chiaramente di parlare,
ma il potere dell'Essenza dei Draghi era troppo forte.
Il gigante nero la lasci perdere come un essere ormai insignificante e
guard di nuovo in basso la folla paralizzata dal terrore.
Ho deciso! proclam. Ho deciso che questo luogo sar un posto mi-
gliore senza nessuno come voi a insudiciarlo!
Mostr l'Essenza dei Draghi.
Il disco si illumin...
Ma un gigantesco mostro cremisi all'improvviso si abbatt su Neltha-
rion.
Erano giunti fin l per trovare uno scenario di sommo orrore: a terra, la
distruzione totale e, in cielo, i draghi intrappolati dalla macchinazione or-
dita da un loro simile.
Krasus imprec.  troppo tardi! Neltharion ha compiuto il suo tradi-
mento!
Appena pronunciate quelle parole, si rese conto che l'incantesimo lancia-
to dal Guardiano della Terra non esisteva pi. E perch avrebbe dovuto es-
sere altrimenti? Neltharion stesso aveva rivelato il proprio inganno. Non
v'era alcun motivo perch la magia persistesse.
Ma  mostruoso! tuon Korialstrasz. Ha fatto prigioniera Alexstra-
sza! Come ha osato? Lo uccider per questo...
Devi calmarti! intervenne Krasus. Neltharion  troppo potente ora
che ha rovesciato su tutti il male contenuto nell'Essenza dei Demoni!
"L'Essenza dei Demoni"? S, un nome pi appropriato di quello che lui
gli aveva dato! Senza dubbio deve trattarsi di una creazione demoniaca,
pi adatta agli esseri orribili della Legione Infuocata!
Krasus non aveva rivelato deliberatamente il nome con cui il disco sa-
rebbe stato conosciuto in futuro, ma ormai era troppo tardi. Forse era stato
proprio il suo intervento a modificarne il nome. Il mago non sapeva pi
cosa fosse parte della storia originaria e cosa fosse stato alterato dalla sua
interferenza. A quel punto, per, non aveva quasi pi importanza. Ci che
invece contava eccome era il pericolo che Kalimdor doveva ora fronteggia-
re, a causa di una minaccia rispetto alla quale perfino i demoni erano un'in-
significante nullit.
Cosa possiamo fare? chiese Malfurion.
L'Essenza dei Dra.. dei Demoni non  invulnerabile! Neltharion  la
chiave di tutto!  il suo creatore, e la sua debolezza!
Intendete distruggere il disco? Potremmo usarlo per salvare la mia gen-
te!
Krasus si fece severo. Druido, qualsiasi altra via per aiutarci a soprav-
vivere sarebbe meglio di quell'orrore!  una fonte malefica di corruzione
degli animi! Di sicuro dovresti essere in grado di percepirla anche a questa
distanza!
L'elfo della notte approv. Chiunque, eccetto Neltharion, poteva sentire
quel male intrinseco, quando il disco veniva utilizzato.
Korialstrasz scosse la testa. Non posso sopportare oltre questa situazio-
ne!
Senza preavviso, il drago rosso si inabiss verso le colline, dietro le li-
nee dei difensori, fuori dalla vista del folle drago nero. Korialstrasz plan
con una tale agilit che nessuno dei due passeggeri protest.
Soltanto quando atterr e smontarono entrambi di sella, Krasus riusc a
dire la sua. Cosa intendi fare?
Mi conosci meglio di chiunque altro. Conosci bene le mie intenzioni.
Era vero, e in quel momento Krasus ricord vagamente la decisione pre-
sa in passato. Tuttavia, ci che un tempo era stato scolpito nella pietra, a-
desso non lo era pi. Korialstrasz era quasi morto una volta: una seconda si
sarebbe potuta dimostrare irreparabilmente fatale.
Ciononostante, pur con quella consapevolezza, Krasus non poteva pi
argomentare contro la decisione del drago. L'amore che Korialstrasz pro-
vava per la sua regina e compagna era pari al suo.
Allora colpisci in basso e alla schiena raccomand al suo io pi gio-
vane. E fai del tuo meglio per fargli lasciare la presa sul disco.
Il gigante rosso chin la testa in segno di apprezzamento. Tengo in
gran conto la tua saggezza.
Quindi, Korialstrasz spicc di nuovo il volo e le sue ali sbatterono rapi-
damente per guadagnare velocit prima di attaccare. I due osservarono il
drago allontanarsi e Krasus in particolare mantenne gli occhi fermi su di
lui finch non lo vide dileguarsi.
Nel momento in cui divenne evidente che il dado era stato tratto, il mago
si gir e disse: Vieni, Malfurion! Dobbiamo raggiungere la tua gente con
la massima rapidit!.
Krasus si lanci di corsa nel paesaggio, incurante di qualsiasi senso di
dignit. La dignit era per coloro che disponevano di tempo e pazienza,
lussi che lui e il suo compagno non potevano permettersi. L'importante era
riuscire a raggiungere Rhonin e gli altri.
Ovviamente, poi la domanda sarebbe stata... cosa di preciso si poteva fa-
re?
Corsero senza sosta, ma al mago gli elfi sembravano irraggiungibili.
Siamo troppo lenti! sbott. Quando arriveremo, sar troppo tardi!
Potrei cercare di evocare qualcosa! Forse Cenarius potrebbe inviarci
ancora gli ippogrifi!
Dubito fortemente che saremmo fortunati come prima! Forse... forse se
riuscissi a raggiungere Rhonin...
Krasus si ferm. Respir profondamente e cerc di contattare con la
mente il suo protetto di un tempo. Ma sebbene riuscisse a percepire l'uma-
no, v'era troppa agitazione intorno a loro. Krasus dubitava che Rhonin fos-
se riuscito a udire il suo appello.
Ho fallito concluse alla fine. Dovremo continuare a correre.
Lasciatemi provare. A questo punto, un tentativo in pi non potr certo
danneggiarci.
Krasus scrut il druido. Chi intendi contattare?
Mio fratello, naturalmente.
Lo snello incantatore esamin la proposta, poi replic: Potrei suggerirti
un altro? Forse Tyrande?.
Tyrande? Le gote di Malfurion si imbrunirono.
Krasus cerc di non imbarazzarlo ulteriormente e aggiunse: Quando ti
abbiamo cercato nel palazzo reale,  stato grazie a lei che abbiamo stabilito
rapidamente un collegamento. Con il mio aiuto, sarai nuovamente in grado
di farlo. Inoltre,  pi probabile che lei disponga di mezzi di trasporto per
noi.
Malfurion annu, condividendo il ragionamento. Molto bene.
I due si sedettero uno di fronte all'altro. Krasus fiss Malfurion negli oc-
chi ed entrambi si concentrarono.
Tyrande... sussurr Malfurion.
Krasus lo sent espandere la mente alla ricerca dell'elfa. Il druido e la sa-
cerdotessa unirono quasi all'istante i loro pensieri e ci conferm i sospetti
di Krasus. Forse non se ne erano ancora accorti, ma lui riusciva a percepire
i profondi sentimenti tra i due, quando Malfurion si rivolse ancora all'elfa
chiamandola per nome. "Tyrande..."
"Malfurion?" La voce dell'elfa era stupita e allo stesso tempo sollevata.
"Dove..."
"Ascoltami attentamente! Non ho tempo per spiegarti" rispose il druido,
sottolineando l'urgenza della situazione meglio che poteva. "Io e Krasus
abbiamo bisogno di due cavalcature! Potrebbe una delle tue sorelle diriger-
si verso le colline a sud?" Malfurion immagin nella mente pi chiaramen-
te possibile le alture, affinch Tyrande le visualizzasse per localizzarle
precisamente.
"Verr io stessa!" disse la sacerdotessa.
Krasus intervenne prima che Malfurion potesse protestare. "Lei riuscir
a seguire il collegamento, giungendo direttamente fino a noi. Chiunque al-
tro finirebbe per vagare in zona troppo a lungo, senza individuarci."
Il mago percep il benestare di Tyrande e, infine, anche l'obbedienza di
Malfurion.
"Prima dovr trovare le cavalcature, ma arriver presto!" Ci detto,
Tyrande si ritrasse dal collegamento. Rimase in contatto con Malfurion,
ma in un modo che le permetteva di agire, senza essere distratta dai pensie-
ri del druido.
Che gli Aspetti siano lodati! sentenzi Krasus, abbandonando la co-
municazione. Dopo aver aiutato Malfurion ad alzarsi, dichiar: Adesso
abbiamo una possibilit.
Ma cos' accaduto? Prima i demoni, e adesso anche questo! Sicuramen-
te Kalimdor  perduta!
Forse, o forse no. Faremo quel che possiamo. Il mago repentinamente
guard verso il punto dove Korialstrasz era svanito. Le colline impedivano
a entrambi di vedere la lotta imminente. E cos faranno gli altri aggiunse
desolatamente. Cos faranno gli altri...
Capitolo ventuno
Korialstrasz si scaravent contro Neltharion pi forte che pot, puntando
sulle zone meno protette dalle scaglie. Al contempo, il drago rosso liber
una vampata di fiamme verso gli occhi dell'Aspetto ormai folle.
Korialstrasz riusc a spaventare il Guardiano della Terra, ma a Neltha-
rion non cadde il disco come il drago rosso aveva sperato. Il gigante nero
manteneva una presa micidiale. Perfino quando capitombol in aria, rima-
se lucido abbastanza da impedire la caduta della sua adorata creazione.
Korialstrasz sibil per l'insuccesso. Da solo, non aveva possibilit di vit-
toria contro l'avversario ben pi grande di lui. A peggiorare la situazione, il
drago rosso aveva sentito l'influsso di ci che Krasus aveva definito nel
modo pi appropriato l'Essenza dei Demoni e cap che, come aveva gi
fatto con gli altri, il Guardiano della Terra sarebbe stato capace di renderlo
uno schiavo.
Eppure, il consorte di Alexstrasza si rifiut di allontanarsi. Aveva preso
un impegno e avrebbe combattuto fino alla morte, anche solo per tentare di
salvare la sua compagna.
Prima che Neltharion si riprendesse, Korialstrasz si scagli di nuovo
contro di lui, mirando con la testa verso il tronco del drago nero. L'Aspetto
rimase senza fiato e spalanc le fauci. Poi, con uno scatto apr la zampa e
questa volta il disco scivol via.
Nooo! tuon Neltharion. Con un'impetuosa dimostrazione di forza, si
avvent a sua volta contro l'altro drago, scagliando con violenza Korial-
strasz lontano. Il Guardiano della Terra si tuff rapidamente all'insegui-
mento del disco. Spinse forte le ali dietro la schiena e scese cos veloce da
riuscire a riafferrare l'Essenza dei Demoni prima che cadesse molto lonta-
no.
Il drago nero si arrest, poi rugg pieno di rabbia contro l'avversario pi
piccolo. Come... hai... osato?
Korialstrasz cerc di raddrizzarsi, ma si mosse troppo lentamente. Terro-
rizzato, vide Neltharion dirigere il disco verso di lui.
Dovrai piegarti a me!
Il lampo di luce sommerse Korialstrasz. Scottava come non aveva mai
provato prima. Gli sembr che le scaglie si sciogliessero e le ossa brucias-
sero. Url per l'estrema sofferenza.
E tuttavia, il drago rosso si costrinse ad andare avanti, non indietro. Lot-
t contro il dolore, avvicinandosi a Neltharion. Il Guardiano della Terra
mugghi per l'insoddisfazione. Nella sua pazzia, Neltharion aveva cercato
di distruggere, e non di assoggettare, ma questa scelta si era adesso ritorta
contro di lui.
I due entrano in collisione. Cos vicino, l'Essenza non si dimostr effica-
ce quanto Neltharion avrebbe immaginato. I draghi momentaneamente
passarono a usare denti e artigli, con i quali Korialstrasz tenne duro.
Neltharion lo azzann sul collo. Il drago rosso inspir, poi sped una po-
tente fiammata di calore contro il volto del Guardiano della Terra. Questa
volta, l'attacco si dimostr pi efficace. Il drago nero, colto di sorpresa, ro-
te all'indietro con la testa fumante.
Ma la vittoria di Korialstrasz ebbe vita breve. Sbattendo le ali appena al
di fuori dalla sua portata, Neltharion spinse l'Essenza dei Demoni verso il
petto ansante, ghignando follemente verso l'avversario.
Non mi diverti pi, giovane Korialstrasz! Sei solo un insetto per me, un
misero insetto da schiacciare! La schiavit sarebbe un privilegio troppo
grande per te...
Alle sue parole, il disco brill luminoso. La sua aura dorata si intensifi-
c, avvolgendo Neltharion. Nella sua risata non c'era pi traccia di sanit
mentale. Gli occhi del Guardiano della Terra si infiammarono. Il drago ne-
ro sembr gonfiarsi smisuratamente.
Un insetto! ribad quasi con allegria. Tutti voi, non siete altro che in-
setti per me!
Il colosso tremava come fosse sul punto di esplodere. Allung in avanti
la palma libera e indic il suolo lontano.
La terra si deform. I demoni e gli elfi della notte si sparpagliarono
maggiormente, quando cominciarono le eruzioni vulcaniche. Il magma e il
fuoco vennero proiettati in alto nel cielo, precipitando poi sugli sfortunati
non abbastanza svelti nella fuga. La potenza della terra che l'Aspetto aveva
giurato di amministrare con saggezza, ormai era da lui utilizzata per ucci-
dere indiscriminatamente. Sotto gli occhi di Korialstrasz, il Guardiano del-
la Terra aveva alterato il proprio ruolo, corrompendolo, e trasformato se
stesso da Aspetto del mondo nella sua negazione.
Dopo aver commesso le ultime atrocit, Neltharion cambi ulteriormen-
te. Sul tronco comparve uno squarcio e le scaglie vennero lacerate come se
fossero di carta. Eppure, non si mise a scorrere sangue dalla ferita, ma vero
fuoco. Un altro taglio si form sul petto e un terzo sul lato opposto a quello
del primo.
Come gli effetti di una pestilenza, spaventose lacerazioni si diffusero su
tutto il corpo di Neltharion. Le spesse scaglie sulla schiena si frantumarono
in mille pezzi. La sola vista di tutto questo fece soffrire Korialstrasz, ma il
mastodontico drago nero sembr non farci caso. Piuttosto, Neltharion pa-
reva deliziato da ci che gli stava succedendo. I suoi occhi bruciarono rag-
gianti con un potere che rifletteva quello del disco. Il colosso continu a
sogghignare, mentre provocava altre devastazioni.
Facendosi coraggio, Korialstrasz tent ancora una volta di fermare il ter-
ribile gigante nero. Vol verso Neltharion, pronto a morire. Korialstrasz si-
lenziosamente si scus con l'assente Krasus, che sarebbe senza dubbio pe-
rito nello stesso istante in cui sarebbe deceduto lui.
Sebbene impegnato a fondo nel proprio progetto omicida, Neltharion
riusc comunque a notare il ritorno del suo nemico. Sorrise beffardo, per
quanto le sembianze da rettile glielo consentissero, poi il drago nero punt
l'Essenza dei Demoni contro Korialstrasz.
Il suo potere colp duramente il drago rosso, catapultandolo verso il suo-
lo. Korialstrasz cerc di rallentare la discesa, ma il potere del disco si di-
mostr spietato.
Con un tonfo assordante, Korialstrasz si schiant. Ciononostante, Nel-
tharion non si diede per vinto. Era determinato a schiacciare l'altro gigante.
Fu allora che un campo scoppiettante di energia blu circond Neltharion,
che sibil, stringendo l'Essenza contro il petto. Il colosso nero rugg rab-
bioso alla ricerca della fonte della sua prigionia.
Attraverso le orbite acquose, Korialstrasz vide un'onda in movimento di-
rigersi verso Neltharion.
Gli altri draghi erano liberi. Tra la battaglia contro il consorte di Ale-
xstrasza e il putiferio provocato nelle fila dei demoni e degli elfi della not-
te, Neltharion non aveva prestato abbastanza attenzione all'incantesimo
che teneva gli altri draghi come schiavi. In quel momento, il suo errore po-
teva fornire una speranza a Kalimdor.
Un gruppo rapidamente si distacc dal resto. Uno stormo di furie blu ac-
cerchi l'Aspetto imprigionato. Erano capitanate da colui che, fino al mo-
mento del tradimento, aveva difeso la causa del Guardiano della Terra con
pi convinzione di chiunque altro.
Neltharion! rugg Malygos. Amico Neltharion! Cosa sei diventato?
L'oggetto che hai creato ti distrugger! Dallo a me, in modo che io possa
porre fine alla sua corruzione!
No! Neltharion grid di rimando. Tu lo vorresti per te! Tutti voi lo
vorreste! Sapete quanto pu rendervi potenti!  capace di creare un dio!
Neltharion...
Ma Malygos non pot proseguire. Il drago nero sibil e il suo corpo si
infiamm ancor di pi. Il riverbero dorato si diffondeva da lui e dal disco,
consumando la gabbia che il drago blu aveva creato.
Non ci lasci altra scelta, vecchio mio! Malygos sibil nel lanciarsi in
picchiata contro l'altro Aspetto. Tutt'attorno, gli altri draghi blu si posizio-
narono in modo da colpire Neltharion da ogni direzione con i loro poteri.
Di tutti gli stormi, quello blu conosceva la complessit della magia pi di
ogni altro. Finalmente, pens il debole Korialstrasz, Neltharion sarebbe
stato sconfitto.
Come un branco di lupi in procinto di accerchiare la preda, i draghi blu
presero a sciamare attorno al nemico. Un'aura blu cobalto circond Mal-
ygos.
Quell'oscenit non avrebbe mai dovuto diventare realt sentenzi il
tessitore di incantesimi. E poich io sono stato cruciale nell'incoraggiare
la sua creazione,  giusto, vecchio mio, che sia io a cancellarlo!
Quel che sembr un arco di pura luce bianca flu verso il disco. Quando
si avvicin, rivel che Malygos aveva detto la verit e che intendeva lette-
ralmente cancellare l'Essenza dei Demoni. Ovunque la luce passasse, si
apriva il vuoto. Nessuna foschia. Nessun cielo. Rimaneva il vuoto, bianco
e puro vuoto. L'effetto sui cieli si dimostr ovviamente momentaneo, ma
per il disco nefasto sarebbe stato di certo permanente.
O piuttosto... avrebbe dovuto essere permanente. N Korialstrasz, che
osservava la scena, n nessun altro avrebbe mai saputo se l'incantesimo di
Malygos avrebbe potuto distruggere l'Essenza. Prima che l'incantesimo
riuscisse a toccare il disco, Neltharion sput. La sua saliva si tramut in
una sfera nera e fiammeggiante, che incontr l'arco pochi secondi prima
che questo potesse sfiorare il disco. Una sequenza di scintille segnal la
collisione... poi non vi fu pi nulla.
Con un grido selvaggio, Malygos indic al suo stormo di attaccare.
Ma Neltharion ag pi rapidamente. Anche prima che l'arco bianco sva-
nisse, il drago nero tenne bene in vista l'Essenza dei Demoni. Invece della
luce dorata che aveva distrutto gran parte della terra sottostante, sfrecci in
ogni direzione un raggio grigio.
Malygos cre uno scudo di fumo, ma avrebbe potuto essere fatto di
semplice fumo. La luce grigia lo colp e lo ricacci indietro a forza. Scivo-
l oltre le colline, oltre l'orizzonte, ruggendo dal dolore per tutto il tragitto.
Tuttavia, il destino che Neltharion aveva riservato alle sue consorti e ai
compagni di Malygos era ben pi orribile.
In un colpo solo, tutti i draghi blu si raggrinzirono. Si sgonfiarono come
otri di acqua completamente scolati. Lanciarono grida terrificanti. Bench
lottassero, nessuno pot sfuggire all'avida luce grigia.
Gli altri draghi cercarono di accorrere in loro soccorso, ma era gi trop-
po tardi. Ridotti a gusci rinsecchiti, i loro poteri magici e la forza vitale
prosciugati dall'Essenza dei Demoni, i draghi blu morenti furono infine ri-
dotti in cenere, che si disperse nel vento.
No... Korialstrasz boccheggi, cercando di sollevarsi. Ebbe un capogi-
ro e croll di nuovo, sconquassando quel poco che rimaneva della collina
su cui era atterrato. No...
Sciocchi! tuon il Guardiano della Terra, senza il minimo rimpianto
per quel che aveva appena compiuto. Vi ho avvertiti gi innumerevoli
volte! Io sono il sommo capo! Tutto ci che esiste mi appartiene! Tutto ci
che vive, vive perch sono io a permetterlo!
Gettando appena uno sguardo nella loro direzione, il colosso infuocato
scaten un uragano che scagli via gli altri draghi come fossero foglie.
Perfino Alexstrasza e Ysera non riuscirono a resistergli e vennero cacciate
indietro. Tutti insieme precipitarono lontano, molto lontano, vorticando
rovinosamente nell'aria. Nessun drago, tra le centinaia presenti, sfugg
all'incantesimo di Neltharion.
Il suo corpo si gonfi a dismisura e tagli fiammeggianti ne ricoprirono il
torso, poi il drago mostruoso torn a rivolgere l'attenzione agli elfi della
notte e ai loro nemici. E voi! Non avete ancora imparato la lezione! Ma
presto lo farete!
Rise ancora e strinse forte, con la palma libera, una delle lacerazioni sul-
la sua pelle. Per la prima volta sembr accorgersi dei tremendi cambia-
menti avvenuti su di lui e la sua espressione mut per un attimo in una
smorfia di sgomento. Poi grid a quelli che stavano pi in basso: Vedre-
mo chi si dimostrer degno del mio mondo! Vi lascer alla vostra ridicola
guerra... potrete combattere per stabilire a chi sar concesso vivere e dun-
que adorarmi!.
E con un ultimo riso forsennato, il colosso nero si gir e vol via.
Korialstrasz rese grazie perch il Guardiano della Terra non era stato in
grado di proseguire il suo folle disegno di distruzione, ma sapeva anche
che la tregua era solo temporanea. Quantunque si fosse esaltato per la tra-
sformazione provocata dal disco, Neltharion aveva capito alla fine di dover
fare qualcosa per frenare le forze che stavano tagliando a pezzi il suo cor-
po. Il drago rosso stremato era sicuro che il colosso nero avrebbe ben pre-
sto trovato una soluzione... e allora Neltharion sarebbe senza dubbio torna-
to a reclamare il suo mondo.
Korialstrasz cerc nuovamente di alzarsi, ma il suo corpo non gli obbed
neppure stavolta. Alz lo sguardo verso i cieli tenebrosi, ma non vide trac-
cia della sua gente, n di Alexstrasza. Lo assal il terrore che avessero subi-
to un destino simile a quello dello stormo di Malygos. Mentre immaginava
la sua regina accasciata, priva di vita, in cima a qualche montagna scosce-
sa, una calda lacrima gli scese furtiva dall'occhio. Tuttavia, per quanto
provasse, perfino quelle visioni atroci non lo resero capace di alzarsi.
"Riposare... devo riposare... trover Krasus, poi... lui sapr cosa fare..."
Il gigante rosso lasci ricadere indietro la testa. Gli sarebbero bastati po-
chi minuti. Poi avrebbe potuto riprendere il volo.
Ma fu proprio in quell'istante che un nuovo suono aspro colp le sue o-
recchie sensibili. Impieg solo un secondo a riconoscerlo.
Il suono della battaglia. I demoni avevano ripreso l'offensiva.
Un incubo. Krasus si ritrov in mezzo a un terribile incubo. Lui e Malfu-
rion avevano raggiunto un punto che, sebbene non offrisse una completa
visuale della battaglia, aveva almeno permesso loro di assistere a quel che
era accaduto in cielo.
Krasus aveva osservato i suoi simili cadere per mano di un'unica folle
creatura.
Aveva visto il suo io pi giovane cercare di affrontare coraggiosamente,
anche se da incosciente, un Aspetto. Lo scontro era andato come il mago
aveva previsto, sebbene i suoi ricordi di quell'epoca fossero svaniti quasi
del tutto. Un brivido l'aveva attraversato, quando Korialstrasz era infine
crollato, ma nonostante Krasus avvertisse il dolore del colosso, aveva an-
che capito che il drago rosso era ancora vivo... una vittoria di scarsa impor-
tanza in quella situazione.
Ma la cosa ben peggiore, peggiore anche della consapevolezza che molti
elfi della notte erano stati uccisi da Neltharion, era quanto accaduto agli al-
tri draghi. Con lo stormo di Malygos di fatto decimato, ormai anche il tes-
sitore di incantesimi sarebbe scivolato nella follia, dopo che la sua specie
era stata pressoch completamente estinta. Sarebbe scomparso l'allegro gi-
gante e, al suo posto, si sarebbe stagliata una bestia nefasta e solitaria.
Inoltre, l'attacco che aveva catapultato tutti gli altri oltre l'orizzonte, ave-
va scosso Krasus nel profondo. Continuava a ripetersi che Alexstrasza sta-
va bene, che la maggior parte dei draghi sarebbe sopravvissuta ai venti
leggendari che li avevano sospinti quasi ai confini del loro mondo. La sto-
ria gli raccontava cos, ma il suo cuore insisteva altrimenti.
Corse velocemente davanti a Malfurion e cerc disperatamente di tra-
sformarsi. Era pi vecchio, pi saggio e pi abile del suo io pi giovane.
Krasus avrebbe potuto avere maggiori probabilit di successo con Neltha-
rion. Il mago lott per cambiare le sue sembianze, per diventare quel che
doveva essere...
Alla fine, comunque, riusc soltanto a inciampare e a cadere. Krasus
sprofond con la faccia nel terreno, dove rimase immobile per un momen-
to; gli tornarono alla mente tutti i suoi fallimenti e lo travolsero.
Maestro Krasus! Malfurion lo sollev.
Vergognandosi, il mago cel le proprie emozioni dietro la maschera che
indossava abitualmente. Sto bene, druido.
Il giovane elfo annu. Comprendo un po' di quel che state passando.
Krasus fu sul punto di sbottare e dirgli che non poteva capire, ma realiz-
z subito quanto sarebbe parsa stupida e dura un'osservazione cos causti-
ca. Naturalmente Malfurion poteva comprendere; in quello stesso momen-
to, la sua gente, forse anche coloro che amava, stavano morendo.
All'improvviso, il suo compagno elev lo sguardo in alto. Cenarius sia
lodato! Siamo fortunati!
"Fortunati?" Seguendo il suo sguardo, Krasus scorse una gradita visione.
Tyrande avanzava verso di loro sulla sua pantera della notte e altre due so-
relle la accompagnavano, insieme a un paio di felini di scorta, senza dub-
bio destinati ai due incantatori.
Dopo aver frenato, la sacerdotessa balz dalla sua cavalcatura e abbrac-
ci Malfurion, senza provare alcuna vergogna. Le altre sorelle abbassarono
educatamente lo sguardo; Krasus not che sembravano nutrire molto ri-
spetto per Tyrande, nonostante fossero chiaramente pi anziane di lei.
Madre Luna sia ringraziata! disse Tyrande quasi senza fiato. Con tut-
to quel che  accaduto e con Korialstrasz ridotto in quelle condizioni, te-
mevo che tu...
E io, di te... rispose il druido.
Krasus prov una leggera fitta al cuore che non aveva nulla a che vedere
n con la propria condizione, n con quella di Korialstrasz. Al posto dei
due elfi della notte, aveva immaginato se stesso e la sua amata.
Ma ci non sarebbe mai diventato realt, a meno che non avessero fer-
mato sia la Legione Infuocata sia Neltharion.
Dobbiamo spostarci da qui esort i due elfi. Dobbiamo fermare i
demoni, se vogliamo che vi sia una sola vaga speranza di fermare il Guar-
diano della Terra.
Con una certa riluttanza, Malfurion e Tyrande si separarono. Non appe-
na tutti furono in sella, il gruppo torn indietro, dirigendosi verso il luogo
dello scontro.
Udirono i gemiti e le grida ancor prima di vedere i massacri. Lo spiega-
mento della battaglia era completamente cambiato, tanto da sorprendere
anche Tyrande e le consorelle, che avevano appena abbandonato il campo.
Non dovrebbe essere cos vicina! sbott una sacerdotessa. Le linee
elfiche si stanno completamente sfaldando!
L'altra annu, poi si gir verso Tyrande. Signora, dobbiamo trovare
un'altra strada. Quella che abbiamo preso  troppo devastata.
Sia Krasus sia Malfurion notarono il termine utilizzato, ma nessuno dei
due comprese cosa volesse dire. Tyrande aument il senso di mistero, ac-
cettando il suggerimento in un modo adatto a una persona che fosse al co-
mando: Conduceteci dove pensate sia meglio.
Proseguirono, cercando una strada diversa per ricongiungersi all'eserci-
to. Un sentiero si apr di fronte a loro, ma portava il gruppo pericolosa-
mente vicino alla battaglia. Tuttavia sembrava l'unico percorso a disposi-
zione, a meno di cavalcare costantemente dietro le truppe di Ravencrest, il
che avrebbe per accresciuto il tempo sprecato in cammino.
Mentre procedevano, Krasus osserv la battaglia circostante. I demoni
combattevano come se volessero ancora conquistare il mondo in nome del
loro padrone, quando in realt rischiavano piuttosto, con molta probabilit,
di essere spazzati via da Neltharion insieme agli elfi della notte. Archi-
monde doveva comunque ritenere di potere, in qualche modo, prendere il
sopravvento con rapidit, per poi affrontare il drago nero. In che modo
sperasse di ottenere quel risultato, Krasus non era in grado di stabilirlo, ma
non escludeva che il comandante dei demoni potesse riuscirvi. Il futuro
non era pi assicurato: poteva accadere qualsiasi cosa.
Da questa parte! esort la sacerdotessa in cima al gruppo. Fece scarta-
re la cavalcatura lungo un sentiero in discesa, poi svan per un attimo na-
scosta dal fianco di una collina che avevano costeggiato.
Gli altri la seguirono, consapevoli di quanto ogni secondo fosse prezio-
so. Ma mentre aggiravano la collina, Malfurion grid: Attenzione!.
Apparsa apparentemente dal nulla, la battaglia si rivers su di loro. I
soldati disperati si ritiravano, mentre demoni sogghignanti sfondavano le
linee elfiche indebolite. I cavalleggeri riuscirono a malapena a non scon-
trarsi con i fanti. A peggiore le cose, l'instabilit del fronte li port faccia a
faccia con il nemico.
La sorella alla testa cerc di deviare la lama fiammeggiante di un demo-
ne, ma si mosse con eccessiva lentezza. La spada mostruosa le tranci la
spalla e il collo, e la sacerdotessa cadde come un masso. La sua cavalcatu-
ra balz violentemente sul demone appena dopo l'attacco, ma ormai non
c'era pi nulla da fare per salvare l'amazzone.
Padrona! chiam l'altra sacerdotessa. Tornate indietro! Scambi al-
cuni colpi di lama con una Guardia Ferale, cacciandola lontana da Tyran-
de.
Tuttavia, l'amica d'infanzia di Malfurion non si sottrasse alla battaglia.
Con una fierezza che ricord a Krasus quella di un membro della sua stir-
pe, giunse in aiuto della compagna, spingendo la sua lama nell'armatura
del demone. La Guardia Ferale si schiant al suolo e in breve la linea dei
difensori si riform.
Dobbiamo raggiungere Rhonin e Lord Ravencrest! li spron Krasus.
Ma, nonostante i loro sforzi si ritrovarono sospinti indietro dal mare di
corpi. Krasus lanci un incantesimo che sped le armi cadute agli altri de-
moni a scagliarsi contro gli orripilanti guerrieri in prima linea. Assaltati sia
dagli elfi della notte sia dalle lame incantate, molti demoni perirono.
Lo sforzo prostr Krasus pi di quanto non si aspettasse. La debolezza
di Korialstrasz lo condizionava ancora. Il suo io pi giovane si era sfinito
nello scontro con Neltharion e il legame fra loro due evidentemente aveva
lasciato che attingesse energia anche da Krasus.
Malfurion si dimostr pi efficiente. Scaten una tempesta di polvere
che accec soltanto la Legione Infuocata, costringendo i demoni a effettua-
re sconsideratamente una conversione, nella speranza di trovare qualche
bersaglio. I soldati centrarono con facilit i nemici disorientati.
Concentrato sugli invasori che avanzavano, Krasus non prest attenzio-
ne al cielo; a causa di Neltharion, non vedeva alcun motivo perch qualcu-
no sentisse ancora il bisogno di guardare verso l'alto.
Per, quando ud un suono stridulo e not un'ombra crescente, Krasus
finalmente alz lo sguardo, appena in tempo per maledire la propria distra-
zione.
I due Infernali colpirono... e il caos sommerse tutto.
I demoni strepitanti piombarono sul terreno con effetti devastanti. Un
tremendo terremoto sconvolse l'area su cui si trovavano. I soldati volarono
in aria, altri urlarono, mentre giganteschi blocchi di pietra e terra, spostati
dall'impatto degli Infernali con il suolo, rovinarono su di loro.
La cavalcatura di Tyrande venne colpita da uno di quei missili e stra-
mazz, scagliando la sacerdotessa nella mischia. L'altra sorella si protese
verso di lei, ma una lama fiammeggiante le trapass il cuore. Anche Mal-
furion tent di afferrare Tyrande, ma uno degli Infernali si alz dal cratere
che aveva formato e si avvent contro la pantera della notte dell'elfo.
Il druido non ricevette alcun aiuto da Krasus. Il mago stava appeso alla
sella in uno stato di semincoscienza; la testa aveva subito contusioni, col-
pita di striscio da un'enorme roccia. Cosa ben peggiore, la cavalcatura di
Krasus, spaventata dalle scosse, corse via con la figura ferita che trasporta-
va.
Il druido infine salt dalla pantera. L'Infernale lo super, interessato uni-
camente al massacro collettivo.
Facendosi strada tra la folla di soldati costernati, Malfurion riusc ad av-
vistare Tyrande. Con una mano premuta sulla testa, si era mezza inginoc-
chiata tra il disordine generale. L'elmo giaceva ai suoi piedi, pesantemente
ammaccato. Il druido si meravigli che fosse ancora viva.
Tyrande! chiam, allungando una mano verso di lei. L'elfa la fiss per
un momento con uno sguardo vacuo, prima di prenderla. Malfurion la
spinse via dalla zona peggiore del combattimento.
Tenendo Tyrande appoggiata contro di s, il druido si diresse verso un
luogo dove nascondersi temporaneamente. Gli importava solo portarla via
da l. Malfurion si sent in colpa per averle chiesto di venire, sebbene pro-
babilmente non vi fossero punti della battaglia in cui potersi dire al sicuro.
Il druido quasi la trascin sulla sommit del pendio. Perfino lass, non si
era particolarmente riparati, poich gli elfi della notte e i demoni avevano
gi combattuto ai piedi della collina. Al momento, per, era l'unica scelta
possibile.
Alcune piante verdi ancora si aggrappavano all'altura. Il druido ne tocc
una e la supplic di donargli un po' della sua umidit. Poi accost le foglie
verdi alle labbra di Tyrande, cos che un po' di acqua preziosa stillasse nel-
la sua bocca.
Tyrande gemette. Malfurion accomod la posizione della giovane, la-
sciando che il capo di lei riposasse nell'incavo del suo braccio. Tranquil-
la, Tyrande. Tranquilla.
Malfurion... le altre...
Stanno bene ment. Concediti un attimo per riprenderti. Hai battuto
la testa quando sei caduta.
Hel'jara! Lei... la lama l'ha trapassata completamente!
Malfurion imprec in silenzio; se Tyrande riusciva a rievocare la morte
della sacerdotessa, presto il peso dei ricordi sarebbe potuto diventare in-
sopportabile. Cerca di rilassarti.
Ma mentre faceva a lei questa richiesta, Malfurion divenne a sua volta
teso. Sentiva che qualcuno li stava osservando.
Si volt rapidamente per scrutare alle sue spalle e gli sembr di aver in-
travisto un'ombra. Subito chiuse la mano a pugno. Un nemico forse era
riuscito a infiltrarsi in quella zona?
Tyrande sussurr Malfurion. Vado a parlare con Krasus. Non  lon-
tano. Tu cerca di riposare ancora.
Lei lo guard come se riscontrasse qualcosa di sbagliato in ci che lui
aveva detto, ma il druido non riusc a individuare cosa. Sperando che la
mente dell'elfa non si fosse schiarita troppo in fretta da farle ricordare co-
me il mago fosse stato separato da loro, Malfurion la adagi delicatamente
sul pendio, poi scivol via.
Mentre s'incamminava con circospezione verso il punto in cui aveva vi-
sto l'ombra, il druido si concentr sugli incantesimi basati su ci che esi-
steva l attorno. Quella terra sarebbe stata fin troppo smaniosa di aiutarlo,
al fine di distruggere una Guardia Ferale o un altro demone.
Qualcuno o qualcosa era stato l. Vide una leggera depressione nel terre-
no, ma era pi piccola di quella che avrebbe prodotto uno dei temibili
guerrieri. L'impronta indicava il passaggio o di una figura molto piccola o
di un animale, sebbene il druido non fosse in grado di stabilire quale.
Sembrava inoltre esserci stata pi di una creatura.
Spingendosi oltre un albero, Malfurion si ferm. Avanti, giunse il suono
di qualcosa che graffiava una roccia. Malfurion si precipit innanzi, pronto
ad attaccare.
Tuttavia, non appena giunse all'altezza di un altro albero, non vide un
demone, ma una figura pi snella e familiare. Un altro elfo della notte.
La figura si dilegu dalla vista, scivolando via troppo velocemente per-
ch Malfurion potesse seguirla senza lasciare Tyrande da sola, esposta al
pericolo. La giovane elfa non indossava n l'armatura, n la tunica del
tempio, ma piuttosto abiti simili a quelli di molti profughi. In una mano,
teneva un lungo oggetto di legno, cui Malfurion aveva dato un'occhiata
troppo rapida per identificarlo con precisione.
Che una profuga vagasse l, non era strano. La gente comune, con ogni
probabilit, si stava disperdendo terrorizzata. L'esercito stava per essere re-
spinto e questa volta nulla sembrava in grado di salvare gli elfi della notte.
Malfurion si volt e si affrett a tornare dove aveva lasciato Tyrande.
Adesso gli importava solo di lei. Non avrebbe potuto fare nulla per nessu-
na piccola fuggiasca, finita cos lontano dagli altri.
Il druido guizz tra i tronchi, cercando Tyrande con lo sguardo. Aveva
perso tempo prezioso nell'inseguire la giovane; doveva portare velocemen-
te Tyrande e se stesso fuori da l, prima che la lotta si scatenasse dove gia-
ceva la sacerdotessa.
Quando arriv all'ultimo albero, Malfurion gett un sospiro di sollievo. I
rumori della battaglia erano ancora a una certa distanza. Tyrande sarebbe
stata al sicuro...
Si arrest di colpo mentre sopraggiungeva accanto alla figura distesa
della sua amica d'infanzia... e a un'altra lugubre creatura che incombeva
minacciosa su di lei.
Per quell'essere sarebbe stato impossibile udirlo, ma si volt comunque
verso Malfurion. Gli zoccoli scalciarono contro il terreno roccioso, mentre
la figura caprina si dispose di fronte a Malfurion. Nella parte superiore del
corpo, la creatura assomigliava a uno della sua razza, tranne che per le ma-
ligne corna ricurve che si protendevano in alto. Il volto troppo simile a
quello di un elfo della notte sogghign maliziosamente verso il druido,
prima di allungare verso di lui le dita artigliate.
Ma la cosa pi terribile, ancora pi di trovare quella figura stagliarsi mi-
nacciosa su Tyrande, era il volto del demonio.
Malfurion conosceva quella faccia. Non l'aveva detto a nessuno, ma per-
seguitava i suoi sogni. Nonostante alcuni cambiamenti avvenuti nella fi-
sionomia, non avrebbe mai potuto dimenticare quegli occhi... occhi di cri-
stallo neri e cremisi.
Lord Xavius si era ridestato dai morti.
Capitolo ventidue
Le linee elfiche si dimostrarono in quel momento talmente instabili, che
la posizione di ognuno cambiava in continuazione. Nonostante ci, Lord
Ravencrest fece tutto il possibile per mantenere l'ordine e il morale solle-
vato. Bench avesse tanto discusso con il nobile in passato, Rhonin si sen-
tiva in quel momento grato che ci fosse il signore della Fortezza di Black
Rook al comando dei soldati. Il mago non riusciva a immaginare qualcuno
come Desdel Stareye fare altrettanto.
Ravencrest alla fine si accorse della presenza dell'umano. Cavalcando
verso di lui, grid: Mago! Ho bisogno di voi lass, non quaggi!.
Uno di noi dovrebbe rimanervi vicino, mio signore! A dire il vero,
Rhonin voleva rimanere nelle vicinanze per sentire eventuali notizie che
potevano sopraggiungere, ma anche proteggere il comandante dell'esercito
era diventata una sua priorit.
Preferirei che vi uniste a Illidan e alle Guardie della Luna! Per la pri-
ma volta, Ravencrest confid un segreto. Mi sentirei pi sicuro se foste
voi a prendere il comando degli incantatori in questo momento! Il giovane
 in gamba, ma adesso abbiamo bisogno di tenere la situazione sotto con-
trollo e non di provocare agitazione! Se non vi dispiace...
Messa in questi termini, Rhonin poteva difficilmente controbattere. A-
veva gi percepito che Illidan attingeva energia sia dai compagni sia dal
Pozzo in modo sempre pi sfrenato. Dopo aver assistito alla follia del dra-
go nero, Rhonin poteva immaginare facilmente che Illidan avrebbe fatto la
stessa fine, se avesse continuato a immergersi senza ritegno nella propria
magia.
Ai vostri ordini, mio signore! Rhonin spron la pantera della notte in
avanti, alla ricerca di Illidan. Non era complicato localizzare il giovane
mago. Come un faro di luce argentea, Illidan si distingueva fra i difensori.
L'alone che lo circondava quasi abbagliava coloro che gli erano pi vicini,
ma naturalmente il gemello di Malfurion era troppo accecato dai propri po-
teri per rendersi conto di come condizionava gli altri.
Anche mentre Rhonin si approssimava, la figura in abiti scuri scagli
una serie di dardi esplosivi contro la torma che avanzava. I demoni venne-
ro catapultati ovunque e i loro brandelli carbonizzati precipitarono perfino
accanto all'umano. Sfortunatamente, alcuni soldati, che si trovavano nel
raggio d'azione dell'incantesimo, perirono nello stesso modo orribile.
Una delle Guardie della Luna stramazz. Illidan ringhi contro le altre e
i pi esperti incantatori si riallinearono con rassegnazione per rimuovere il
compagno caduto dalla matrice dell'incantesimo.
"Cosa pensa di fare?" Rhonin riflett tra s e s. "Di questo passo, lui e
tutti quelli che gli sono vicino moriranno!"
Illidan incominci l'incantesimo, quindi not l'umano. L'elfo sogghign
a Rhonin, talmente compiaciuto da ci che aveva realizzato da non accor-
gersi che il resto del suo esercito stava crollando.
Maestro Rhonin! Avete visto...
Ho visto tutto! Illidan! Ravencrest vuole che assuma io il comando!
Dobbiamo coordinare i nostri attacchi e riportare una parvenza di ordine
fra le nostre fila!
Assumere il comando? Uno sguardo pericoloso apparve fulmineo sul
volto dell'elfo. Al posto mio?
S! Rhonin non vide alcun motivo per calmare il fratello di Malfurion.
Il destino di un'intera razza, un intero mondo, poteva benissimo essere nel-
le loro mani.
Evidentemente amareggiato, Illidan acconsent, poi chiese: Che cosa
facciamo?.
L'umano ci aveva gi pensato. Per il momento, voleva escludere comple-
tamente Illidan dalla matrice dell'incantesimo, per dare alle Guardie della
Luna l'opportunit di riposarsi. Con Rhonin al comando, sarebbero state in
grado di fornire un aiuto e, al contempo, riposarsi.
Ho cercato di contattare Krasus, ma senza esito! Tanta magia potrebbe
rendere il contatto difficoltoso! Il tuo legame con Malfurion dovrebbe es-
sere pi forte, pi stretto! Ho bisogno che tu li localizzi per noi! Avremo
bisogno anche del loro aiuto per procedere!
Il giovane elfo socchiuse gli occhi, rivelando chiaramente di aver intuito
la strategia di Rhonin. Tuttavia, annu. Trover mio fratello. Non po-
tremmo certo privarci dei suoi poteri, non  vero?
Illidan se ne and, prima che Rhonin potesse ribattere. L'umano si turb,
ma sapeva di non potersi aspettare una comprensione maggiore dal focoso
giovane.
Alcune Guardie della Luna sembrarono piuttosto sollevate, quando
Rhonin si un ai loro sforzi. Non badavano pi al fatto che fosse uno stra-
niero. Sapevano semplicemente che le avrebbe guidate nella maniera op-
portuna.
Dobbiamo spazzare via la loro prima linea come abbiamo gi fatto una
volta inform il gruppo. Unitevi a me e procediamo...
Mentre preparava l'incantesimo, Rhonin rivolse un'ultima occhiata a Illi-
dan. Il giovane stregone sembrava ancora irritato, ma pareva obbedire agli
ordini ricevuti. Alla fine, pens l'umano, il fratello di Malfurion avrebbe
apprezzato ci che Rhonin aveva fatto.
O almeno, il mago dalla chioma infuocata lo sperava.
Illidan provava tutt'altro che gratitudine dopo la palese destituzione. Per
tutta la vita gli era stato detto che era destinato alla grandezza, alla leggen-
da, e in quell'occasione aveva creduto che il suo destino fosse giunto. La
sua gente era precipitata nel panico, sull'orlo del genocidio. Senza dubbio,
quello era il momento giusto perch lui diventasse una parte della storia
epica.
E forse avrebbe davvero potuto esserlo, se non fosse stato per i due di
cui pi si era fidato. Lord Ravencrest l'aveva preso sotto la sua ala, elevan-
dolo in un battibaleno dal nulla al rango nobile di incantatore. Il suo pa-
drone gli aveva affidato il comando di quel che restava delle Guardie della
Luna e l'elfo riteneva di aver svolto bene il suo compito di capo degli in-
cantatori.
Ora, per, Lord Ravencrest l'aveva rimosso, sostituendolo con uno che
non era neppure un elfo della notte. Pur con tutto il rispetto che Illidan nu-
triva per Rhonin, questo era davvero troppo. Anche l'umano avrebbe dovu-
to rendersene conto; se Rhonin aveva davvero fiducia in lui, avrebbe rifiu-
tato quell'incarico.
Gli avevano sottratto il suo momento di gloria... e, come ricompensa,
doveva ora ridursi a chiamare il suo tanto ammirato fratello.
I pensieri foschi, che ultimamente gli avevano invaso la mente, riaffiora-
rono con forza. Sebbene ag per stabilire il contatto richiesto da Rhonin, Il-
lidan sperava in cuor suo di non riuscire a trovare Malfurion, perch cadu-
to vittima della Legione Infuocata. Naturalmente Illidan si aspettava che il
gemello fosse perito eroicamente in battaglia, ma al di l di questo consta-
t di non sentirsi affatto sconvolto all'eventualit della morte di Malfurion.
Tyrande si sarebbe profondamente rattristata, ovvio, ma lo stregone l'a-
vrebbe consolata...
Il pensiero di Tyrande cacci via molte tenebre. Illidan prov rimorso
per il dolore che le azioni immaginate le avrebbero arrecato. Come poteva
pensare di farle soffrire simili pene? Aveva scelto Malfurion, e non c'era
altro da dire.
Illidan si costrinse a pensare attentamente al gemello e si concentr. Per
prima cosa avrebbe affrontato il presente, poi avrebbe preso una decisione
per il proprio futuro. Si era illuso avesse a che fare con Ravencrest e
Tyrande, ma in entrambi i casi si era sbagliato.
Ora Illidan doveva solo decidere quale sarebbe stato il suo ruolo pi au-
tentico...
Brox colp duro, decapitando la Guardia Ferale che cercava di intrufolar-
si nella linea elfica. Accanto a lui, Jarod e quel che rimaneva della scorta
originaria facevano il possibile per arginare la marea. La maggior parte a-
veva perso da tempo le cavalcature per mano dei nemici e, dunque, com-
batteva fianco a fianco con i fanti.
Un vessillo mezzo strappato, sorretto da un combattente in sella, ondeg-
gi oltre il campo visivo dell'orco. Brox brontol sorpreso, riconoscendolo
come uno di quelli generalmente posti accanto alla bandiera di Lord Ra-
vencrest. I difensori erano forse stati dispersi e cacciati cos all'esterno, da
scompaginare tutti i ranghi?
L'orco guard a sinistra e i suoi timori vennero confermati: lo stendardo
nero con lo stemma a forma di uccello della Fortezza ondeggiava non mol-
to distante. Brox non ricordava di essersi spostato cos tanto, eppure quella
ne era la prova assoluta.
Ravencrest stesso cavalc all'orizzonte. Senza temere di porre a repenta-
glio la propria vita, Brox squarci una Guardia Ferale, poi gli assest un
calcio in testa. Circondato dalla sua scorta personale, il signore della For-
tezza di Black Rook impression molto anche il guerriero che aveva visto
tante battaglie. Da principio, Brox aveva nutrito poco rispetto per gli elfi
della notte, ma Ravencrest si era dimostrato un combattente nato, degno
addirittura di essere chiamato orco.
Altri elfi della notte si affollarono attorno al nobile, il cui aspetto deciso
infondeva coraggio. Ravencrest faceva quello che perfino gli incantatori
non potevano fare: la sua presenza da sola rinvigoriva letteralmente il se-
guito. I volti che Brox vide erano determinati, fieri. Sapevano di morire,
ma avrebbero fatto tutto il possibile per impedire la vittoria dei demoni.
Con una tale calca, c'erano momenti in cui il comandante sembrava qua-
si rischiare di rimanere isolato dai suoi stessi soldati. Pi di una lama giun-
se a pochi centimetri da lui, ma le ignor tutte, preoccupato unicamente
delle armi del nemico.
Poi un soldato in sella si diresse molto pi vicino alla schiena di Raven-
crest di quanto Brox ritenesse necessario. L'elfo della notte aveva uno
sguardo truce che non si confaceva per niente a quello degli altri e il suo
sguardo era rivolto al comandante, non ai demoni.
All'improvviso, l'orco si ritrov in movimento nelle direzione di Raven-
crest.
Brox! chiam Jarod. Dove stai andando?
Presto! brontol il guerriero dalla pelle verde. Devo avvertirlo!
Il capitano guard verso il punto indicato da Brox e, sebbene non vedes-
se chiaramente cosa l'orco stesse facendo, lo segu comunque.
Via! Via! Brox rugg agli elfi che gli erano davanti. Balz innanzi e
vide il cavalleggero mettersi in posizione. In una mano il soldato teneva la
spada e le redini della cavalcatura. L'altra la fece scivolare all'altezza della
cintura... dove pendeva un pugnale inservibile contro la Legione. Il soldato
lo brand, quindi lo punt verso il comandante.
Attenzione! url Brox, ma Ravencrest non lo ud. Il frastuono della
battaglia era troppo intenso per qualsiasi esortazione.
La cavalcatura dell'assassino scart e questi fu obbligato a risistemarsi in
sella. Spingendo via parecchi soldati dal suo cammino, Brox ondeggi in
alto l'enorme ascia, sperando che Lord Ravencrest la notasse.
Il nobile non la vide... ma il soldato traditore s.
Socchiudendo gli occhi, il volto sempre pi disperato, l'assassino si lan-
ci in avanti.
Fate attenzione! grid Brox.
Ravencrest fece per voltarsi verso l'orco. Corrug la fronte, come fosse
seccato da quell'ennesima interruzione.
L'assassino diresse il pugnale alla nuca.
Il comandante degli elfi sobbalz sulla sella. Lasci cadere la spada e al-
lung la mano per prendere la lama pi piccola, ma il soldato gliel'aveva
gi sottratta. Il sangue sgorg a fiotti dalla ferita, riversandosi sul manto
regale del nobile.
Molti di quelli che erano attorno a Ravencrest non si erano ancora accor-
ti di quanto accaduto. L'assassino ritrasse il pugnale e tent di fuggire, ma
adesso il mare di corpi oper contro di lui.
Con un forte grido di battaglia, Brox utilizz la parte piatta dell'ascia per
farsi strada. Gli elfi della notte rimasero a bocca aperta di fronte a quello
che sembr loro un guerriero impazzito. L'orco non cerc di spiegare ulte-
riormente cosa fosse accaduto; tutto quel che contava era raggiungere il
traditore.
Rabbrividendo, Lord Ravencrest cadde in avanti. Il suo seguito comin-
ci a notare qualcosa. Parecchi si precipitarono a sostenere il comandante
prima che potesse ruzzolare dalla cavalcatura.
Brox riusc finalmente a liberare la via verso il punto in cui si trovava
Ravencrest. Laggi! Laggi!
Alcuni elfi della notte lo guardarono confusi. Due seguirono l'orco.
L'assassino non riusciva a destreggiarsi con la cavalcatura in mezzo alla
folla. Si guard alle spalle e vide che l'inseguitore si stava avvicinando.
Uno sguardo rassegnato indugi sul lugubre volto.
Sbrait un ordine alla sua pantera della notte. Con sgomento di Brox, il
felino schiacci un fante che si trovava sul cammino. Mentre lo sfortunato
soccombeva, la pantera della notte azzann un altro combattente. I soldati
si affrettarono a sgomberare il passaggio per l'animale che percepirono
come impazzito.
Dopo aver calcolato la distanza, Brox spicc un salto. Atterr poco di-
stante, appena dietro la pantera della notte. Si protese verso di lei e fece ro-
teare l'arma furiosamente accanto al fianco della creatura.
Il colpo scese leggero e si limit a graffiare il pelo dell'animale, ma fu
sufficiente per attirare l'attenzione dell'enorme felino. Ignorando gli ordini
del suo cavaliere, la pantera si gir per attaccare il nuovo arrivato.
Brox pot a malapena deviare gli artigli feroci. La pantera della notte
sbav, poi si scagli.
Tenendo l'ascia sollevata, l'orco la sprofond sotto le fauci dell'animale.
La lama affilata lacer il pelo scuro e il sangue schizz su Brox. Lott per
impedire alla bestia di cadergli addosso, mentre lo slancio la proiettava
contro la sua arma.
Un dolore lancinante percorse il braccio sinistro di Brox. Vi diede un'oc-
chiata e vide un nastro rosso di carne viva.
L'assassino si tir indietro per sferrare un altro attacco, ma mentre si gi-
rava, un'altra spada si incroci con la sua.
Jarod bofonchi, quando la forza diretta verso il basso del colpo dell'av-
versario lo fece quasi cadere in ginocchio. Il traditore sferr un calcio al
capitano, che Jarod scans.
Il capitano non aveva badato alla pantera morente. Dimenandosi convul-
samente, con i fluidi vitali che si spandevano sulla terra, il felino squarci
qualsiasi cosa gli fosse vicina. Colp Jarod con il dorso di una zampa, ro-
vesciandolo.
Sentendo che gli sforzi dell'animale si attenuavano, Brox ritrasse rapi-
damente l'ascia dal felino. Con un gorgoglio, la pantera della notte inciam-
p in avanti. Le sue zampe anteriori cedettero sotto il suo peso e l'animale
perse del tutto il controllo.
L'elfo della notte salt nel momento in cui la cavalcatura si accasciava, e
si avvicin a Brox con la lama davanti a s. L'orco ruzzol all'indietro nel-
la collisione. A sua volta colto alla sprovvista, l'assassino rimase comun-
que in piedi, mentre l'orco lottava valorosamente per restare in equilibrio.
Fetido mostro! sghignazz l'elfo della notte. Con una stoccata, tranci
quasi un orecchio di Brox. L'orco scalci verso le gambe dell'avversario,
ma questi salt con agilit.
L'orco lo afferr con l'ascia, mentre le gambe dell'elfo erano ancora in
aria.
Il traditore guard perplesso Brox allorch l'ascia affond nell'armatura
e nel torace. L'elfo scivol all'indietro, con le mani serrate sulla spada.
Brox si rimise in piedi e affront direttamente l'assassino ferito.
Annaspando, l'avversario di Brox si raddrizz. Teneva la spada pronta e
quasi sfidava l'orco a sconfiggerlo.
Brox fece roteare l'ascia e con sua grande sorpresa, l'assassino lasci ca-
dere l'arma e grid: Per Azshara!.
Senza pi impedimenti, l'ascia squarci il petto della sua vittima. L'elfo
della notte cadde in avanti, morto prima che il suo corpo battesse contro il
terreno inzuppato di sangue.
Brox ansimando fece un passo verso il cadavere. Lo spinse leggermente
con il piede, ma il soldato non reag.
Jarod lo raggiunse, tenendosi il braccio come se fosse ferito, ma per il
resto sembrava illeso. Un soldato che li aveva seguiti aiut l'ufficiale.
L'hai ucciso! esclam Jarod. Eccellente! Ben fatto!
Ma i suoi elogi vennero ignorati. L'orco si gir e osserv cosa stesse ac-
cadendo vicino a Lord Ravencrest. Alcuni seguaci del nobile lo sosteneva-
no in alto, sopra il tumulto, per portarlo lontano dalla battaglia. Ravencrest
aveva gli occhi chiusi e sembrava stesse dormendo, ma Brox sapeva che
non era cos. La mandibola del nobile elfo della notte pendeva inerte e un
braccio, sfuggito al controllo delle truppe fedeli, dondolava mollemente, in
un modo che l'anziano combattente riconosceva fin troppo bene.
Brox aveva fallito. Il signore della Fortezza di Black Rook era morto.
L'esercito non aveva pi un capo.
La figura dotata di zoccoli pieg la testa con fare divertito. Non hai
nessuna brama per le sorprese, Malfurion Stormrage? O forse sono diven-
tato talmente diverso che la tua piccola mente non riesce a capire bene chi
ero un tempo? La creatura si esib nell'imitazione di un inchino. Permet-
timi di ripresentarmi! Sono Lord Xavius di Zin-Azshari, un tempo al servi-
zio di sua maest... e un tempo in vita.
Io... vi ho visto morire! proruppe aspramente il druido. Fatto a pez-
zi...
Mi hai ucciso, intendi dire! precis Xavius e il buonumore per un at-
timo svan dal suo volto. Hai disperso le mie ceneri nel cielo!
La creatura fece un passo avanti verso il druido, che era esattamente ci
che Malfurion aveva sperato. Quell'obbrobrio, che un tempo era stato il
consigliere di Aszhara, pi si allontanava da Tyrande, meglio era.
Malfurion ricordava vagamente dal mito la creatura di cui l'elfo della
notte morto aveva adesso la forma. I satiri, come venivano denominati, e-
rano demoni magici dalla malizia astuta e letale.
Mi hai ucciso prosegu Xavius, sbirciando ancora una volta minaccio-
samente l'elfo e mi hai condannato a un destino terribile! Avevo offeso il
sublime, immenso Sargeras... e com'era suo diritto, in quanto dio, mi ha
punito con severit estrema...
Avendo assistito agli orrori perpetrati dalla Legione Infuocata, Malfu-
rion poteva ben immaginare che la punizione di Lord Xavius fosse stata
severa. La piet era un concetto del tutto sconosciuto ai demoni.
Gli occhi mostruosi si infiammarono, mentre il satiro continu: Non
avevo pi la bocca, eppure urlavo. Non avevo pi un corpo, eppure prova-
vo un dolore inimmaginabile. Tuttavia non serbavo rancore per il mio si-
gnore e padrone, poich aveva fatto solo ci che andava fatto. A dispetto
di quanto diceva, la figura cornuta rabbrivid per un attimo. No, perfino
mentre pativo quel cimento, riuscii a tenere a mente una cosa: ricordavo
senza sosta chi era stato a causarmi quel dolore.
Sono morti a centinaia per causa vostra ribatt il druido, cercando di
attirare il satiro ancor pi presso di s. Se intendeva tentare un incantesimo
contro questo Lord Xavius, ancora pi orrendo di prima, aveva bisogno
che Tyrande fosse a una distanza di sicurezza maggiore. Innocenti massa-
crati.
Gli imperfetti! I contaminati! Il mondo dev'essere purificato per coloro
che venereranno Sargeras!
Sargeras distrugger Kalimdor! La Legione Infuocata distrugger ogni
cosa!
Xavius ghign. S... andr esattamente cos.
La sua improvvisa dichiarazione prese Malfurion alla sprovvista. Ma
avete appena detto...
Quel che agli stolti piace sentire! Ci che coloro come il Capitano Va-
ro'then o gli Eletti credono... ci che io un tempo credevo! Sargeras rende-
r il mondo puro per i suoi fedeli... e poi lo distrugger per il crimine di
avere la vita. Vedi com' semplice?
Sanguinario, folle, vorreste dire!
Il satiro alz le spalle. Dipende dai punti di vista...
Malfurion aveva udito abbastanza. Infil la mano in una delle sue borse.
Senza preavviso, braccia robuste avvolsero le sue, tenendolo stretto. Il
druido si dibatt, ma i suoi avversari erano troppo potenti.
Gli altri satiri lo trascinarono da Xavius. La creatura al comando rise an-
cor pi lascivamente e i suoi occhi terribili schernirono l'elfo.
Quando Sargeras mi ha ricondotto su questo piano mortale, lo fece af-
finch gli portassi colui che aveva distrutto il primo portale, ritardando
dunque la sua venuta.
Malfurion non disse nulla, ma continu a combattere contro i due satiri
che lo trattenevano.
Xavius si chin e il suo fiato travolse il volto dell'elfo con ondate di feto-
re insopportabile. Ma ha lasciato a me il compito di trovare il modo con
cui riportarti da lui per la degna punizione. Cos mi son detto: sarebbe suf-
ficiente consegnarti nelle mani del Grande Abissale? Xavius ridacchi.
"No!" mi sono risposto. Il mio signore Sargeras vuole che Malfurion
Stormrage soffra il pi possibile, ed  mio gradito compito fare in modo
che ci avvenga...
Con orrore di Malfurion, la grottesca figura si volt verso Tyrande, il cui
sonno sembrava stranamente profondo. Il satiro si pieg in basso, avvici-
nando le labbra a quelle di lei.
State lontano da lei! rugg il druido.
Xavius volt la testa abbastanza da poter guardare Malfurion. S, mi
son detto. Deve soffrire... ma come? Un giovane maschio risoluto, dispo-
sto senza dubbio a sacrificare se stesso... ma gli altri? Coloro che gli sono
pi cari?
Con una mano artigliata, il satiro accarezz le chiome della sacerdotessa.
Malfurion si sforz per raggiungerlo, con l'intento di strangolarlo. Non a-
veva mai odiato nessun un'altra creatura, eccettuati i demoni, ma in quel
momento il druido avrebbe volentieri stritolato con le sue mani la gola
dell'ex consigliere.
La sua rabbia suscit nel satiro soltanto divertimento. Ancora chino su
Tyrande, Xavius aggiunse: Ho scoperto presto che Malfurion Stormrage
aveva due creature a lui care. Uno era come un fratello per lui - un attimo!
- era un fratello, un gemello! Inseparabili da ragazzi, adesso li avevano di-
visi interessi e desideri. Ma, naturalmente, Illidan era ancora amato dal suo
caro gemello, Malfurion... anche se Illidan cominciava a nutrire invidia per
l'elfo a cui costei guardava con benevolenza....
Avete me! Loro lasciateli in pace!
E che ne sarebbe allora della tua punizione? chiese Xavius risollevan-
dosi. Il suo sguardo divenne crudele. Dove sarebbe dunque la mia vendet-
ta? Quale maggiore dolore, quando perderai non uno di loro, ma entram-
bi? Rise. Hai gi perso tuo fratello, anche se lui non lo sa ancora, Malfu-
rion Stormrage! Questa deliziosa creatura, invece,  stata pi difficile da
scovare. Ti ringrazio per averci aiutato a condurla da noi...
Mentre i satiri che gli bloccavano le braccia ridevano con il loro padro-
ne,. Malfurion maled se stesso per aver chiesto a Tyrande di aiutare lui e
Krasus. Cos facendo, l'aveva consegnata a quei mostri.
No! Per Elune! Non ve lo permetter!
Elune... Xavius pronunci quel nome con disprezzo. Esiste un unico
dio... e il suo nome  Sargeras.
Schiocc le dita e gli altri satiri spinsero il druido in ginocchio. Xavius
cammin di nuovo verso di lui, sbatacchiando gli zoccoli. Ogni passo e-
cheggiava nella testa di Malfurion.
Poi, una voce all'improvviso solc la nebbia dei suoi pensieri, una voce
tanto simile eppure cos diversa dalla sua. "Fratello?"
Illidan? gli scapp inavvertitamente, prima di riuscire a trattenersi.
S rispose Xavius, interpretando la domanda come il bisogno dispera-
to del suo prigioniero di avere ulteriori spiegazioni su ci che il satiro ave-
va fatto al gemello.  stato piuttosto semplice. La ama tanto quanto te,
Malfurion Stormrage... e non riesce ad accettare che lei abbia scelto te al
posto suo...
"Illidan ama Tyrande?" Il druido era consapevole che il fratello nutrisse
forti sentimenti per l'elfa, ma non in maniera cos forte. "Ma lei ama...
me?"
Ricord troppo tardi che il fratello in quel momento era in grado di per-
cepire i suoi pensieri. La rabbia e la vergogna di Illidan per quella rivela-
zione d'un tratto avvolsero Malfurion. Oscill all'indietro per la forza delle
emozioni del fratello.
Ancora una volta, Xavius interpret male quel che stava accadendo. Ne
sei sorpreso? Come dev'essere meraviglioso venire a scoprire che hai otte-
nuto il suo amore, e quanto terribile sapere che per questo lei soffrir come
nessuno, eccetto te!
"Illidan!" Malfurion grid al fratello. "Illidan! Tyrande  in pericolo!"
Ma invece di preoccupazione, Malfurion avvert nel fratello soltanto di-
sprezzo. "Non chieder forse aiuto a te, fratello, il potente, magnifico pa-
drone della natura? Quale aiuto potrebbe desiderare da un maledetto buf-
fone, un disadattato condannato dal colore dei suoi occhi a nutrire falsi so-
gni, false speranze?"
"Illidan! Verr torturata! Patir una morte orribile!"
Da Illidan ricevette soltanto silenzio. L'incantatore sembrava essersi riti-
rato. Il contatto era ancora presente, ma sempre pi fievolmente.
"Illidan!"
Malfurion venne turbato nella sua conversazione interiore dal volto di
Xavius, che riemp la vista del druido. Sembr che lo sguardo del satiro
potesse perforare gli occhi di Malfurion, come se si stesse domandando
cosa stesse succedendo nella mente del druido.
 questo quel che mi ha condannato alla sofferenza oltre la morte? si-
bil il satiro. Se tu sei la mia nemesi, allora comprendo ancor di pi che
meritavo tutto quel che il Grande Abissale mi ha fatto...
Schiocc le dita e, a destra di Malfurion, arrivarono altre sei creature ri-
pugnanti. Xavius indic il corpo disteso di Tyrande e, al contempo, guard
in direzione della battaglia. Presto giungeranno qui. Andiamocene prima
che la situazione diventi... ingestibile.
Xavius torn da Tyrande mentre tre satiri, che chiaramente un tempo e-
rano stati Eletti, tennero le mani in alto e incominciarono a lanciare un in-
cantesimo. Malfurion riconobbe immediatamente ci che stavano prepa-
rando. Le creature non potevano sperare di fuggire in altro modo, se non
attraverso un portale. Avendone creato uno che si estendeva oltre il tempo
e lo spazio, avrebbero di certo potuto concepirne uno per spostarsi a Zin-
Azshari.
E, una volta l, ogni speranza per Malfurion o Tyrande sarebbe svanita.
"Illidan!" Eppure, nonostante l'urgenza che cerc di trasmettere, il drui-
do non percep alcuna risposta dal gemello. Era solo.
I suoni rauchi della battaglia avanzarono lentamente verso di lui. Nell'a-
ria vuota fra i tre satiri intenti a creare l'incantesimo, si materializz un
punto oscuro.
Xavius allung una mano verso Tyrande, con un ghigno pi malizioso e
grande che mai. Godr della compagnia del Grande Abissale Xavius an-
nunci beffardamente prima di morire...
Il portale si dilat in altezza e in larghezza, abbastanza da permettere alle
creature demoniache e ai loro prigionieri di attraversarlo. Xavius sollev la
sacerdotessa come se non pesasse nulla per lui...
E all'improvviso un dardo piumato penetr nella spalla del satiro.
Capitolo ventitr
Illidan venne travolto da oscuri pensieri. Aveva fatto come Rhonin gli
aveva chiesto e aveva cercato il fratello, solo per ottenere ancora una con-
ferma dei propri fallimenti e inadeguatezze. Poco importava che il fratello
e l'elfa, amata da entrambi, fossero rimasti intrappolati in qualche pericolo-
sissima situazione. Contava solo che Malfurion gli aveva sbattuto in faccia
il suo essere entrato nelle grazie di Tyrande, senza nemmeno realizzare che
non c'era mai stata una contesa. Il suo inoffensivo fratello si era imbattuto
per caso nel premio pi grande di tutti, mentre Illidan, che aveva lottato
per lei, non aveva nulla da mostrare dei suoi sforzi, solo un cuore vuoto.
Una piccola parte di lui rimproverava lo stregone affinch tralasciasse il
risentimento e li aiutasse. Come minimo, avrebbe dovuto fare qualcosa per
Tyrande. Era finita nelle grinfie di una forza oscura al servizio della Le-
gione Infuocata.
La Legione Infuocata. A volte Illidan si chiedeva quanto se la sarebbe
passata meglio se fosse stato al servizio della Regina Azshara e degli Elet-
ti. Adesso sembravano destinati a raccogliere i benefici dell'alleanza con i
demoni. Krasus e Rhonin sostenevano che la Legione avrebbe distrutto
ogni forma di vita, inclusi i sudditi della regina, ma sicuramente non dove-
va essere la verit. Perch, altrimenti, la Regina Azshara si sarebbe unita a
loro? Gli Eletti non dovevano fare altro che chiudere il portale e la minac-
cia sarebbe scomparsa. Se lo tenevano aperto, era perch di sicuro sapeva-
no quel che facevano.
Illidan ringhi. La testa gli pulsava per i pensieri contraddittori e le idee
che fino a pochi giorni prima lo avrebbero disgustato. Guard da una parte,
dove Rhonin comandava le Guardie della Luna nei loro sforzi. L'umano
non sembrava affatto il tipo da rinunciare a una simile posizione, una volta
ottenuta. Adesso, oltre a suo fratello, anche Rhonin e Lord Ravencrest l'a-
vevano tradito...
"Illidan!" giunse nuovamente la voce di Malfurion, questa volta pi di-
sperato.
Ma il mago chiuse la sua mente a quel grido.
Tyrande scivol dalla presa del satiro, ma atterr sana e salva a terra. Si
mosse appena, e ci convinse ulteriormente Malfurion che la sacerdotessa
fosse stata a un certo punto colpita da un incantesimo di Xavius.
L'ex consigliere della regina si strinse la spalla, nel punto in cui era pe-
netrata la freccia. La ferita perdeva sangue, ma Xavius era pi incollerito
che sofferente. Cerc di estrarre il dardo, ma non appena si rese conto che
non usciva, ne spezz l'estremit in segno di frustrazione.
Non appena gli altri satiri si accorsero dell'attacco, uno di quelli che te-
neva stretto Malfurion trem e poi cadde in avanti. Una freccia identica al-
la prima lo aveva colpito tra le scapole.
Il druido utilizz la mano che si era liberata per frugare in una delle bor-
se e ne gett il contenuto sulla faccia dell'altra guardia. Con un grido, il sa-
tiro si afferr gli occhi, dove una delle erbe, che Malfurion aveva raccolto
sotto la guida di Cenarius, aveva bruciato la carne. Il satiro inciamp da un
lato, disinteressandosi del tutto del prigioniero.
Malfurion non si guard indietro, per cercare il suo soccorritore, invece
estrasse un pugnale e sgozz la creatura accecata. Mentre il satiro stramaz-
zava, il druido utilizz il vento per dirigere la lama che aveva lanciato con-
tro Xavius.
Sebbene ferito, colui che era stato un Eletto la scans con facilit. Spo-
stando brevemente lo sguardo sul punto in cui gli altri tre satiri cercavano
di rafforzare il portale, Xavius sorrise lascivamente e afferr di nuovo
Tyrande.
Un terzo dardo affond nel terreno a pochi centimetri dai suoi zoccoli.
Con occhi fiammeggianti, Xavius fece un cenno ai satiri non impegnati
nell'incantesimo.
Due attaccarono Malfurion, l'altro si dedic allo sconosciuto arciere. Il
druido rovist ancora nelle borse, poi scaravent un piccolo seme addosso
a una delle creature che si stavano avvicinando.
Il satiro indietreggi, lasciando che il seme gli rotolasse davanti. Tutta-
via, mentre il suo volto si stava deformando in un ghigno, il guscio del se-
me si apr crepitando e uno scoppio di quella che sembrava polvere bianca
lo inghiott. Il satiro prese a contorcersi e a starnutire cos impetuosamente
da crollare in ginocchio. Ciononostante, la sua sofferenza non si attenu.
Malfurion tir un altro seme contro il secondo satiro, ma il lancio fu
troppo largo. L'obbrobrio gli balz addosso, i suoi artigli gli afferrarono il
collo. Dietro il suo assalitore, Malfurion scorse Xavius che tentava di sol-
levare Tyrande, ma la ferita evidentemente si faceva sentire. Il satiro fu co-
stretto da ultimo a utilizzare il braccio sano per iniziare a trascinarla verso
il portale.
Temendo che Xavius, bench svantaggiato, riuscisse nel suo l'intento,
l'elfo della notte setacci in fretta la mente per individuare qualche incan-
tesimo adatto a rimuovere la minaccia pi imminente. Il satiro lo schern,
mentre con le unghie graffiava la pelle sotto il mento di Malfurion. Dalla
creatura cornuta proruppero parole e Malfurion sent un calore spaventoso
diffondersi sul collo, come se un collare soffocante si fosse formato l.
In quel momento, la battaglia dilag sulla collina.
Elfi e demoni lottavano avvinghiati; salirono sull'altura, sparpagliandosi
in tutta l'area. I soldati costretti a indietreggiare si scontrarono con Xavius
e il suo fardello. Il satiro ringhi e, unicamente con le unghie, decapit alle
spalle uno sfortunato combattente.
Ma perfino Xavius non era in grado di fermare una simile marea da solo.
Il caos travolse ogni cosa. I satiri che stavano aprendo il portale lottarono
per mantenerlo in vita.
Quanto a Malfurion, non respirava quasi pi. Il satiro sogghignante sol-
lev una mano artigliata con l'evidente intenzione di squarciargli il torace.
Malfurion, armeggiando nella borsa, afferr il primo oggetto che gli capit
sotto mano e lo scagli nelle fauci dell'avversario.
Spalancando gli occhi, sempre pi terrorizzato, il satiro arretr. Non ap-
pena lo fece, la sensazione di strangolamento abbandon l'elfo della notte.
Il satiro incespic all'indietro e i suoi occhi continuarono a gonfiarsi. Mal-
furion sent un calore insopportabile che proveniva dalla creatura demo-
niaca.
Il satiro si incendi; le fiamme lo inghiottirono velocemente e con la
massima velocit. Url mentre il suo corpo si carbonizzava e il fuoco gli
divorava la carne.
Il druido, boccheggiando, si copr il naso e la bocca. Durante il loro ul-
timo incontro, Cenarius gli aveva mostrato come sfruttare il calore conte-
nuto nei semi e nei frutti di alcune piante, esaltandolo all'inverosimile. E-
videntemente Malfurion aveva lanciato nella gola del satiro uno di quei
semi che aveva preparato.
Pochi secondi dopo aver trangugiato il seme, la creatura stramazz. Di
lei rimanevano soltanto ossa annerite. Malfurion non aveva mai ricono-
sciuto veramente il valore di alcuni insegnamenti del suo shan'do, ma in
quel momento vide la potenza di tutto ci che Cenarius gli aveva esposto.
Senza dubbio, sembrava non esserci alcuna forza altrettanto formidabile di
quella della natura.
Guardando oltre il satiro morto, Malfurion localizz nuovamente Xa-
vius. Uno dei satiri era andato in soccorso del capo e adesso i due portava-
no insieme Tyrande. Tuttavia, quando Xavius guard indietro e vide il
druido precipitarsi verso di lui, lasci l'intero sforzo al servitore e si gir
per affrontare l'elfo.
Il satiro sbatt con violenza uno zoccolo sul terreno e la vibrazione fece
ruzzolare Malfurion e parecchi combattenti. Si apr un crepaccio, che saet-
t velocemente verso il druido. Malfurion ebbe a malapena il tempo di ro-
tolare lontano, prima che il crepaccio lo ingoiasse.
Sgombrato il campo fino all'avversario, Xavius si avvicin. La sua risata
belante, dal tono cos mostruoso, turb l'elfo della notte nel profondo.
Per essere ancora un eroe, dovresti compiere qualcosa di giusto lo de-
rise la raccapricciante figura. Non dovresti strisciare nel fango, aspettan-
do ansimando la morte.
Malfurion affond la mano nella borsa, ma Xavius ag per primo. De-
scrisse un ampio movimento con gli artigli e tutto ci che era alla cintola
del druido vol via.
Ora basta con queste cose, se non ti dispiace. Xavius sembr diventa-
re pi alto, mentre si avvicinava, e il suo aspetto si faceva sempre pi ani-
malesco. Il grande Sargeras ti desidera vivo, ma su questo particolare
credo che oser disobbedirgli. Trover di che soddisfarsi con tuo fratello e
con l'elfa...
Cenarius aveva insegnato a Malfurion ad amare tutte le forme di vita, ma
il druido prov allora soltanto repulsione. Si avvent su Xavius, avvin-
ghiandolo e cercando di buttarlo a terra.
Con la mano illesa, Xavius riusc facilmente ad afferrare l'avversario per
la gola. Lasci penzolare Malfurion al di sopra di s e parve particolarmen-
te divertito dai vani tentativi dell'elfo di ghermirlo. Forse lascer soltanto
una parvenza di vita in te, Malfurion Stormrage... lo sbeffeggi. Am-
messo che io sia in grado di frenare la mia brama di vendetta.
La visione di Tyrande e Illidan fra le grinfie della Legione Infuocata
spinse Malfurion a lottare ancor pi strenuamente. Scalci pi forte che
poteva.
Colp con il tallone la spalla ferita di Xavius, conficcando il dardo spez-
zato ancor pi a fondo.
Questa volta, il capo dei satiri ulul. La sua mano si apr e l'elfo cadde a
terra. Malfurion rotol su un fianco, poi riusc a rimettersi in piedi.
Avete tradito la fiducia di troppe creature spieg il druido a Xavius.
Avete procurato del male a troppe creature, nobile consigliere. Non per-
metter che arrechiate ulteriori sofferenze a qualcuno. Sapeva quel che
doveva fare. Da questo momento in poi, da voi scaturir unicamente la vi-
ta, non la morte.
Le orbite nere e cremisi di Xavius si infiammarono. Il suo sorriso espri-
meva soltanto malvagit. Una forza oscura irrompeva dalla sua figura...
Ma il druido anticip l'attacco: il dardo di legno gli aveva fatto venire
un'idea.
L'arma spezzata all'improvviso si ripar, poi spuntarono le radici. Qual-
siasi incantesimo Xavius avesse in mente, era stato bloccato dal suo tenta-
tivo di rimuovere la freccia dalla propria spalla. Tuttavia, l'incantesimo di
Malfurion aveva prodotto un effetto ben maggiore rispetto a mantenere la
freccia semplicemente conficcata. Le radici presero ad attecchire anche
all'interno della ferita e il legno si nutr dei fluidi vitali del satiro.
Il corpo di Xavius si gonfi come quello di un pesce morto. Grid furen-
te, non per il dolore, e la mano fiammeggiante tocc il legno che cresceva,
cercando di bruciarlo per liberarsene. Per il satiro pot soltanto continuare
a gridare: le radici erano ormai talmente attorcigliate al suo organismo, che
qualsiasi cosa esse sentivano, lo sentiva anche lui.
L'Eletto di un tempo fiss allora il suo corpo e vide gli artigli delle mani
farsi nodosi, trasformandosi in rametti dalle foglie appena germogliate. Le
corna del satiro si svilupparono, crescendo in robusti rami altissimi e fron-
dosi. Xavius non stava diventando un albero, piuttosto il suo corpo stava
fornendo alla creazione di Malfurion il nutrimento e la materia prima per
poter esistere.
Non finir cos fra noi, Malfurion Stormrage! Xavius riusc a gridare.
Non... finisce... qui!
Ma il druido rifiut di farsi impressionare. Doveva completare l'incante-
simo, nonostante la forte volont del satiro di contrastarlo e la frenesia del-
la battaglia l attorno.
E invece finir, eccome sussurr pi a se stesso che a Lord Xavius.
Deve finire.
Con un ultimo latrato bestiale, ogni traccia del satiro svan, mentre l'al-
bero che il druido aveva creato dalla freccia di legno fior completamente.
La pelle di Xavius si riemp di venature, poi divenne dura corteccia. La
bocca, che ancora mugghiava, si tramut in un nodo del legno. Coloro che
combattevano nei pressi si dispersero, quando le radici affiorate sotto i
suoi zoccoli affondarono nel terreno, immobilizzando il satiro.
E in mezzo a tanta morte e devastazione, un'enorme quercia dall'aspetto
superbo distese sul pendio una coltre di foglie verdi, rigogliose: il trionfo
della vita sulla derisione della vita stessa.
Con un sospiro, Malfurion cadde in ginocchio. Avrebbe voluto restare in
piedi, ma le gambe non glielo concessero. Aveva sottratto a se stesso tan-
tissima energia, per costringere il suo incantesimo a vincere la potente vo-
lont di Xavius. Nonostante l'imperversare della battaglia, Malfurion in
quel momento avrebbe voluto unicamente rannicchiarsi sotto l'albero e
dormire per sempre.
Poi il volto di Tyrande gli riemp la mente.
Tyrande! Lottando contro l'impressione di avere mille catene di ferro
attorno al corpo, Malfurion si rialz. Dapprima l'elfo della notte non vide
altro che demoni e soldati, ma poi avvist i tre incantatori satiri. A pochi
metri di distanza da loro, un quarto stava trasportando Tyrande verso lo
sciagurato portale.
No! Il druido interpell il vento perch lo aiutasse e un turbine vortic
attorno al satiro solitario, colpendolo forte mentre cercava di fuggire. An-
cora troppo esausto, Malfurion lott per raggiungere la sacerdotessa e il
suo rapitore.
Poi, un'ennesima freccia centr il satiro in pieno petto. La creatura vacil-
l per un attimo, infine cadde verso i suoi compagni. Tyrande scivol via
dalla presa, ma il vento, memore dei desideri del druido, la fece adagiare
delicatamente sul terreno.
Ringraziando ancora sia il vento sia il suo invisibile compagno, Malfu-
rion concentr le forze per un'ultima corsa. Si trascin a fatica in direzione
di Tyrande; ogni passo era una battaglia, ma di quelle la cui ricompensa
per il successo sprona a continuare.
Stava per avvicinarsi all'elfa, quando uno dei tre satiri si stacc dagli al-
tri. Il portale vibr, diventando instabile.
La figura munita di zoccoli raccolse Tyrande.
L'elfo della notte si lasci sfuggire un urlo muto, poi tent un affondo,
ma risult troppo corto. Qualcosa fischi oltre la. testa del satiro, inciden-
dogli l'orecchio e facendo gocciolare il sangue sulla spalla. Nonostante la
ferita, la creatura mostruosa tenne stretta la preda e balz nel portale...
Lui e Tyrande scomparirono.
Gli ultimi due satiri lo seguirono, mentre il portale si apprestava al crollo
finale. Quando il terzo satiro svan nel passaggio, la falla nera si dissolse,
come non fosse mai esistita.
E nel far ci, spazz via ogni speranza di Malfurion di salvare Tyrande.
Era troppo. L'elfo si accasci nel punto in cui si trovava, dimentico della
terribile battaglia che lo accerchiava. Aveva sconfitto Xavius un'altra vol-
ta, assicurandosi che colui il quale aveva promosso la venuta della Legione
Infuocata non fornisse pi il suo iniquo aiuto a cause cos abiette... ma
questo non aveva pi alcuna importanza. Tyrande era sparita. Peggio, era
prigioniera dei demoni.
Lacrime sgorgarono a fiotti sulle gote dell'elfo. Il cielo si oscur minac-
ciosamente, ma il druido non vi bad. L'unica cosa che contava per lui era
che aveva fallito.
Aveva fallito.
Dal cielo presero a scendere goccioline, che si unirono al suo pianto.
Cominciarono a piovere con una velocit sempre maggiore. Stranamente,
Malfurion rimase l'unico immune all'improvvisa tempesta. I fulmini saetta-
rono e i tuoni rimbombarono, rispecchiando il suo stato d'animo angoscia-
to e sempre pi fosco. Nulla aveva pi importanza, senza Tyrande. L'aveva
capito ormai... per quanto misera fosse quella consolazione.
Il vento ulul, piangendo la perdita subita da Malfurion. Il nuovo albero
che svettava in cima alla collina si agit e oscill, mentre correnti violente
come uragani sfasciavano ogni cosa, risparmiando soltanto l'elfo dispera-
to...
Infine, una voce riusc a far breccia nel suo sgomento. Inizialmente si
present come un'irritazione nel profondo della sua mente, poi come un
suono che riecheggiava nelle sue orecchie. Malfurion le copr con le mani,
cercando di zittire quel suono per tornare all'oscurit che avvolgeva i suoi
pensieri. Ma la voce non voleva lasciarsi scacciare e si fece pi insistente
ogni volta che ripteva il suo nome.
"Malfurion! Malfurion! Devi liberarti da questo stato d'animo! Sbrigati,
o sommergerai tutto e tutti!"
Riconobbe quella voce e, sebbene gran parte di s preferisse ignorare
quell'intromissione, si rinsav almeno un poco. Il tono di esortazione della
voce costrinse il druido se non altro a non guardare dentro di s, ma all'e-
sterno.
Malfurion si ritrov in mezzo a un disastro naturale ormai incombente.
La pioggia sferzava a una tale velocit che nulla ormai poteva fermarla.
Stranamente, oltre a lui, soltanto il nuovo albero sembrava in qualche mo-
do immune alla furiosa tempesta.
Cosa...? sbott Malfurion. Ma, aveva appena parlato, quando la bufera
all'improvviso travolse anche lui. Capitombol sul suolo fangoso, come
colpito ripetutamente e senza sosta dal diluvio catastrofico.
Poi, nonostante la pioggia incessante e le urla del vento, una forma im-
ponente si stagli sopra di lui. L'elfo alz lo sguardo e vide un gigante ala-
to scendere in picchiata. Si ricord della semidea Aviana e si chiese se fos-
se lei sotto forma di morte. Ma il druido non era una sua creatura e dubita-
va che la divinit avrebbe fatto un'eccezione solo per lui.
Una voce tonante identific la figura mastodontica. Elfo della notte!
Rimani esattamente dove sei!  difficile concentrare l'attenzione in mezzo
a tale trambusto, e non intendo schiacciarti per disgrazia!
Korialstrasz lo afferr con una zampa gigantesca e lo sollev in aria. Il
drago lott valorosamente contro la tempesta, ma era palese che ogni cen-
timetro che saliva gli costava un tremendo sforzo. L'elfo della notte perce-
p come il drago non fosse nel pieno delle sue forze. In verit, era sorpreso
del fatto che Korialstrasz fosse riuscito a sopravvivere allo scontro con
Neltharion.
Mentre salivano, Malfurion individu parte del paesaggio in basso. En-
trambi gli eserciti erano in fuga, e i demoni erano diretti indietro lungo il
terreno distrutto da Neltharion. Gli elfi si affrettavano nella direzione op-
posta. Entrambe le parti lottavano contro un nuovo, mortale nemico: la
pioggia, che creava zone franose e sentieri traditori. Un'alta collina croll,
riversandosi su un gruppo di Guardie Ferali. Una pantera della notte scivo-
l da un crinale mentre i suoi artigli affondarono inutilmente nel terreno
morbido e bagnato. Il felino e il suo cavaliere inciamparono, andando in-
contro alla morte.
Nel bel mezzo della carneficina, Malfurion individu una piccola figura
che cercava di raggiungere la stessa collina dalla quale lui era stato messo
in salvo. Il fango si rivers sulla giovane elfa, quasi seppellendola del tut-
to. Pi in alto, un'ampia porzione della collina era sul punto di crollare,
causando senza dubbio la sua fine.
La giovane teneva ancora in mano un arco.
Aspetta! Guarda l! Malfurion grid a Korialstrasz. Andiamo ad aiu-
tarla!
Senza esitazione, il drago rosso devi verso il basso, dirigendosi verso la
giovane elfa ferita. Costei era talmente presa dalla sua lotta disperata, che
non not il colosso, finch gli artigli di Korialstrasz non la avvolsero. L'el-
fa url mentre il drago la sollevava dal fango mortale e la trasportava in a-
ria.
Non voglio farti del male! rugg Korialstrasz. La giovane elfa senza
dubbio non gli credette, ma si acquiet. Solamente quando vide Malfurion
stretto nell'altra zampa del colosso, l'elfa infine si decise a parlare.
Madre Tyrande! Dove...?
Il druido scosse la testa. L'espressione sul volto dell'elfa si fece mortifi-
cata e si chin in avanti, piangendo. Ciononostante, la giovane continuava
a tenere il suo arco ben stretto fra le mani.
Riportata l'attenzione sulla tempesta, Malfurion si rese conto che non
poteva trattarsi di un fenomeno naturale. Era apparsa troppo all'improvvi-
so. Eppure, non sembrava plausibile che fosse opera della Legione Infuo-
cata, n sembrava frutto degli sforzi della sua gente. Perfino Illidan non
avrebbe permesso che un evento simile crescesse in proporzioni cos peri-
colose.
Malfurion scrut verso l'alto, pensando che il drago nero fosse tornato.
Tuttavia, non v'era traccia di Neltharion n del suo temibile disco. Cosa,
dunque, rappresentava la causa di quella tempesta catastrofica?
Accenn la domanda al drago rosso, ma non fu Korialstrasz a risponder-
gli. Piuttosto, una figura che si teneva stretta al collo del colosso cremisi e
in qualche modo protetta dagli elementi grazie a un riverbero dorato e vi-
brante, disse, Sei tu, Malfurion! Sei tu che hai riversato questa terribile
disgrazia su di noi!
Il druido sollev lo sguardo verso Krasus, che aveva visto l'ultima volta
portato via da una cavalcatura spaventata. Il mago non sembrava in affatto
in buone condizioni, e la ferita che aveva sulla testa era ancora fresca, ma
sembrava determinato come sempre a prender parte a tutti gli avvenimenti.
Eppure, le sue parole sembrarono confuse al druido. Cosa intendete di-
re?
La nascita di questa tempesta  il risultato del tuo dolore, druido! Ri-
flette la tua disperazione! Devi porre fine al tuo tormento e alla tua man-
canza di speranza se vuoi garantire la nostra sopravvivenza!
Siete pazzo!
Eppure, mentre diceva quelle parole, Malfurion riusc a percepire una
sorta di familiarit nella tempesta. Allung una mano per toccarla come
Cenarius gli aveva insegnato a toccare tutti gli elementi della natura, e quel
che scopr gli diede il ribrezzo. Non era la tempesta a disgustarlo, quanto
piuttosto quella parte di essa che riconobbe come propria. Era stato lui a
creare quella mostruosit, in qualche modo utilizzando la sua tristezza e lo
sgomento. A sua volta, il risultato aveva travolto non soltanto i demoni,
ma anche i suoi compagni.
"Sono altrettanto terribile dei demoni o del drago nero!" pens il druido.
Krasus doveva aver avvertito parte dei pensieri del suo compagno, poi-
ch disse: Malfurion! Non devi permettere ai tuoi sentimenti di travolgere
il raziocinio! Questa tempesta  stato un evento accidentale! Devi incana-
lare la forza delle tue emozioni per aiutare, non per distruggere!.
Ma per quale motivo, per? Ancora una volta, il druido pens a Tyran-
de, persa e ormai nelle mani del signore della Legione Infuocata. Senza di
lei, non vedeva alcun motivo di continuare a vivere.
E tuttavia, fu proprio il pensiero di Tyrande a schiarire la foschia della
sua mente. Lei non avrebbe certo desiderato quella distruzione. La sacer-
dotessa aveva fatto tutto il possibile per far sopravvivere la sua gente. Mal-
furion non era riuscito a proteggerla; lasciare in vita quella tempesta, a-
vrebbe significato non proteggere neanche il ricordo di lei.
Il druido volse lo sguardo verso la giovane elfa che aveva chiaramente
rischiato la propria vita per salvare la sacerdotessa. Fin troppo giovane per
essere una novizia, aveva tuttavia utilizzato la sua abilit con l'arco per fa-
re tutto il possibile, senza badare n ai satiri n ai demoni.
Nel riflettere su ci e vedendola piangere, Malfurion sent tutte le emo-
zioni che provava per Tyrande gonfiarsi nuovamente. Senza esitazione,
fiss la tempesta, concentr la sua volont sul vento, sulle nuvole... su ogni
elemento della natura che si era unito per creare quel caos.
Il vento cambi direzione. La pioggia ancora cadeva a fiotti, ma sembr
placarsi nei punti in cui gli elfi si erano concentrati e peggiorare in quelli
dove la Legione Infuocata si affannava, sulle terre devastate da Neltharion.
La testa di Malfurion prese a pulsare mentre l'elfo lottava contro le tenden-
ze del clima per farle confluire sui punti dove erano accalcati i demoni.
La pioggia in alto cess. La tempesta si spost in direzione di Zin-
Azshari.
Malfurion si lasci sfuggire un respiro affannoso. Ci era riuscito.
L'elfo croll contro la presa del drago rosso. Dall'alto, Krasus grid:
Ben fatto, druido! Ben fatto!.
Avrebbe dovuto stupirsi di quel che aveva compiuto non una, ma due
volte. Senza dubbio, perfino Cenarius ne sarebbe stato meravigliato. Tut-
tavia, Malfurion non riusc a pensare ad altro che al fatto di non essere riu-
scito a salvare Tyrande.
E ci cambiava completamente l'assetto delle cose.
La tempesta dur tre giorni e tre notti. Con l'implacabilit che il suo cre-
atore le aveva instillato, essa travolse senza sosta la Legione Infuocata. Nel
momento in cui si plac, la spedizione distava ormai soltanto due giorni da
Zin-Azshari.
Sfortunatamente, gli elfi della notte non riuscivano a radunarsi abbastan-
za da seguirli cos lontano. Sull'altro versante della regione vulcanica crea-
ta da Neltharion, i difensori cercarono di riparare le loro falle e raggrup-
parsi. Per molti, la distruzione causata dalla tempesta, l'Essenza dei demo-
ni e tutto il resto impallidivano di fronte alla morte di Lord Kur'talos Ra-
vencrest.
Impossibilitati a donargli un'adeguata cerimonia funebre, i comandanti
elfici fecero quel che era loro possibile. Su richiesta di Lord Stareye, un
carro tirato da sei pantere della notte venne condotto lungo gran parte della
spedizione. A bordo v'era il nobile deceduto, con le braccia conserte e lo
stendardo della sua casata fra le mani. Delle ghirlande di ninfee circonda-
vano il suo corpo. In testa al carro, un contingente di soldati provenienti
dalla Fortezza di Black Rook mantennero il sentiero sgombro. Sul retro, un
altro gruppo si assicur che la folla non cercasse di toccare il corpo, in
modo che non scivolasse sul terreno. Lungo tutto il tragitto, i messaggeri si
lasciarono andare a suonare i corni funebri per allertare coloro che erano
avanti al triste corteo che avanzava.
Quando la cerimonia venne conclusa, il cadavere di Ravencrest venne
sistemato insieme a quelli di coloro che erano periti in precedenza, in un'a-
rea separata da una certa distanza da quella dove risiedevano i vivi. A Mal-
furion capit di chiedere un immenso favore a Korialstrasz, a cui il drago
acconsent prontamente.
Con centinaia di astanti abbastanza vicini da assistere senza correre al-
cun rischio, Korialstrasz liber l'unico fuoco in grado di bruciare la pira
funeraria nonostante l'umidit che permeava ogni cosa.
Mentre i cadaveri di Lord Ravencrest e degli altri si trasformarono in un
incendio, Malfurion cerc un angolo appartato. Tuttavia, una figura non
intendeva lasciarlo solo, cio la giovane elfa che aveva cercato di salvare
Tyrande. Shandris, come defin se stessa, lo tormentava costantemente di
domande su quando sarebbe andato a recuperare la sacerdotessa. Carico di
tristezza, Malfurion non aveva risposte da darle, e infine fu costretto a rag-
giungere le altre sorelle dell'ordine affinch si prendessero cura della gio-
vane, anche solo per evitare di averla fra i piedi.
Lord Stareye, proclamato comandante dai suoi pari, aveva fatto perlu-
strare l'esercito per individuare la presenza di altri eventuali traditori. Due
soldati complici dell'assassino erano stati giustiziati dopo un interrogatorio
senza esiti. Stareye in quel momento ritenne la questione conclusa, e pro-
segu per dedicarsi al prossimo passo dello scontro.
Krasus e Rhonin, accompagnati da Brox e Jarod Shadowsong, cercarono
di convincere il nuovo comandante della spedizione del bisogno di rivol-
gersi ad altre razze per creare una forza congiunta, ma le loro richieste fu-
rono accolte con un'indifferenza ancora pi atroce che in precedenza.
Kur'talos ha stabilito un editto sulla questione e io onorer la sua me-
moria disse il longilineo nobile mentre aspirava la sua polvere bianca.
Ci pose fine alla discussione, ma non alle preoccupazioni dei maghi. La
Legione Infuocata non avrebbe impiegato molto a recuperare le forze, e
Archimonde li avrebbe rispediti rapidamente indietro contro gli elfi della
notte. Non v'era dubbio nella mente di tutti sul fatto che il comandante dei
demoni avrebbe scatenato contro di loro una furia ancor pi terribile di
quella che finora i difensori si erano ritrovati ad affrontare.
E seppure gli elfi della notte fossero riusciti a tenere a bada gli invasori,
ricacciandoli indietro fino all'altezza dei cancelli di Zin-Azshari, nessuno
dei successi riportati avrebbe avuto alcuna rilevanza se il portale rimaneva
aperto e gli Eletti e i demoni riuscivano a rafforzarlo ulteriormente. Un
centinaio di demoni potevano anche perire e gli elfi della notte potevano
mettere a ferro a fuoco il palazzo reale stesso... ma nulla di tutto ci sareb-
be valso a qualcosa se Sarge-ras fosse riuscito a entrare nel loro mondo. Il
signore dei demoni avrebbe spazzato via l'esercito elfico con un semplice
gesto della mano.
Questo particolare, in s, rese chiara la decisione da prendere in Krasus.
Appartatosi insieme agli altri, dichiar quale fosse l'unico passo che a-
vrebbe probabilmente ritardato quel che appariva quasi inevitabile.
Ravencrest aveva torto ribad, sfidando la memoria del defunto e
Stareye  cieco. Senza l'alleanza di tutte le razze, Kalimdor, e il mondo in-
tero, saranno perduti.
Ma Lord Stareye non intende rivolgersi a loro precis Jarod.
Allora dovremo farlo noi al posto suo... Il mago fiss ciascuno dei
suoi compagni. Non potremo fare affidamento sui draghi per il momen-
to... se non per sempre. Korialstrasz  andato a vedere cosa ne  stato di lo-
ro, ma temo che finch Neltharion sar in possesso del disco, non saranno
in grado di far nulla. Dunque, dobbiamo rivolgerci ai nani, ai tauren e ai
furbolgs... e dobbiamo convincerli ad aiutare coloro che disdegnano la loro
assistenza.
Rhonin scosse la testa. Le altre razze potrebbero non trovare alcuna ra-
gione per allearsi con coloro che preferirebbero quasi come la Legione In-
fuocata vederli spazzati via. Stiamo parlando di secoli di inimicizia, Kra-
sus.
La smunta figura assent con aria lugubre, e spost lo sguardo in dire-
zione della capitale invisibile. Se cos staranno le cose, allora, moriremo
tutti. Se per le lame della Legione Infuocata o per il malefico potere
dell'Essenza dei Demoni, moriremo comunque tutti senza alcun dubbio.
Su quel punto nessuno di loro ebbe nulla da controbattere.
Malfurion era l'unico del gruppo a non aver partecipato alla riunione. In
quegli ultimi giorni si era recato a caccia. Il suo intento era partito da un
piano, un piano disperato, e v'era soltanto una creatura che avrebbe consi-
derato abbastanza folle da unirsi a lui nell'intento. Il druido intendeva cer-
care Tyrande, e forse riuscire ancora a liberarla dalle grinfie dei demoni.
Soltanto uno fra i migliaia di soldati della spedizione avrebbe potuto vede-
re la questione allo stesso modo in cui la considerava lui e Malfurion ave-
va impiegato tutto quel tempo per cercare il suo ipotetico compagno in
quell'impresa suicida.
Ma di suo fratello Illidan, non v'era alcuna traccia.
Infine, Malfurion os avvicinarsi alle Guardie della Luna. Fingendo di
essere giunto semplicemente per chiedere un consiglio al fratello sull'a-
vanzata imminente, il druido cerc di ottenere udienza dal pi anziano fra
gli incantatori.
L'elfo ormai stempiato con barba rada sollev lo sguardo non appena vi-
de Malfurion avvicinarsi. Sebbene le Guardie della Luna ancora non si fi-
dassero dei suoi poteri, rispettavano i tremendi risultati dei suoi incantesi-
mi.
Salve, Malfurion Stormrage disse alzandosi la figura avvolta dalla tu-
nica. L'incantatore era seduto su una roccia, leggendo una pergamena che
senza dubbio conteneva alcuni degli arcani saperi delle sue arti magiche.
Perdonatemi, Galar'thus Rivertree. Sto cercando mio fratello, ma non
riesco a trovarlo.
Galar'thus lo scrut con un certo disagio. La notizia non vi  stata co-
municata?
Malfurion sent la tensione montargli dentro. Quale notizia?
Vostro fratello ... scomparso. Si  recato in sella a una pantera della
notte per ispezionare le regioni vulcaniche create dal drago nero... ma non
 mai tornato.
La notizia rese il druido incredulo. Illidan si  spinto fin laggi da solo?
Senza scorta?
L'incantatore chin il capo. Pensate che qualcuno di noi sia in grado di
fermare il vostro gemello, maestro druido?
In effetti, Malfurion non lo credeva possibile. Ditemi ci che sapete.
C' poco da dire. Si  messo in marcia la notte dopo che la tempesta ha
avuto inizio, con la promessa che intendeva ritornare prima del sorgere del
sole. Invece, due ore dopo il sorgere del sole, la pantera della notte torn
senza di lui.
C'erano... in che stato era l'animale?
Galar'thus non riusc a guardarlo in viso. La pantera della notte aveva
un aspetto stravolto... e presentava del sangue sul suo corpo. Abbiamo cer-
cato di metterci in comunicazione con vostro fratello, ma v' ancora molta
magia che pervade questa zona. Lord Stareye ha detto...
Stareye? Malfurion si fece pi contrariato. Ne era al corrente? Perch
nessuno mi ha riferito quanto  accaduto?
Lord Stareye ha detto che non si poteva perdere tempo con qualcuno
che era sicuramente deceduto. Dobbiamo concentrare i nostri sforzi sui vi-
vi. Vostro fratello si  recato fra le rovine di sua scelta. Mi dispiace, Mal-
furion Stormrage, ma questa  stata la decisione del comandante.
Il druido non lo ascoltava pi. Malfurion si volt e scapp via, sconvolto
da quell'ulteriore perdita. Illidan morto! Non poteva essere vero! Per quan-
to fossero diversi, Malfurion nutriva ancora un profondo affetto per suo
fratello. Illidan non poteva essere morto...
Al solo pensiero, un brivido gli corse lungo la schiena. Malfurion si fer-
m, e prese a fissare non tanto qualcosa che era l intorno, quanto piuttosto
qualcosa dentro di s.
Se suo fratello fosse morto lui se ne sarebbe reso conto. Com'era sicuro
di sentire il battito del proprio cuore, Malfurion era certo che se Illidan
fosse morto, lui l'avrebbe saputo. Nonostante le prove che dimostravano il
contrario, Illidan doveva essere vivo.
Vivo... Il druido scrut le terre apparentemente calme attorno a s, cer-
cando di percepire al di l di esse ma senza esito. Se Illidan era l da qual-
che parte... dove si trovava esattamente?
Malfurion ebbe l'orrenda sensazione di saperlo...
Capitolo ventiquattro
Il fetore della citt devastata non disturb affatto il viaggiatore incap-
pucciato e avvolto da un mantello nel procedere lentamente lungo il sentie-
ro dissestato. Il viaggiatore scrut le torri ormai crollate ricavate dal legno
e le dimore distrutte con un lieve interesse analitico. Ai cadaveri gi in via
di decomposizione invece riserv uno sguardo quasi sprezzante.
La sua cavalcatura all'improvviso rugg e sibil. Il viaggiatore immedia-
tamente serr i due tentacoli che teneva stretti in mano, e costrinse cos la
belva ferale a proseguire nonostante la sua riluttanza. Quando il demonio
non obbediva agli ordini ricevuti con sufficiente solerzia, il viaggiatore gli
scatenava contro un'ondata di energia nera che, invece di nutrire la creatura
vampiresca, la riempiva di un dolore indicibile, costringendola ad affrettar-
si.
La figura incappucciata prosegu il viaggio lungo la citt desolata. Sent
diversi occhi che lo scrutavano, ma decise di non reagire. Le sentinelle non
suscitavano in lui alcun interesse: se lo lasciavano in pace, avrebbe fatto
altrettanto con loro.
La titubante cavalcatura, che il viaggiatore aveva catturato due giorni
prima fuori dalla citt, rallent nuovamente non appena giunse a un croce-
via. Questa volta, per, il viaggiatore sapeva che l'animale aveva rallentato
non per via della riluttanza, ma perch sapeva che i suoi compagni si sta-
vano avvicinando.
Non l'avrebbero lasciato in pace. Intendevano tendergli una trappola.
Erano degli sciocchi.
Le tre Guardie Ferali lo attaccarono frontalmente. Con i loro volti brutali
muniti di corna e le armi fiammeggianti, quei colossi rappresentavano uno
spettacolo formidabile da guardare. Ma ormai sapeva che non erano loro a
costituire la vera minaccia.
Dalle rovine giunsero diverse belve ferali che balzarono sulla preda che
credevano distratta dalla presenza delle Guardie Ferali. I loro tentacoli si
allungarono famelici in attesa di cibarsi dell'ingenuo incantatore.
Ma costui annus l'aria, deluso da quell'imboscata. Con un solo e rapido
strappo, lacer un tentacolo dalla sua cavalcatura dopo essersi assicurato
che avrebbe compreso lo sforzo compiuto. Mentre la belva gridava, il mi-
sterioso viaggiatore scagli la protuberanza contro i tre guerrieri.
Il tentacolo insanguinato crebbe di dimensioni mentre volava verso il
trio, e si trasform in un cappio nodoso che blocc tutti e tre i demoni
all'altezza della vita. I guerrieri bestiali inciamparono in avanti e finirono
contro un mucchio di ossa.
Mentre il tentacolo abbandonava la sua mano, il viaggiatore guard una
belva giungere da destra. Il demone all'improvviso url ed esplose in
fiamme. Atterr diversi metri pi in l e l'odore del suo cadavere bruciato
si aggiunse presto al tanfo pungente che permeava l'aria.
Il secondo mostro si scontr con la sua cavalcatura. I tentacoli della bel-
va aderirono contro il fianco e il torace del viaggiatore e la creatura comin-
ci a cibarsi, ma invece di divorare la magia della figura incappucciata, si
ritrov a nutrire la sua preda. Il demone cerc freneticamente di rimuovere
le ventose dal corpo dello sconosciuto, ma costui non glielo permise. La
belva prese a farsi sempre pi piccola e la sua pelle si raggrinz ritirandosi
fino all'altezza delle ossa. La creatura dotata di magia era formata quasi in-
teramente da energia e in quel momento il viaggiatore la assorb nella sua
interezza.
Nell'arco di pochi secondi, l'atto venne compiuto. Con un grido di dolo-
re, la belva ferale ormai ridotta a brandelli croll su un mucchio di carne
lacera. Il viaggiatore rimosse i tentacoli ancora attaccati al suo torace, poi
incit la cavalcatura spaventata a proseguire senza volgere un ulteriore
sguardo n alle belve morte n alle Guardie Ferali che si agitavano a terra.
Percep altre belve avvicinarsi, ma nessun'altra ebbe l'audacia di bloc-
cargli il passaggio. Con il sentiero ormai sgombro, non impieg molto a
giungere a destinazione, presso un alto muro dal quale gli austeri soldati
elfici abbassarono lo sguardo per fissarlo in volto.
Portata la mano all'altezza del viso, il viaggiatore si tolse il cappuccio.
Vengo per offrire i miei servigi alla regina! grid Illidan, non alle
guardie ma piuttosto a coloro che erano barricati dentro il palazzo. Vengo
per offrire i miei servigi alla regina... e al signore della Legione Infuoca-
ta!
Rimase in attesa, con espressione immutata. Dopo quasi un minuto, i
cancelli cominciarono ad aprirsi. Il loro cigolio risuon per tutta Zin-
Azshari, e il suono era quasi identico a quello dei tetri lamenti dei cadaveri
periti in citt.
Non appena i cancelli smisero di muoversi, Illidan avanz con calma.
Poi i cancelli si chiusero rapidamente alle sue spalle.
...
.
...
FINE.